Dopo l’afa, i temporali: come funziona il meccanismo che trasforma il caldo in grandine e fulmini

L’anticiclone subtropicale che da giorni tiene l’Italia sotto temperature oltre i 35 gradi non esclude — anzi, in certi casi prepara — i violenti episodi temporaleschi che colpiscono in particolare le aree alpine, prealpine e appenniniche nelle ore pomeridiane. Si tratta dei cosiddetti temporali di calore, o termoconvettivi: fenomeni che non nascono da perturbazioni atlantiche ma si innescano per effetto del surriscaldamento del suolo.

Come funziona

Il meccanismo è relativamente semplice. Nelle giornate in cui l’irraggiamento solare è intenso e i venti sono deboli, il terreno accumula calore fino a superare i 30 gradi. L’aria a contatto con il suolo si scalda, si alleggerisce e comincia a salire per convezione — in pratica si comporta come una bolla che tende verso l’alto per effetto della differenza di densità con l’aria circostante.

Se in quota sono presenti strati di aria più fredda, la bolla ascendente si raffredda bruscamente: il vapore acqueo condensa, formano nubi cumuliformi di grande sviluppo verticale, i cumulonembi, con la caratteristica sommità “ad incudine” che può spingersi fino ai limiti della tropopausa, oltre i 10-12 chilometri di altezza.

Temporali rapidi e intensi

Il risultato è un temporale rapido e intenso — di norma non supera i 30-40 minuti — con rovesci localizzati, lampi e, nelle fasi più acute, grandine e raffiche di vento anche violente. A differenza dei temporali frontali, che accompagnano il passaggio di perturbazioni e coinvolgono aree vaste, i temporali termoconvettivi sono circoscritti nello spazio e non portano un calo termico duraturo: una volta esauriti, lasciano un’atmosfera ancora calda e più umida.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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