Lefebvriani, che cosa sostiene la Fraternità sacerdotale San Pio X a rischio scisma

Fondata in Svizzera nel 1970 da monsignor Marcel Lefebvre, la Fsspx punta a preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio Vaticano II

«Colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione». Esordisce così l’ultimo accorato appello di Papa Leone XIV ai lefebvriani, reso noto alla vigilia di un possibile scisma, un nuovo strappo a 38 anni di distanza dalla prima volta.

Protagonisti di queste ore sono gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (Fsspx): 720 sacerdoti, circa 700 chiese, e quasi mezzo milione di fedeli in tutto il mondo.

Da un lato, il Pontefice che chiede di fermarsi, dall’altro la volontà dei lefebvriani di procedere sulla strada delle ordinazioni episcopali che dovrebbero tenersi domani a Ecône, in Svizzera.

Nata nel 1970, per volontà di monsignor Marcel Lefebvre, Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo che aveva preso parte al Concilio Vaticano II, «in risposta alle pressanti richieste da parte di alcuni giovani, che chiedevano una formazione sacerdotale tradizionale» – come si legge nella storia della Fraternità, che oggi si definisce «una società di sacerdoti cattolici con lo scopo essenziale di formare santi sacerdoti» – prende forma la Fsspx, una società di vita comune senza voti sull’esempio delle Società delle Missioni Estere.

La fondazione avviene in Svizzera, con l’approvazione del vescovo di Friburgo, François Charrière, e sulle prime riceve un riconoscimento canonico come pia unio, ossia un’associazione (pubblica o privata) di fedeli istituita allo scopo di promuovere un’opera di pietà, di carità o di apostolato.

Obiettivi dichiarati dei cosiddetti lefebvriani erano preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio Vaticano II.

Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, il rapporto della Fraternità con la Santa Sede va via via deteriorandosi. Nel 1975 – dopo la pubblicazione da parte di Lefebvre di una Dichiarazione, nel novembre dell’anno precedente, in cui si ufficializza il rifiuto a seguire «la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio» – le autorità ecclesiastiche revocano il riconoscimento canonico della Fraternità e ne ordinano la soppressione. Lefebvre contesta la decisione e prosegue le attività del seminario di Écône.

L’anno successivo, nonostante il divieto della Santa Sede, monsignor Lefebvre ordina i primi sacerdoti cresciuti nella Fraternità e viene sospeso a divinis, cioè privato dell’autorizzazione a esercitare legittimamente il ministero sacerdotale e episcopale. Lo strappo vero, però, prende forma nel 1988, quando Lefebvre decide di consacrare quattro nuovi vescovi. Una scelta definita «atto scismatico» da Papa San Giovanni Paolo II, per la quale gli alti prelati lefebvriani incorrono nella scomunica automatica prevista dal diritto canonico.

Monsignor Lefebvre muore nel 1991, ma l’attività della fraternità non si ferma. Papa Benedetto XVI – che negli anni Ottanta, da cardinale, aveva negoziato senza successo una possibile riappacificazione con il movimento – apre diversi spiragli di riconciliazione: prima nel 2007, con la decisione di liberalizzare la messa Tradizionale latina, attraverso il motu proprio “Summorum pontificum”. Poi, nel 2009 – nonostante il permanere di «questioni dottrinali da risolvere» – decide di revocare le scomuniche contro i quattro vescovi della Fraternità.

Anche Papa Francesco, nel suo pontificato, ha inviato segnali di dialogo. Durante il Giubileo straordinario della Misericordia (2015-2016) ha concesso ai sacerdoti della Sspx la facoltà – valida e lecita – di amministrare le confessioni. In seguito questa facoltà è stata prorogata stabilmente. Sono state anche previste modalità per riconoscere validamente alcuni matrimoni celebrati da sacerdoti della Fraternità con l’autorizzazione dell’autorità ecclesiastica competente.

Negli ultimi mesi, dopo l’annuncio dei quattro nuovi vescovi, un nuovo botta e risposta. «Per la Chiesa la divisione è un punto doloroso, ma loro non accettano certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando da alcuni punti del Concilio Vaticano II. Se fanno questa scelta mi dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti», aveva commentato negli scorsi giorni Papa Leone XIV, parlando con i giornalisti a Castel Gandolfo. Resta l’attesa per capire cosa succederà. La Fraternità San Pio X è attiva in cinque continenti: ha anche un ramo di Fratelli Religiosi e Suore Oblate che aiutano i sacerdoti nelle varie comunità.

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