
Le ondate di calore spingono sempre più europei a dotarsi dell’aria condizionata, ma norme urbanistiche, tutela del patrimonio storico, regolamenti condominiali e carenza di installatori frenano la diffusione degli impianti
Le ondate di calore che stanno investendo l’Europa stanno cambiando il modo in cui gli europei vivono le proprie case. Se fino a pochi anni fa l’aria condizionata era considerata un lusso o un’esigenza limitata ai Paesi mediterranei, oggi è diventata una necessità in gran parte del continente. Eppure, rispetto agli Stati Uniti, dove quasi nove abitazioni su dieci dispongono di un impianto di raffrescamento, l’Europa resta molto indietro: solo circa il 20% delle famiglie possiede un condizionatore. Il motivo è storico: le città europee sono state costruite per trattenere il calore durante l’inverno, non per affrontare estati con temperature superiori ai 40 gradi. Oggi questo patrimonio edilizio si scontra però con una nuova realtà climatica.
Ma il ritardo europeo non dipende soltanto dal clima del passato. A frenare la diffusione dei condizionatori sono anche vincoli urbanistici, norme sulla tutela del patrimonio storico, regole condominiali e, in alcuni casi, perfino l’opposizione dei vicini di casa.
L’Austria rappresenta uno degli esempi più emblematici. Per chi vive in un appartamento installare un condizionatore fisso può trasformarsi in un lungo percorso amministrativo.
Se si è in affitto è necessario ottenere il consenso del proprietario. Se invece si vive in un condominio, l’installazione dell’unità esterna è spesso considerata una modifica della facciata e richiede l’approvazione degli altri condomini. Qualora questi si opponessero, resta la possibilità di rivolgersi al giudice, ma dimostrare che l’intervento risponde a un “interesse importante” non è semplice. A complicare ulteriormente la situazione intervengono i regolamenti edilizi dei singoli Länder e le norme che tutelano i centri storici.
Le crescenti ondate di calore hanno però riaperto il dibattito politico. Il vicecancelliere Andreas Babler ha annunciato una revisione della normativa per facilitare gli interventi destinati a proteggere gli edifici dal caldo, ipotizzando anche di rendere l’installazione dei condizionatori una modifica “privilegiata”, meno soggetta al veto degli altri proprietari.
La situazione è molto diversa nella Repubblica Ceca, dove fino a pochi anni fa l’aria condizionata era poco diffusa al di fuori dei centri commerciali, degli uffici e dei mezzi pubblici.
Due fattori hanno cambiato rapidamente il mercato: l’aumento delle temperature estive e la diffusione dello smart working dopo la pandemia. Restare a casa durante l’estate ha spinto infatti molte famiglie a investire nel raffrescamento domestico.
I numeri raccontano la trasformazione: nel 2023 solo il 16% delle abitazioni disponeva di aria condizionata; nel 2025 la quota è salita al 38%. Oggi gli impianti vengono installati quasi sistematicamente nelle nuove costruzioni.
Anche il quadro normativo è decisamente più semplice rispetto all’Austria. Non servono autorizzazioni specifiche, salvo modifiche edilizie particolarmente invasive; resta invece necessario rispettare i limiti sul rumore e ottenere il consenso del proprietario in caso di abitazioni in affitto. Il mercato è dominato da grandi produttori internazionali come Daikin, Samsung e Gree, ma sono presenti anche aziende ceche specializzate.
L’Italia si trova in una posizione intermedia nel panorama europeo. A differenza dei Paesi del Nord, dove il condizionatore è ancora relativamente poco diffuso, nelle regioni italiane il raffrescamento domestico è ormai una presenza consolidata. Secondo il rapporto dell’Istat più recente, nel 2022 circa una famiglia su due possiedeva almeno un impianto di aria condizionata, una quota cresciuta rapidamente negli ultimi anni, di pari passo con l’aumento delle temperature estive.
Ma avere un condizionatore non significa poterlo utilizzare senza limiti. L’Italia è infatti uno dei pochi Paesi europei che regolamenta direttamente la temperatura degli impianti negli edifici pubblici. La svolta arriva nel 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina. Prima della guerra circa il 40% del gas importato dall’Italia proveniva dalla Russia. La necessità di ridurre rapidamente i consumi energetici spinse il governo a varare la cosiddetta “Operazione Termostato”, una delle misure simbolo del piano di risparmio energetico.
