Controllo umano e autori sempre responsabili dei contenuti: ecco le linee guida AI per i deputati

Da oggi l’esame del documento al Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione di Montecitorio

Intelligenza artificiale strumento utile alla produzione normativa, ma mai sostituto del giudizio umano. Puntano a «un uso consapevole e responsabile dell’AI» le linee guida per i deputati che il 30 luglio sono approdate all’esame del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione di Montecitorio, presieduto dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd). L’adozione definitiva è prevista a settembre.

Si tratta di un documento di 33 pagine a tutela della sicurezza organizzativa e informatica, anticipato sul Sole 24 Ore in edicola ed elaborato in coerenza con il quadro normativo europeo e nazionale e con i princìpi chiave del lavoro del legislatore. «Nel contesto parlamentare – si legge nell’introduzione – l’intelligenza artificiale non può essere considerata come un semplice strumento di produttività. Il suo impiego si inserisce infatti in un ambito caratterizzato da responsabilità costituzionali, rilevanza pubblica degli atti, garanzia del pluralismo, correttezza dell’informazione e protezione dei diritti fondamentali».

Una premessa è d’obbligo: le raccomandazioni non sostituiscono le policy di sicurezza o la disciplina sulla protezione dei dati personali stabiliti dagli organi competenti della Camera dei deputati: forniscono invece criteri generali e regole di comportamento. Quattro quelle fondamentali messe nero su bianco. La prima: mantenere sempre il controllo umano (human in the loop), individuando nell’AI uno strumento di supporto e non un rimpiazzo del giudizio umano. Ogni contenuto generato, sintetizzato o rielaborato deve dunque essere sottoposto a verifica prima dell’utilizzo, in particolare quando destinato a confluire in atti pubblici o ufficiali. La responsabilità per i contenuti resta in ogni caso in capo al soggetto che ne dispone l’impiego.

Il secondo suggerimento è prestare attenzione a cosa si condivide. Non devono essere inseriti in strumenti di intelligenza artificiale pubblici o comunque non messi a disposizione dall’amministrazione dati personali, documenti riservati, bozze di atti non ancora presentati o altre informazioni sensibili. I dati immessi potrebbero infatti essere conservati, riutilizzati per l’addestramento dei modelli o resi accessibili a soggetti terzi.

Il terzo sembra scontato, ma non lo è. Ai deputati si consiglia di verificare sempre le fonti, perché i sistemi di AI possono produrre informazioni plausibili ma inesatte o prive di adeguato riscontro nelle fonti: sono le cosiddette “allucinazioni”. Le informazioni rilevanti devono quindi essere sempre controllate e occorre accertare che i contenuti generati non violino diritti di proprietà intellettuale o altri diritti.

Quarta e ultima regola: la trasparenza. Il ricorso all’intelligenza artificiale va dichiarato quando ha inciso in misura significativa sulla predisposizione di materiali destinati alla diffusione esterna. Un punto chiave, perché a decorrere dal 2 agosto la trasparenza costituisce, in determinati casi, anche un obbligo giuridico. L’articolo 50 dell’AI Act prevede, infatti, specifici doveri di informazione in relazione ai deepfake e ai testi generati o manipolati mediante sistemi di AI e pubblicati allo scopo di informare i cittadini su questioni di interesse pubblico, se i contenuti non siano stati sottoposti a un processo di revisione umana o di controllo editoriale.

Il documento segnala anche i principi generali a cui l’uso dell’AI deve ispirarsi: centralità della decisione umana; sicurezza e riservatezza; proporzionalità tra il livello di controllo umano e natura ed effetti del contenuto prodotto; tutela delle prerogative parlamentari, perché l’impiego dell’AI non deve compromettere l’autonomia della Camera o la libertà del mandato; l’alfabetizzazione in materia.

Le linee guida, oltre a un glossario e alla sintesi delle esperienze già in atto alla Camera, contengono anche esempi concreti di rischi e allucinazioni, tra cui la citazione di precedenti giurisprudenziali inesistenti o il mancato aggiornamento del contesto e del quadro normativo. A disposizione dei deputati il Comitato metterà una piattaforma informativa che sarà aggiornata regolarmente. Perché la prima lezione che la tecnologia ha costretto a imparare è la velocità della sua evoluzione.

Articoli correlati