La siccità taglia riso e mais, ma riporta in equilibrio vino e latte

Caldo e mancanza d’acqua minacciano le produzioni delle regioni del Nord. Il ridimensionamento produttivo può invece giovare a settori eccedentari come vino e latte

La siccità prolungata al Nord mette in difficoltà soprattutto riso e mais ma – paradossalmente – potrebbe anche alleviare la situazione di alcuni settori che invece soffrono di surplus produttivi come, ad esempio, il vino (che all’orizzonte vede anche la nuova vendemmia) e il latte.

Le criticità sulla disponibilità di acqua nei campi col passare dei giorni e degli anticicloni si stanno aggravando e la situazione, in particolare nel Nord Italia, assume sempre più i contorni dell’emergenza. La portata del fiume Po è scesa a circa 300 metri cubi al secondo, laddove i parametri medi estivi si attestano sui 1000-1500 metri cubi al secondo. Di conseguenza in alcune zone si assiste a una risalita del cuneo salino che altera gli equilibri di fauna e flora prettamente fluviali. Questi fenomeni, uniti a un conclamato aumento delle temperature, concorrono a deteriorare la produttività e le produzioni.

Un allarme in questo senso è stato lanciato da Confagricoltura, alla vigilia della propria assemblea estiva (che si apre oggi a Roma). «Per riso e mais – ha commentato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – si parla già di contrazione delle rese con un crescente rischio di abbandono delle colture se la siccità dovesse persistere e non sarà possibile individuare risorse idriche alternative e accessibili».

Meno prodotto incide sui redditi agricoli prima che sui prezzi

Una situazione produttiva pesante che secondo il presidente di Confagricoltura avrà ripercussioni più sul mondo agricolo che sui consumatori. «Meno produzione – ha aggiunto Giansanti – innanzitutto implica un calo della redditività per ettaro per gli agricoltori che difficilmente riescono a trasferire l’aggravio dei costi di produzione che subiscono sui prezzi dei prodotti finali».

A fare una mappatura della “sete” nei campi è stata anche la Coldiretti. «L’ondata di caldo eccezionale e la mancanza di precipitazioni stanno presentando un conto sempre più pesante all’agricoltura italiana- hanno detto alla Coldiretti – con il rischio di compromettere i raccolti estivi ed autunnali, con effetti anche sulla produzione di latte. L’emergenza è soprattutto nelle regioni del Centro Nord dove mais, soia, ortaggi, frutta, oliveti, vigneti e foraggi sono sottoposti a un forte stress idrico, mentre nelle stalle il caldo provoca un calo della produzione di latte fino al 20%. In alcune aree il mais rischia addirittura l’azzeramento del raccolto, mentre per la soia si stimano perdite fino al 40%, per il foraggio tra il 20 e il 30% e per diverse produzioni orticole riduzioni delle rese fino al 20%. A tutto questo si aggiungono l’aumento dei costi per irrigazione ed energia e una crescente pressione sulle risorse idriche».

Un calo della produzione è sempre visto come una iattura dagli agricoltori che con meno prodotto vedono anche ridursi le proprie aspettative di reddito. Tuttavia, a ben vedere, questo ridimensionamento dell’offerta agricola potrebbe contribuire a riportare in equilibrio alcuni settori che negli ultimi mesi sono stati in sofferenza.

Il riferimento è innanzitutto al vino, settore che sta attraversando una fase di difficoltà con un trend dei consumi, tanto interni quanto internazionali, in calo e le difficoltà sui mercati legate ai dazi di Trump negli Usa e alle incertezze del quadro geopolitico. Di fatto il vino ha accumulato un elevatissimo livello di giacenze che fanno guardare alla prossima vendemmia con anche con qualche timore.

A metà anno – hanno detto dall’Unione italiana vini – le giacenze di vino e mosto sono arrivate a quota 50,3 milioni di ettolitri in crescita dell’8,4% rispetto a giugno 2025. Al netto dei mosti, il vino che giace in cantina ammonta a 46,6 milioni di ettolitri (+6,7%), l’equivalente di 6,2 miliardi di bottiglie”. Uno scenario che ha come diretta conseguenza la discesa dei prezzi che a giugno vanno dal -7% dei vini a denominazione d’origine al -19% dei vini sfusi passando per il -11% dei vini Igp. In questo quadro un possibile calo delle rese dell’uva in vino con il conseguente ridimensionamento della produzione non è certo un toccasana da salutare con entusiasmo ma almeno può contribuire a riportare il settore verso un equilibrio.

Situazione molto simile a quella del latte per il quale si prevede, a causa del calo, una riduzione della produzione delle stalle di circa il 20%. Un settore che, sia in Italia che in Europa, ha registrato negli ultimi anni una forte crescita della produzione e dell’offerta di latte che non ha penalizzato però i prezzi blindati all’interno di contratti di filiera. Questo mismatch tra produzione in crescita e prezzi bloccati su livelli elevati (in Italia tra i 50 e i 60 centesimi al litro contro una media Ue di 35-40) sta minando in maniera significativa la competitività del settore lattiero caseario italiano. In questa ottica una mitigazione produttiva potrebbe riavvicinare il settore a un equilibrio.

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