Infrastrutture digitali, sette mosse per sbloccare la crescita

Presentato al Mimit un piano per rafforzare data center, reti e capacità di calcolo. Chieste una rete di AI Factory, meno burocrazia e maggiore lungimiranza sugli appalti

L’intelligenza artificiale promette di cambiare fabbriche, uffici e pubblica amministrazione. Ma prima dei modelli, degli algoritmi e delle applicazioni servono cavi, server, data center, potenza elettrica, sicurezza. E l’Italia, avverte Anitec-Assinform, rischia di parlare molto del futuro senza costruirne abbastanza in fretta le fondamenta.

È questo il punto da cui parte il paper “Le infrastrutture digitali come fattore abilitante per l’evoluzione delle tecnologie avanzate” di Anitec-Assinform – la principale associazione di settore delle aziende del digitale (Information and Communication Technology) e dell’elettronica di consumo operanti in Italia – presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il fil rouge è rappresentato dalla richiesta al governo di trattare le infrastrutture digitali come una priorità nazionale. La finestra è importante: nei prossimi tre-cinque anni gli investimenti nei data center sono stimati in 22-25 miliardi di euro. Ma autorizzazioni lente, norme frammentate, costo dell’energia e concentrazione geografica degli hub rischiano di deviare altrove i capitali.

«Investire nelle infrastrutture digitali – commenta Valerio Romano, consigliere di Anitec-Assinform con delega alla Twin Transition – significa non solo abilitare l’innovazione ma anche rafforzare la capacità del sistema Paese di accompagnare la trasformazione digitale, attrarre investimenti e generare valore economico e sociale nel lungo periodo. Per questo servono decisioni rapide, una visione strategica e un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca».

Il documento traduce così l’allarme in sette proposte. La prima riguarda la continuità operativa. Con servizi interconnessi, un guasto, attacchi o emergenze possono propagarsi lungo le filiere. Anitec-Assinform propone quindi un quadro nazionale che individui i servizi digitali critici, coordini istituzioni e operatori e preveda riserve di calcolo e connettività attivabili subito. La resilienza non va improvvisata quando la rete cade.

La seconda mossa passa dagli appalti pubblici. Oggi domina spesso il prezzo. Il paper chiede di pesare anche affidabilità, adattabilità e continuità nel tempo. Spendere meno all’acquisto può significare pagare di più dopo, quando un’infrastruttura non regge un picco, un incidente o l’innovazione.

Il terzo capitolo è quello dell’AI. Nelle Pmi e nei distretti l’accesso al supercalcolo resta diseguale. La proposta è costruire una rete di AI Factory e centri di accesso alle risorse computazionali, collegati agli innovation hub e ai distretti produttivi. Sopra questa trama territoriale dovrebbe sorgere una Gigafactory capace di addestrare modelli fondazionali e sostenere ricerca e applicazioni strategiche. Una piattaforma industriale, non soltanto una grande macchina. Per candidarsi ai programmi europei servono un consorzio pubblico-privato solido, grandi utilizzatori che garantiscano domanda e una regia stabile.

La quarta proposta punta a disboscare le regole. Il paper denuncia sovrapposizioni, adempimenti e “gold plating”, ossia norme italiane più onerose di quelle europee. Chiede tempi autorizzativi certi, procedure armonizzate e meno costi legali e amministrativi. La quinta priorità sono i data center: per attrarre capitali servono energia più competitiva, iter rapidi e un quadro fiscale prevedibile. Ma anche una pianificazione che distribuisca meglio gli impianti, concentrati in pochi territori, e favorisca infrastrutture edge vicine a imprese e utenti.

La sesta proposta riguarda le persone. Tra gennaio 2024 e settembre 2025 sono comparsi su LinkedIn oltre 21mila annunci per profili “Reti e Sistemi”, mentre più del 60% delle aziende fatica a trovare tecnici adeguati. Si chiede quindi di potenziare gli Its Academy, accelerare la filiera 4+2, riconoscere le academy aziendali nella formazione e sostenere upskilling e reskilling con incentivi strutturali. Università e istituti tecnici dovrebbero co-progettare i corsi con le imprese, aprendo le aule a docenti del settore.

L’ultima frontiera è quantistica. Quantum, supercalcolo e comunicazioni sicure non vanno sviluppati come mondi separati. Il paper propone architetture ibride in cui processori quantistici, Cpu e Gpu lavorino insieme, accessibili come servizio, e una regia che metta in rete centri di ricerca, infrastrutture e programmi europei.

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