Da allora negli edifici pubblici l’aria condizionata non può essere impostata sotto i 25-27 gradi, mentre in inverno il riscaldamento non può superare i 19-21 gradi. Per chi viola le regole sono previste sanzioni comprese tra i 500 e i 3 mila euro. L’obiettivo dichiarato era risparmiare circa 4 miliardi di metri cubi di gas, contribuendo a ridurre la dipendenza energetica da Mosca. Le misure erano inizialmente previste tra maggio 2022 e aprile 2023, ma il quadro normativo che disciplina la climatizzazione negli edifici pubblici è rimasto sostanzialmente in vigore. Nelle abitazioni private, invece, il governo si è limitato a raccomandare un uso più responsabile degli impianti, senza introdurre obblighi.
Se negli uffici pubblici il limite è rappresentato dall’efficienza energetica, nelle città storiche italiane il principale ostacolo è invece il paesaggio. Il caso più emblematico è quello di Portofino, dove la tutela dell’immagine del borgo è arrivata a trasformare l’installazione dei condizionatori in una vera e propria questione di ordine pubblico. Il piccolo centro ligure si trova all’interno del Parco naturale regionale di Portofino fin dal 1935 e, per anni, installare unità esterne sulle caratteristiche facciate color pastello è stato semplicemente vietato. Con l’intensificarsi delle ondate di calore le regole sono state parzialmente ammorbidite, ma solo a condizione che i motori vengano autorizzati e collocati in punti non visibili, senza alterare il paesaggio urbano.
Il risultato è stato quasi surreale. Tra gennaio e maggio del 2024 la polizia municipale ha individuato 22 impianti installati illegalmente, ai quali se ne sono aggiunti altri 15 nel solo mese di giugno, quando le temperature sono aumentate. La stampa italiana ha raccontato di una vera e propria “guerra tra vicini”: residenti che denunciavano i condomini dopo aver fotografato di nascosto i motori esterni durante una cena, oppure proprietari che dipingevano le unità dello stesso colore delle facciate per renderle meno visibili.
Per le violazioni più gravi le sanzioni possono arrivare fino a 43 mila euro, anche se il sindaco ha più volte ribadito che l’obiettivo non è punire i cittadini, bensì preservare il valore paesaggistico del borgo. Portofino è così diventato il simbolo di un dilemma che riguarda sempre più città italiane: come conciliare il diritto a proteggersi dal caldo con la tutela di un patrimonio storico e architettonico unico al mondo.
L’Italia, in questo senso, rappresenta bene il paradosso europeo. Da un lato, il cambiamento climatico rende il raffrescamento sempre più necessario; dall’altro, l’esigenza di ridurre i consumi energetici e preservare il patrimonio culturale impone limiti che rendono tutt’altro che semplice adattare edifici progettati per un clima ormai appartenente al passato.
Anche in Lituania gli ostacoli sono soprattutto burocratici. Installare il motore esterno su un condominio equivale a modificare la facciata dell’edificio. Per questo serve non solo un’autorizzazione edilizia ma anche il consenso della maggioranza dei proprietari. Ottenere il via libera dei vicini rappresenta spesso la fase più difficile dell’intero iter.
Nei centri storici di Vilnius, Kaunas e Klaipėda le regole diventano ancora più rigide: le unità esterne non possono essere collocate sulle facciate principali e devono essere installate sui tetti o in cortili interni, con costi molto più elevati.
Il mercato, inoltre, soffre di una forte carenza di tecnici certificati. Ogni estate, con l’arrivo delle prime ondate di calore, le liste d’attesa per l’installazione arrivano a uno o due mesi. Molti cittadini continuano quindi a ricorrere ai condizionatori portatili, meno efficienti ma privi di autorizzazioni. Parallelamente stanno crescendo rapidamente le pompe di calore, incentivate dai programmi pubblici per la transizione energetica.
La diffusione dell’aria condizionata sta producendo effetti inattesi anche in Francia: l’aumento della domanda durante le ondate di calore ha favorito la comparsa di numerosi siti internet fraudolenti che pubblicizzano falsi condizionatori o offerte inesistenti generate con l’intelligenza artificiale, approfittando della corsa all’acquisto da parte dei consumatori.
Le differenze tra i vari Paesi raccontano una stessa trasformazione. Nei Paesi dell’Europa centrale il problema è soprattutto normativo: edifici progettati per un clima più fresco e leggi che rendono difficile modificare le facciate. Nei Paesi mediterranei il nodo è invece conciliare la crescente domanda di raffrescamento con la tutela di un patrimonio storico unico al mondo. Nei Paesi baltici pesano soprattutto la burocrazia e la scarsità di manodopera specializzata. In tutti i casi, però, emerge lo stesso paradosso: mentre il cambiamento climatico rende il raffrescamento sempre più necessario, le città europee restano progettate per un clima che non esiste più.
*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”