Chiusi i fondi immobiliari di Milano: il Comune si riprende 170 appartamenti

Il progetto prevede che i beni vengano utilizzati per il Piano casa

Il Comune ha approvato la liquidazione dei fondi immobiliari Comune di Milano I e II voluti dall’allora giunta Moratti. Così Palazzo Marino cancella le quote ancora in suo possesso in cambio di beni del valore di 41,6 milioni di euro. Dentro questi immobili ci sono 431 unità; un numero che comprende anche box, cantine, depositi e, soprattutto, 170 appartamenti.

Nuovi alloggi per il Piano straordinario casa

La ripartizione deve ancora essere stabilita, ma la quota maggiore dovrebbe andare al Piano straordinario casa voluto dall’assessore al bilancio Emmanuel Conte: «Riportiamo il patrimonio residuo nella piena disponibilità del Comune, poiché ritengo che possa produrre più valore attraverso una gestione pubblica», ha affermato.

L’obiettivo è inserire almeno cento alloggi nel Piano, con canoni che non superino il 30% dello stipendio degli inquilini. La quota rimanente di appartamenti sarà destinata all’edilizia residenziale pubblica.

La fine di un’operazione cominciata nel 2007

I due fondi erano nati tra il 2007 e il 2010, durante l’amministrazione guidata da Letizia Moratti. Il Comune aveva conferito 141 beni, tra immobili di pregio, abitazioni, spazi commerciali e terreni, per un valore iniziale di circa 355 milioni di euro. In cambio aveva ricevuto 202,7 milioni in denaro e 151,7 milioni in quote.

Negli anni i fondi, gestiti da Bnp Paribas Real Estate Investment Management Italy, hanno venduto immobili per 377 milioni. Tra questi il palazzo di porta Romana 8, ceduto per 37 milioni, e quello di via Bagutta, venduto per 26 milioni.

Ora Palazzo Marino restituisce le quote residue e riporta sotto il proprio controllo i beni rimasti senza alcun passaggio di denaro: con l’estinzione delle quote gli immobili tornano direttamente nel patrimonio comunale.

«Con questa operazione chiudiamo definitivamente una stagione iniziata quasi vent’anni fa», dice Conte. «I fondi immobiliari appartengono a una fase nella quale il patrimonio pubblico veniva gestito prevalentemente attraverso strumenti finanziari pensati per la dismissione. Oggi quella stagione si conclude».

Terreni agricoli e presidi nei quartieri

Il patrimonio comprende anche 64 immobili rurali distribuiti su circa 40 ettari. Il Comune vuole usarli per un progetto agricolo e agroalimentare, da costruire con Sogemi e con il coinvolgimento di imprese, cooperative e terzo settore con l’ipotesi di una produzione a chilometro zero.

A Milano torneranno anche due edifici già legati alla vita dei quartieri: l’ex municipio di Crescenzago, in piazza Costantino, e lo stabile di via Franco Faccio ad Affori; ospitano associazioni come Anpi, Legambiente e il Corpo musicale e manterranno la loro funzione sociale: «Per quasi vent’anni questi immobili sono stati parte di uno strumento finanziario. Da oggi tornano a essere parte di un progetto di città».

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