
Persi quasi 100mila negozi dal 2018. Boom dei discount alimentari: le unità locali aumentano del 7,4%, gli addetti del 51,2% e il fatturato del 101,1%
Se nel 2018 in Italia c’erano 666.479 negozi al dettaglio, sette anni dopo ne restano 570.313. Tradotto, vuol dire quasi 100mila insegne in meno: 96mila per l’esattezza. È il numero che riassume il primo Rapporto sul commercio dell’Ufficio Studi Confcommercio, realizzato con il Centro Studi Tagliacarne, presentato oggi a Roma. Ma dietro il calo del 14,4% delle unità locali si nasconde un paradosso: il fatturato complessivo del settore è cresciuto nello stesso periodo del 25,7%, da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
A pagare il prezzo più alto della contrazione sono gli ambulanti, che perdono il 27,3% dei punti vendita, e i piccoli negozi alimentari, in calo del 17,9%. Anche gli esercizi specializzati nel loro complesso arretrano del 14,3%.
Fanno eccezione le farmacie, che crescono del 4,2% grazie a una domanda meno sensibile ai cicli economici e a un’offerta sempre più ampia di prodotti per la cura della persona.
Il vero traino del fatturato arriva dai discount alimentari: le unità locali aumentano del 7,4%, gli addetti del 51,2% e il fatturato più che raddoppia, +101,1%. Una crescita che l’inflazione – l’indice dei prezzi è salito del 19,8% nel periodo – spiega solo in parte, confermando la ricerca di convenienza delle famiglie. Cresce anche l’aggregato e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici: +13,6% le unità locali, +41,9% il fatturato.
Sul fronte occupazionale, il calo dei negozi non si traduce in una perdita equivalente di posti di lavoro: gli addetti scendono solo dell’1,8%. Il numero medio di addetti per negozio sale da 2,9 a 3,3, segno che chi resta sul mercato tende a strutturarsi su scale più grandi. L’aumento è marcato nell’abbigliamento e calzature (+22,4%) e negli articoli culturali e ricreativi (+21,4%), proprio i comparti che chiudono più punti vendita.
Il fatturato per addetto cresce del 27,9%, da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Segnali opposti dagli ipermercati: se il fatturato per addetto aumenta (anche se solo del 4,4%), il fatturato generale cala dell’8,4% e la dimensione media dei punti vendita scende del 13,6%. Un ridimensionamento che il rapporto avvicina a quanto già avvenuto in Francia, dove il formato ha superato la fase di maturità.
Sul piano territoriale – con i dati però fermi al 2023 – il Sud mantiene una densità commerciale superiore al resto del Paese: 12,1 negozi ogni mille abitanti contro 8,8-8,9 di Nord-est e Nord-ovest. Una capillarità legata alle minori opportunità di lavoro dipendente, che spingono verso l’autoimprenditorialità, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. È l’unica macroarea in cui gli addetti crescono sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.
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