Formula 1: Norris vince in Ungheria, McLaren riapre il Mondiale

Prima vittoria stagionale del britannico dopo la Sprint di Miami. Piastri si ritira, Verstappen e Antonelli completano il podio; Hamilton è penalizzato e chiude dietro Leclerc.

Norris conquista la prima vittoria stagionale dopo il successo nella Sprint di Miami, sinora l’unica gara sfuggita al binomio Mercedes-Ferrari nel 2026. Alle sue spalle Verstappen e Antonelli. Poteva essere una doppietta McLaren, ma il ritiro di Piastri per un guasto al cambio, al cinquantaseiesimo giro, ha riaperto spazio agli avversari più in difficoltà. Sottotono le Ferrari: sembravano da podio e invece tagliano il traguardo con Hamilton quarto e Leclerc quinto, ma una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità in pit lane, inflitta nel finale, retrocede il sette volte campione del mondo alle spalle del monegasco.

Un podio ungherese inedito per come si erano svolte le prime dieci gare del 2026: i primi tre, in quest’ordine, non si erano ancora visti con questa generazione di monoposto. Si interrompe almeno temporaneamente la parabola Mercedes, anche in chiave italiana, mentre si ridimensionano gli acuti mostrati dalle rosse nelle ultime gare e nelle qualifiche magiare.

Caldo, consumo delle gomme, novità e interpretazioni tecniche sono stati ancora una volta protagonisti di questa classica atipica prova della Formula 1. Un appuntamento che, all’opposto di Spa, non mette particolarmente in crisi le nuove unità ibride perché, come aveva sintetizzato Alonso all’inizio del weekend, presenta “un solo rettilineo relativamente breve e molte frenate e fasi di rilascio: condizioni che offrono più margine ai team in difficoltà di motore”. Qui il vincitore tende a emergere dal binomio pilota-monoposto più capace di non distruggere le gomme, messe a dura prova dalle ripartenze dalle curve lente e dalle temperature elevate dell’asfalto.

La gara è stata infatti vinta da Norris nonostante Hamilton fosse considerato uno dei favoriti e avesse mantenuto a lungo il giro più veloce, fino alla quarantesima tornata. Il britannico della Ferrari ha pagato una somma di fattori: la retrocessione in griglia, l’impossibilità di superare Verstappen nella prima fase e una strategia aggressiva che aveva prodotto l’undercut, premiandolo solo per pochi istanti prima che il vantaggio venisse annullato. Un vero peccato su una pista che per Hamilton rappresenta la seconda gara più vincente della carriera e sulla quale detiene i record di successi, podi e pole position. Un legame speciale confermato dall’intitolazione della curva 4, la più difficile e tecnica, unica curva ufficialmente dedicata a un pilota mentre tutte le altre restano numerate. Sfortuna e penalità a parte, va sottolineata la gara di Verstappen, secondo contro molte previsioni, e quella di Antonelli, premiato anche dal pubblico come pilota del giorno.

Le due McLaren scattano bene, mentre Verstappen si inserisce anche grazie al cattivo avvio di Leclerc, sceso dal secondo al quinto posto. Non parte bene nemmeno Antonelli, ma il vero disastro è quello di Russell: l’attivazione dell’antistallo lo fa precipitare fino alla ventesima posizione, un inconveniente inatteso dopo la sostituzione di alcuni elementi della power unit già effettuata il giorno precedente, quando aveva dovuto lasciare la Mercedes ferma in pista.

Leclerc subisce anche il sorpasso di Hamilton senza riuscire a reagire. Piastri prevale presto su Norris e il campione in carica fatica a tenere il passo del giovane australiano; entrambi, però, riescono nelle prime fasi a costruire un margine sugli inseguitori. Verstappen resta molto difficile da superare, pur senza avere un ritmo all’altezza delle McLaren, e rallenta le Ferrari, più veloci ma costrette ad attendere diversi giri prima di passarlo. Dopo l’inizio delle soste e un po’ di trambusto per un problema ai freni di Bottas, Verstappen mostra ancora i muscoli nella lotta con Hamilton.

A un terzo di gara le McLaren tornano davanti, salvo il breve intervallo in cui Antonelli conduce prima della sua sosta. È però un’illusione: la Mercedes appare la quarta forza, alle spalle delle due McLaren, di Verstappen e delle Ferrari, con Hamilton nuovamente davanti a Leclerc. Anche Hadjar smette di essere soltanto un outsider e si fa vedere nel gruppo dei migliori, dando finalmente sostanza al sedile da titolare conquistato su una monoposto che, nella prima metà del decennio, era stata mediamente la più forte.

Dopo il quarantesimo giro, quando il riferimento cronometrico di Hamilton viene demolito dalla McLaren, Norris conferma quanto aveva anticipato il giorno precedente: si sente più veloce del compagno e allunga sia su Antonelli, tornato in testa dopo metà gara, sia su Piastri. Il ritiro dell’australiano priva la McLaren di una possibile doppietta e consegna a Verstappen e Antonelli un podio che, per andamento e valori espressi, sembrava difficilmente alla loro portata.

Quella di Norris era la prima pole del suo 2026 e ha interrotto una sequenza di dieci qualifiche consecutive vinte dalla Mercedes. Hamilton aveva realmente avuto in mano la sessione: 1’17”219 nel primo tentativo della Q3, contro l’1’17”207 conclusivo di Norris. Anche per questo la Ferrari sembrava poter ambire a molto di più.

Nonostante la penalità, sui siti di scommesse la vittoria di Hamilton era considerata più probabile di quella di Antonelli: per il leader del Mondiale questa pista era non solo inedita ma anche apparsa ostile nelle prove dei due giorni precedenti. Hamilton, invece, qui aveva già vinto otto volte e, con un altro successo, avrebbe eguagliato il proprio primato di nove vittorie sullo stesso circuito. La Ferrari, fino a Budapest, aveva mancato il podio nel 2026 soltanto in Canada, Miami e Austria.

Dopo mesi di ritardo aerodinamico, la McLaren ha portato a Budapest un pacchetto ad alto carico centrato su un fondo completamente rivisto. Proprio il nuovo fondo ha migliorato la MCL40 nelle curve medio-lente, riducendo il divario da Ferrari e Mercedes. Al resto hanno contribuito superfici aerodinamiche riviste e una configurazione più adatta alle esigenze dell’Hungaroring: meno velocità pura, più precisione nei cambi di direzione e maggiore tutela delle gomme.

A quarant’anni dalla prima volta in Formula 1, tre anni prima della caduta del Muro di Berlino, l’Ungheria resta una presenza stabile del calendario, pur senza aver mai espresso un campione magiaro. Già alla prima edizione, con circa 200.000 spettatori, fu uno dei grandi eventi occidentali organizzati in uno Stato ancora comunista; oggi il pubblico supera quota 300.000. Il contratto rinnovato nel 2023 garantisce all’Hungaroring un futuro almeno fino al 2032, segnale di una solidità ormai rara nel calendario mondiale.

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