Dolce&Gabbana, un sogno siciliano declinato (anche) al maschile

Al teatro greco di Taormina ha sfilato la collezione Alta Sartoria, la più esclusiva del marchio dedicata all’uomo, con ospiti da tutto il mondo

C’è una bellissima collana di libri che consente di fare – o di prepararsi a fare – il giro del mondo senza muoversi da casa, idealmente accompagnati da un Virgilio che prende sembianze sempre diverse. Una collana di un centinaio di pagine dedicate a Paesi, regioni o stati (è il caso di “In California con Joan Didion”), piccole e grandi città: si va da Trieste seguendo James Joyce a Londra con Sherlock Holmes, da Roma grazie ad Alberto Sordi a Parigi con Marcel Proust. A oggi la collana, un’idea della casa editrice Giulio Perrone, comprende circa cento libri e ben sei sono dedicati alla Sicilia: si intitolano “A Catania con Goliarda Sapienza”, “In Sicilia con Andrea Camilleri”, “A Taormina”, di Alfio Bonaccorso, “In Sicilia con Franco Battiato”, “In Sicilia con Leonardo Sciascia” e, last but not least, “In Sicilia con Dacia Maraini”, uscito nel 2016 come volume numero cinque della collana e appena ripubblicato. Questa ricchezza di titoli – e di visioni letterarie – ci sembra una buona metafora delle difficoltà che si incontrano volendo decifrare quel mosaico di culture, paesaggi, arte, leggende, miti e giacimenti enogastronomici che chiamiamo Sicilia.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono impegnati in questo racconto da oltre 40 anni, da quando si sono incontrati e hanno creato il marchio Dolce&Gabbana. Un racconto reso possibile dalle origini siciliane di Domenico Dolce e dalla passione sviluppata da Stefano Gabbana per l’isola («a volte mi sembra che Stefano sia più siciliano di me», ha detto più volte Domenico).

Al teatro greco di Taormina i due stilisti-imprenditori hanno portato altre tessere del loro personalissimo mosaico della Sicilia, con un dettaglio aggiuntivo: era stata proprio Taormina a ospitare la prima sfilata di alta moda del marchio, nel 2012.

Dopo 14 anni e un “grand tour” delle collezioni che ha toccato, ogni estate, alcune delle più belle località italiane, nel 2026 c’è stato il ritorno a Taormina: l’alta moda ha sfilato tra i fiori e i profumi del parco botanico Radicepura, mentre per l’alta sartoria – pezzi unici da uomo – è stato scelto uno dei teatri all’aperto più famosi al mondo, un luogo che ci ricorda come la Sicilia abbia portato i Greci a dare il meglio di sé.

Forse non tutti gli ospiti stranieri invitati da Domenico Dolce e Stefano Gabbana a Taormina per le due sfilate e per la presentazione di altri pezzi unici di gioielleria e orologeria, erano già stati al teatro greco. O forse l’avevano visitato senza assistere a uno spettacolo: non sarà facile per nessuno – giornalisti compresi – dimenticare le luci e i suoni della sfilata, anche grazie all’eccezionale acustica del teatro. Altrettanto difficile sarà non ricordare abiti e accessori, affascinanti da lontano e ancora più da vicino, perché arricchiti da ricami, inserti, lavorazioni sartoriali e stampe.

Tutti pezzi unici, ripetiamolo, perché alta moda e alta sartoria sono le collezioni più esclusive di Dolce&Gabbana, unite però da un fil rouge innegabile a chi segue il marchio alle collezioni donna e uomo di pret-à-porter. Perché la forza del marchio, costruita con coerenza e indipendenza in oltre quattro decadi, è proprio questa: trasmettere una visione non solo della moda, ma dello stile di vita e – diciamolo – di come trovare il proprio posto nel mondo (non per forza in Sicilia, s’intende).

Oggi Dolce&Gabbana è un’azienda da 1,87 miliardi di ricavi e un marchio conosciuto ovunque, orgogliosamente deciso a non seguire strade già percorse, ma a trovare sempre la propria. Alta moda e alta sartoria, con l’evoluzione degli ultimi 14 anni, sono l’esempio perfetto di questa visione: la maggior parte delle maison sfilano nei giorni dell’haute couture di Parigi – in gennaio e luglio -, Dolce&Gabbana ha scelto di inserire il racconto reso possibile da abiti e accessori – rigorosamente fatti a mano in Italia – in un più ampio omaggio all’italianità e all’artigianalità.

I luoghi, Taormina e la Sicilia in primis, parlano da soli e ognuno di noi può instaurare un suo personale dialogo con essi, magari aiutato da libri come quelli citati. Ma anche abiti e accessori parlano, sia a chi li acquista sia a chi li vede “solo” sfilare, dal vivo o sul web. Nel caso dell’alta sartoria siciliana di quest’anno, la collezione è riuscita a raccontare qualcosa di nuovo sulla passione che Domenico Dolce e Stefano Gabbana e tutte le persone che collaborano con loro mettono nel loro lavoro, ma anche qualcosa di inedito sulla Sicilia. «L’intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione?», si chiedeva Leonardo Sciascia. E cosa c’è di più fantastico e immaginifico della moda? Niente, crediamo, come ancora una volta ci hanno mostrato Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

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