L’IA rivoluziona la sanità: così  cambia la responsabilità medica

Dalla gestione dei dati alla medicina difensiva: le ricadute dell’intelligenza artificiale nella relazione con il paziente e nell’impiego delle tecnologie

L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il settore della sanità, portando innovazione e trasformando il modo in cui vengono erogati i servizi medici. Tuttavia, l’introduzione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale solleva anche importanti questioni, specialmente in materia di responsabilità medica in caso di errori. L’intelligenza artificiale (IA) in sanità si riferisce soprattutto all’applicazione di sistemi avanzati e algoritmi in grado di elaborare informazioni complesse per supportare diagnosi, trattamenti e gestione dei pazienti. A tal fine, l’IA sfrutta tecnologie come il machine learning e il deep learning, basate su reti neurali che apprendono dai dati. Gli algoritmi di IA vengono addestrati su grandi quantità di dati.

La gestione dei dati sanitari tramite l’IA richiede una sicurezza rigorosa. I sistemi di intelligenza artificiale raccolgono e analizzano dati sensibili, e una violazione della sicurezza potrebbe esporre informazioni private dei pazienti. Inoltre, è da rilevare che l’uso dell’IA in sanità può comportare il rischio che i medici diventino eccessivamente dipendenti dai sistemi automatici, con il pericolo di affidarsi a valutazioni che non sono sempre del tutto trasparenti. Con l’integrazione sempre più veloce dell’intelligenza artificiale in sanità, si fa, quindi, sempre più urgente l’esigenza di rispondere al quesito: chi è responsabile quando in un contesto sanitario viene utilizzata l’AI per prendere decisioni.

Una delle preoccupazioni maggiori è rappresentata dall’interferenza nella relazione del sanitario con il paziente. Con le evidenti ricadute nel campo della deontologia e dell’etica. L’Oms, che era già intervenuta sulla questione nel giugno 2021, conferma l’importanza di proteggere l’autonomia umana, la riservatezza, la privacy, garantire trasparenza, spiegabilità e intelligibilità; promuovere responsabilità (responsability) e responsabilizzazione (accountability).

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità dell’azienda quando è il singolo dipendente — e non il datore di lavoro — a introdurre strumenti di intelligenza artificiale nel contesto lavorativo. La posizione giuridica prevalente è che l’azienda possa essere ritenuta responsabile per l’uso di IA da parte dei propri dipendenti anche quando non ha deliberatamente deciso di adottare tali strumenti.

L’operatore sanitario non è privato da responsabilità. Il suo ruolo diviene quello di verificare i risultati generati dell’IA, essendo chiamato ad una loro interpretazione critica. Le principali problematiche giuridiche riguardano la tematica della responsabilità civile. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale richiede un trattamento del dato sanitario complesso, automatizzato e profilante, che richiede nel rispetto del Regolamento Gdpr una solida base giuridica e un consenso informato più esteso, anche volto a consentire l’uso dell’IA nel trattamento sanitario . Non solo, quindi, competenza clinica, ma anche capacità di comprendere, gestire e sorvegliare gli strumenti tecnologici impiegati.

Ogni sistema di IA ad alto rischio deve operare sotto il controllo diretto di personale sanitario qualificato e ogni utilizzo deve essere registrato nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

Sul piano della responsabilità, si distingue tra device muniti di AI sotto controllo medico, che mantiene il giudizio di colpa professionale, e quelli a elevata autonomia e opacità, ove l’interruzione del nesso causale suggerisce di spostare il baricentro verso la responsabilità del produttore e della filiera. L’equilibrio tra innovazione e tutela del paziente passa, anche, dalla promozione di una IA affidabile e trasparente, accompagnata da una responsabilità oggettiva del produttore nei casi di errore “della macchina”.Da questo tipo di approccio nasce la condizione di responsabilità del medico che utilizza l’IA, che diviene un vero e proprio dispositivo medico avendone la responsabilità della scelta, con il compito di garantire al paziente l’uso di strumenti affidabili.

La Legge 132/2025, agli artt. 7 e 13, introduce l’obbligo di consenso informato specifico all’uso dell’IA, in forma scritta o digitale, in armonia con la Legge 219/2017. Il paziente ha il diritto di sapere quando e come l’IA contribuisce alla diagnosi o alla terapia. Deve essere informato su funzione, limiti, rischi e garanzie di controllo umano dei sistemi. Dal 10 ottobre 2025 il consenso informato non riguarda più solo la scelta delle cure, ma anche la tecnologia IA che partecipa alla cura.

Il consenso si trasforma così in strumento di partecipazione consapevole e di responsabilità condivisa, rafforzando la relazione terapeutica che mantiene la dimensione dialogica anche nell’era digitale.

L’introduzione di sistemi di AI in sanità, se da un lato può ridurre la medicina difensiva (a esempio diminuendo il margine di errore diagnostico), dall’altro apre la strada a una nuova medicina preventiva digitale, legata a problemi etici e giuridici e questo inciderà sull’allocazione della responsabilità civile. Muovendo dal dilemma tra adesione alle linee-guida (l. 24/2017), buona prassi medica e impiego di strumenti innovativi ma opachi, occorre evidenziare il rischio di un’applicazione meramente difensiva degli strumenti di cura muniti di AI.

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