India, scontri a Nuova Delhi: migliaia di studenti marciano sul Parlamento

Oltre alle dimissioni del responsabile del dicastero dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, i manifestanti chiedono indennizzi di 10 milioni di rupie (meno di 91mila euro) per le famiglie degli studenti che si sono tolti la vita dopo che alcuni degli esami di accesso all’università sostenuti nei mesi scorsi sono stati invalidati in seguito alla rivelazione che i quesiti avevano iniziato a circolare prima delle prove

NEW DELHI – Migliaia di manifestanti hanno marciato oggi 20 luglio sul Parlamento indiano per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, in quella che è senza dubbio la crisi politica più seria mai affrontata dal primo ministro Narendra Modi nel corso del suo terzo mandato alla guida del Paese.

 A lanciare la sfida al governo è stato il Cockroach Janta Party (Cjp), o Partito popolare degli scarafaggi, un movimento studentesco nato sul web per protestare contro la corruzione, la mancanza di opportunità per i giovani e il disprezzo mostrato nei loro confronti da parti importanti dell’establishment indiano. Il Cjp sta diventando un catalizzatore dell’insoddisfazione di una parte della popolazione per il governo induista radicale guidato dal Bharatiya Janata Party (Bjp) di Modi.

Le forze di sicurezza prima hanno sottovalutato la portata della protesta. Poi hanno risposto alla sfida dei manifestanti – a cui era stato negato il permesso di uscire dall’area dove le autorità impongono che si svolgano i sit-in – con il lancio di lacrimogeni e cariche a colpi di lathi, i manganelli lunghi e sottili in dotazione alla polizia e ai reparti paramilitari indiani. Le cariche e i fermi non hanno impedito a migliaia di dimostranti di marciare verso il Parlamento, spingendo i reparti che si occupano della sicurezza del complesso a chiudere e presidiare i cancelli.

Il salto di qualità di oggi in una protesta che va avanti dallo scorso giugno giunge dopo che nella giornata di sabato uno dei volti più riconoscibili del movimento – l’educatore e attivista Sonam Wangchuk, in sciopero della fame da tre settimane – è stato prelevato dalla polizia e portato contro la volontà sua e dei suoi familiari in un ospedale pubblico dove è apparentemente tenuto sotto stretta sorveglianza.

La rimozione forzata di Wangchuk anziché demoralizzare i manifestanti ha convinto migliaia di giovani, nella notte tra domenica e lunedì, a convergere verso il centro della capitale indiana. Una volta qui, i manifestanti hanno scelto come obiettivo il Parlamento proprio mentre il primo ministro Modi – prendendo spunto dai recenti traguardi raggiunti da una startup del settore aerospaziale – celebrava la seduta inaugurale della monsoon session, magnificando le grandi opportunità a disposizione dei giovani indiani.

In serata il governo ha confermato un incontro tra i leader della protesta e un ministro (il responsabile della Sanità J.P. Nadda) nel corso del quale il movimento avrebbe presentato una serie di richieste che l’esecutivo avrebbe accettato di valutare.

Oltre alle dimissioni del responsabile del dicastero dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, i manifestanti chiedono indennizzi di 10 milioni di rupie (meno di 91mila euro) per le famiglie degli studenti che si sono tolti la vita dopo che alcuni degli esami di accesso all’università sostenuti nei mesi scorsi sono stati invalidati in seguito alla rivelazione che i quesiti avevano iniziato a circolare prima delle prove.

Quella dei leak è una delle piaghe più annose e sconfortanti che affliggono un sistema educativo pubblico che è in grado di offrire un numero di posti molto inferiore alla domanda di una popolazione giovanile straordinariamente numerosa.

Il Cockroach Janta Party è nato per iniziativa di Abhijeet Dipke, un attivista e comunicatore politico di 31 anni, in risposta alle parole del Chief Justice of India Surya Kant che nel corso di un intervento in aula lo scorso maggio definì «scarafaggi» i disoccupati dediti a usare i social network per attaccare le istituzioni. Negli ultimi 5 anni l’Asia del Sud è stata attraversata da movimenti giovanili di protesta che hanno fatto cadere i governi di Sri Lanka, Bangladesh e Nepal.

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