
Non trova soluzione lo stallo sulle gare per gli Intercity chieste dalla Ue. A rischio da 1 a 3 miliardi di euro
In uno scenario già complicato da preferenze, prestiti Ue sulla difesa e intercettazioni, ci si mette anche il Pnrr a far rischiare il cortocircuito a Governo e maggioranza.
Oggetto del contendere questa volta è la concorrenza nel settore ferroviario, al centro di un capitolo già travagliato dalla meteora del progetto di creare una società per l’acquisto dei treni (la Rosco), abbandonato subito dopo averlo concordato con Bruxelles. Il nodo, intrecciato all’articolo 1 del decreto Pnrr ora all’esame della Camera, riguarda le gare per i servizi Intercity.
L’idea costruita nelle stanze ministeriali e scritta all’articolo 1, comma 1, introduce la possibilità di basare la gara su un lotto unico nazionale, accantonando lo scenario a più lotti definito dalla legge concorrenza sul 2021 (legge 118/2022) del Governo Draghi. L’ipotesi incontra la netta contrarietà della Commissione Ue, che vede in questo meccanismo un ostacolo insormontabile ai potenziali concorrenti di Trenitalia. La richiesta Ue è di articolare le gare in più lotti territoriali, e di fissare criteri precisi di uniformità e qualità del servizio. Ma per ora è stata respinta da Roma.
Il correttivo presentato a prima firma di Silvana Comaroli (Lega) prova a definire un’articolata procedura, fitta di scadenze e relazioni, e introduce la qualifica di «infrastruttura essenziale» per «il materiale rotabile impiegato dall’operatore uscente»: senza affrontare il problema. Sul tavolo resta poi la clausola sociale chiesta a gran voce dal Pd per evitare una concorrenza giocata sul costo del lavoro, ma fin qui non contemplata. In gioco c’è l’ultima rata del Pnrr, o più precisamente una quota che i tecnici valutano da 1 a 3 miliardi; ma oltre a traballare è anche il rispetto integrale degli obiettivi del Piano, fin qui rivendicato con forza dalla premier Giorgia Meloni.Mentre l’Aula della Camera accantona l’emendamento e discute degli altri correttivi, bollono le linee fra Montecitorio, Palazzo Chigi, il ministero delle Infrastrutture e la Ragioneria generale, dov’è impossibile dare il via libera a una proposta che rischia di sforbiciare i fondi del Pnrr. In Transatlantico le prime linee di Fratelli d’Italia si attaccano ai cellulari, nel tentativo di costruire una mediazione che però non prende forma. In serata, quindi, l’Aula quindi si ferma. Se ne riparlerà stamattina, a patto che la notte porti consiglio. I tempi sono strettissimi, perché il decreto è al primo ramo e va convertito in legge entro il 25 agosto: a rischio, insomma, possono esserci anche le vacanze dei parlamentari. La girandola delle ricostruzioni disegna un assetto variabile di responsabilità, che investono il ministro per il Pnrr Tommaso Foti oltre al titolare delle Infrastrutture Matteo Salvini, e arrivano a lambire il ministero dell’Economia dove però si prova a gestire uno scontro nato altrove: su un terreno che sembra dare spazio a un nuovo braccio di ferro fra Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
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