Ex vertici della sicurezza israeliana a Trump: «Fermi la violenza dei coloni in Cisgiordania»

Secondo i firmatari, l’escalation rappresenta una minaccia per la sicurezza di Israele e per gli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione

Un gruppo di 600 ex alti funzionari della sicurezza israeliana ha rivolto un appello diretto al presidente americano Donald Trump affinché sfrutti il suo incontro con il premier Benjamin Netanyahu per chiedere un intervento deciso contro la crescente violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania occupata. Secondo i firmatari, l’escalation rischia di trasformarsi in una crisi regionale con conseguenze non solo per la sicurezza di Israele, ma anche per gli interessi strategici degli Stati Uniti in Medio Oriente.

La lettera è stata promossa da Commanders for Israel’s Security, organizzazione che riunisce ex ufficiali delle Forze di difesa israeliane (Idf), dello Shin Bet, del Mossad, della polizia e del corpo diplomatico. Il documento, firmato dall’ex vice capo di Stato maggiore Matan Vilnai, è stato inviato alla Casa Bianca alla vigilia dell’incontro tra Trump e Netanyahu.

«Se l’escalation di violenza in Cisgiordania non verrà fermata rapidamente e con decisione, potrebbe innescare una crisi regionale con gravi conseguenze per la sicurezza di Israele e per gli interessi degli Stati Uniti nella regione», si legge nella lettera. Per questo gli ex responsabili della sicurezza invitano il presidente americano a trasmettere al premier israeliano «un messaggio forte e chiaro» durante il colloquio.

Nel documento gli ex funzionari sostengono che le forze di sicurezza israeliane sono già impegnate nel contrasto ad Hamas e agli altri gruppi armati palestinesi presenti in Cisgiordania, ma denunciano di operare con «forti limitazioni» quando si tratta di affrontare quella che definiscono «violenza terroristica dei coloni ebrei».

L’accusa si estende anche all’attuale esecutivo israeliano. «Non è un segreto che membri del nostro governo siano responsabili di gran parte di questo caos, anche concedendo ai coloni un sostanziale senso di impunità davanti alla legge», scrivono i firmatari.

L’appello arriva mentre nelle ultime settimane si è registrato un aumento degli attacchi compiuti da coloni israeliani contro civili palestinesi e le loro proprietà nei territori occupati. La questione rappresenta da tempo uno dei principali fattori di tensione in Cisgiordania e uno dei dossier più delicati nei rapporti tra Israele e la comunità internazionale.

Secondo le stime più recenti, circa 750mila coloni israeliani vivono in 156 insediamenti e 360 avamposti sparsi nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est. Gli insediamenti sono considerati illegali dal diritto internazionale, posizione respinta da Israele.

La presa di posizione degli ex vertici della sicurezza è significativa perché proviene da una parte dell’establishment israeliano tradizionalmente attenta agli aspetti strategici e militari del conflitto. L’appello suggerisce che, oltre alle implicazioni umanitarie e politiche, la violenza dei coloni venga ormai percepita da una parte dell’apparato di sicurezza come un fattore di rischio diretto per la stabilità della regione e per la stessa sicurezza dello Stato di Israele.

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