Abruzzo, Puglia e Sicilia: ecco le mete preferite dei pensionati esteri con la flat tax al 7%

Il 76% dei 933 beneficiari si concentra in quattro regioni. Il gettito cumulato dell’imposta sostitutiva dal 2020 è per ora di 11,8 milioni di euro

In testa l’Abruzzo (221). Poi la Puglia (191), la Sicilia (165) e la Sardegna (136). Sono le quattro regioni che totalizzano oltre il 76% delle preferenze dei pensionati esteri che si spostano in Italia e sfruttano la flat tax del 7 per cento. Le informazioni di dettaglio dei 933 contribuenti che hanno usufruito del regime agevolato nelle dichiarazioni dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024) è stato fornito dalla risposta del ministero dell’Economia, letta dalla sottosegretaria Lucia Albano, al question time in commissione Finanze alla Camera presentato dalla Lega (primo firmatario Giulio Centemero).

Come spiega la stessa risposta, «le entrate derivanti dall’imposta sostitutiva – pari al 7% dei redditi di fonte estera – risultano complessivamente di entità contenuta ma in progressivo aumento, in coerenza con l’ampliamento della platea dei soggetti aderenti». Il numero dei soggetti che hanno esercitato l’opzione per l’imposta sostitutiva «è passato da 61 soggetti nell’anno d’imposta 2019 (anno di introduzione dell’agevolazione) a 933 soggetti nell’anno d’imposta 2024 (ultimo disponibile nelle banca dati delle dichiarazioni)».

Facciamo un passo indietro. L’agevolazione è stata prevista dalla legge di Bilancio 2019 e poi è stata successivamente oggetto di alcune revisione delle aree di destinazione interessate. Più in generale, consiste nella possibilità di applicare una tassa piatta del 7% sui redditi di fonte estera per i pensionati stranieri che si trasferiscono nel territorio delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 30mila abitanti (il nuovo limite è in vigore dal 7 aprile 2026 mentre prima era di 20mila abitanti). Ma non solo, perché possono essere ammessi a beneficiarne anche i pensionati esteri che trasferiscono la residenza in uno dei comuni, sempre con non più di 30mila abitanti, interessati dagli eventi sismici del 6 aprile 2009 (terremoto dell’Aquila) o dagli eventi sismici del 2016 (terremoto del Centro Italia).

I vincoli geografici spiegano le mete di destinazione. Come anticipato, è l’Abruzzo ad aver raccolto le maggiori preferenze con una tendenza che si è manifestata fin dal primo anno di applicazione. Gli altri approdi preferiti sono Puglia, Sicilia e Sardegna. Per il ministero dell’Economia la misura ha manifestato «una capacità di attrazione in linea con le finalità originarie, con un gettito in crescita e un numero di beneficiari progressivamente in aumento» e «il Governo continuerà a monitorarne l’andamento, anche al fine di valutarne eventuali profili di miglioramento in relazione agli obiettivi di sviluppo territoriale e di rafforzamento del sistema della ricerca nel Mezzogiorno».

La risposta riporta anche il gettito cumulato della misura dal 2020 a oggi che è di 11,8 milioni di euro. Il dato per il 2026 (909.575 euro) è però ancora parziale perché è aggiornato al 27 giugno con le deleghe di pagamento fino al 19 giugno. Quindi bisognerà poi fare un punto a bocce ferme, quando i dati di pagamento si saranno pienamente assestati.

La valutazione degli effetti complessivi della misura, sottolinea il Mef, «non può essere limitata al solo gettito diretto derivante dall’imposta sostitutiva, ma deve tener conto anche degli effetti indiretti connessi all’incremento della spesa sul territorio da parte dei soggetti trasferiti, al contributo alla dinamica economica locale e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare e agli effetti sul sistema della ricerca e dell’alta formazione, derivanti dalla destinazione vincolata delle risorse».

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