Ascani: «Evitare uso acritico dell’AI in Parlamento, ne va della fiducia dei cittadini»

Parla la presidente del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione di Montecitorio che ha avviato l’esame delle linee guida sull’intelligenza artificiale

«L’intelligenza artificiale deve essere un supporto, una forma di intelligenza aumentata per migliorare il lavoro all’interno dell’istituzione e il rapporto con i cittadini. Non possiamo farne un uso acritico, è necessario promuovere consapevolezza. La responsabilità ultima è di chi la usa». Ne è convinta Anna Ascani (Pd), vicepresidente della Camera e presidente del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione che il 30 luglio ha avviato l’esame delle linee guida sull’intelligenza artificiale per i deputati e i loro collaboratori.

A cosa puntano?

Mirano proprio a fornire conoscenze, regole e principi ai quali attenersi quando si adoperano queste nuove tecnologie per eliminare le fonti di rischio. Partendo da un nucleo fondamentale: è solo alle persone che spetta decidere come utilizzarle, che tipo di domande fare, come verificare i dati ottenuti. Il documento entrerà ora in una fase di valutazione del Comitato e di consultazione anche con esperti. Una volta concluso l’esame sarà adottato.

Delle quattro regole fondamentali individuate qual è il faro?

Mantenere sempre il controllo umano, la regola dalla quale discendono tutte le altre. L’intelligenza artificiale non deve essere utilizzata come un oracolo, né come un sostituto del giudizio. Il pensiero critico è l’unica chiave per usarla al meglio. Per non diventare “cibo per gli algoritmi”, come sosteneva Papa Francesco, dobbiamo mettere al centro la nostra capacità di discernere. Non farci aggredire dall’innovazione ma governarla a beneficio della collettività. E quindi nel rispetto dei diritti di tutti. Questo vuol dire che il deputato che ne fa uso non deve inserire in piattaforme AI dati personali o documenti riservati. Deve tutelare il diritto d’autore e la proprietà intellettuale facendo opportune verifiche. Rendere trasparente il ricorso all’AI quando necessario. Evitare la diffusione di allucinazioni e distorsioni. E saper rinunciare quando i rischi sono alti.

Quali sono i pericoli da scongiurare?

Il principale è minare il rapporto di fiducia con i cittadini. Pensiamo per esempio a un deputato che utilizzi per il suo lavoro citazioni o precedenti giurisprudenziali inesistenti forniti dall’AI. O che non tenga conto di provvedimenti recenti solo perché l’intelligenza artificiale non fornisce un quadro esaustivo. A rischio c’è la credibilità delle istituzioni democratiche. Le piattaforme AI non sono un jukebox pronto a fornire contenuti impacchettati senza sforzo. Possiamo farne occasione per rendere più snelli i processi, ma dobbiamo saperle usare correttamente.

Quali strumenti operativi saranno messi a disposizione dei deputati?

Oltre alle linee guida, il Comitato metterà a disposizione una piattaforma informativa che sarà aggiornata regolarmente per fornire competenze e conoscenze di volta in volta adeguate. E diffondere una cultura dell’uso responsabile di questi strumenti, senza la quale esponiamo a rischi noi stessi e la nostra democrazia.

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