Dalla rappresentanza al lavoro giusto, intesa tra 14 associazioni d’impresa: ecco le novità

Stabiliti i criteri per individuare il contratto collettivo da prendere a riferimento nella definizione di trattamenti economici adeguati, tenendo conto della tipologia dell’impresa e del settore di attività.

Definire criteri condivisi per la misurazione della rappresentanza datoriale. Rafforzare la trasparenza della contrattazione collettiva e individuare il contratto da assumere come riferimento per la determinazione del “salario giusto”. Sono questi gli obiettivi dell’intesa sottoscritta da quattordici associazioni datoriali: AGCI, ANIA, Casartigiani, CLAAI, CNA, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confetra, Confindustria, Confservizi – la Confederazione formata da Utilitalia e Asstra – e Legacoop.

 

Il documento disciplina la misurazione della rappresentanza sia ai fini istituzionali sia nell’ambito della contrattazione collettiva. In particolare, stabilisce i criteri per individuare il contratto collettivo da prendere a riferimento nella definizione di trattamenti economici adeguati, tenendo conto della tipologia dell’impresa e del settore di attività.

 

L’intesa resta aperta alla sottoscrizione di tutte le altre associazioni di rappresentanza datoriale che, impegnandosi a rispettare i principi condivisi, intendano contribuire a rendere la contrattazione collettiva più equa, trasparente ed efficace.

 

Si tratta del primo passo di un percorso che non sarà né breve né agevole, ma che testimonia la volontà delle organizzazioni firmatarie di accompagnare la trasformazione del tessuto produttivo del Paese attraverso un sistema di relazioni industriali fondato su regole certe e condivise.

 

Il raggiungimento di questo risultato è stato favorito dall’importante lavoro svolto dal Cnel per la riforma dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro e dalla scelta compiuta dal Governo e dal Parlamento con il decreto “Primo Maggio”. Il provvedimento ha attribuito alla contrattazione collettiva “di qualità” un ruolo centrale nella disciplina di importanti aspetti del rapporto di lavoro e, soprattutto, nella definizione dei trattamenti economici e normativi adeguati da riconoscere ai lavoratori.

 

L’iniziativa completa il percorso avviato negli anni scorsi con le intese sulla misurazione della rappresentanza sindacale e, al tempo stesso, apre una nuova fase delle relazioni industriali, volta a consolidare, all’interno di un quadro di regole certe e condivise, il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva di qualità.

 

 

La prima reazione da parte del governo è del ministro del Lavoro, Marina Calderone: «Accolgo con favore il documento sottoscritto da 14 sigle datoriali per la misurazione della propria rappresentanza, un primo passo in seguito all’approvazione del salario giusto che va nella direzione auspicata dai firmatari da tutte le parti sociali. Con la determinazione del TEC di riferimento, firmato dalle parti sociali comparativamente più rappresentative, potremo dare uno stimolo importante anche all’incremento dei salari, che già negli ultimi due anni sono aumentati più dell’inflazione. Una crescita strutturale, anche grazie alle misure messe in campo dal governo Meloni, che solo lo shock energetico ha temporaneamente fermato, come riconosciuto da ultimo pure dall’OCSE. Con il salario giusto rafforziamo la contrattazione collettiva e difendiamo il potere di acquisto dei lavoratori».

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