Dogane Ue, un pacco su 15mila controllato: l’ecommerce mette in crisi la vigilanza sui prodotti

Nel 2025 sono stati immessi in libera pratica quasi sei miliardi di articoli, contro 1,5 miliardi nel 2022: +298% in tre anni

Un articolo ogni 15.385 controllato. Nel 2022 il rapporto era di uno ogni 4.926: in tre anni il tasso di controllo delle dogane europee si è ridotto a circa un terzo, passando da 203 a 65 casi per milione di articoli importati. A certificarlo è l’ultimo rapporto della Commissione europea sui controlli di conformità dei prodotti in ingresso nel mercato Ue.

I numeri raccontano un sistema sotto assedio. Nel 2025 sono stati immessi in libera pratica quasi sei miliardi di articoli, contro 1,5 miliardi nel 2022: +298% in tre anni. A trainare la crescita è quasi solo l’e-commerce extra Ue. Le spedizioni di basso valore, cioè quelle fino a 150 euro che dal primo luglio sono soggette a un dazio di tre euro, oggi rappresentano il 91% di tutte le importazioni: 5,9 miliardi di pacchi nel solo 2025.

I controlli non hanno tenuto il passo. Le dogane hanno effettuato 387.588 interventi nel 2025: 205.888 sono sfociati in una sospensione, 58.391 in un rifiuto definitivo. Numeri stabili rispetto al 2024. Ma il tasso di controllo è crollato a 65 articoli per milione, da 82 nel 2024 e 203 nel 2022. Il tasso di sospensione è sceso a 34 per milione. E il tasso di scoperta — la quota di merci effettivamente bloccate alla frontiera — per la prima volta è precipitato sotto quota 10, fermandosi a 9,7 per milione.

A dare la misura del rischio concreto è un’operazione di controllo su vasta scala lanciata dalla Commissione nel 2025, articolata in due fasi. Nella prima: 20mila tra giocattoli e piccola elettronica acquistati online da operatori extra Ue. Oltre la metà non conforme. Tra i prodotti testati in laboratorio, l’84% giudicato pericoloso. Nella seconda fase: 11.338 tra cosmetici, dispositivi di protezione individuale e integratori alimentari. Il 65% dei cosmetici e il 60% dei DPI fuori norma, con Stati Uniti, Cina e Regno Unito tra i principali paesi di origine dei prodotti non conformi.

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