
Mauro Porcini (Chief design officer di Samsung): «La vera minaccia è l’uniformità. Design e creatività decisivi per costruire marche memorabili»
«In un mondo che tende all’omologazione, il colore rimane uno degli strumenti più potenti per creare differenziazione, emozione e autoespressione». La pensa così Mauro Porcini, designer italiano di fama internazionale e primo President & Chief Design Officer di Samsung. «Il colore diventa distintivo quando comunica significato e racconta una storia e una filosofia. Alcuni brand sono riconoscibili grazie a un colore iconico, altri grazie a sistemi cromatici ampi che esprimono personalità, energia e diversità. Non esiste una formula unica. Ciò che conta è la coerenza tra colore, identità e valori», precisa Porcini.
Eppure si ritorna al bianco e nero.
È un fenomeno che si è organicamente sviluppato in questo decennio come reazione naturale all’eccesso visivo degli anni Ottanta, Novanta e dei primi anni Duemila. Quando tutto è colore, il colore perde parte della sua forza simbolica.
Perché il monocromo attira?
Bianco, nero e neutri offrono una pausa, aiutano a ritrovare chiarezza e concentrazione. Non li considero però una destinazione finale. Sono un momento di riequilibrio.
Oggi si converge verso il neutro.
Tutto ciò racchiude una ricerca di semplicità e universalità, ma spesso anche una tendenza alla standardizzazione. Molti brand hanno sacrificato elementi distintivi per apparire più contemporanei.
È emblema di minimalismo?
La semplicità è una virtù quando migliora l’esperienza e un limite quando rende tutto uguale.
Che responsabilità ha l’intelligenza artificiale?
Tende alla convergenza perché apprende dagli stessi dati e dagli stessi modelli culturali. Per questo il ruolo del design e dell’essere umano diventa ancora più importante.
Qual è la formula vincente?
Nella mia visione AI × (EI + HI), ossia l’intelligenza artificiale deve essere guidata dall’intelligenza emotiva e dall’immaginazione umana per creare esperienze significative e differenziate.
Ma se il colore arretra, chi prende il suo posto?
Diventano centrali il significato, il linguaggio formale, i materiali, le interazioni, il movimento e il suono. Tuttavia il colore resta parte integrante di questo sistema. Non deve necessariamente dominare, ma contribuire a costruire esperienze più umane, memorabili ed emozionali.
Un brand può rinunciare al colore senza perdere personalità?
Il vero tema non è il colore o l’assenza di colore, ma la differenziazione. Alcuni brand possono costruire un’identità fortissima con il bianco e nero o i neutri, purché il loro linguaggio resti distintivo.
In Samsung avete lavorato sull’equilibrio tra innovazione tecnologica ed emozione. Qual è il ruolo del design?
Deve trasformare la tecnologia in significato. La differenziazione non nasce solo dalle prestazioni, ma dalla capacità di aiutare le persone a vivere meglio, esprimersi e connettersi. Il colore è parte di questa missione. In Samsung parliamo di expressive design: progettare prodotti che riflettano la diversità delle persone, non l’uniformità delle macchine.
Il confine tra semplicità e anonimato?
La semplicità può essere memorabile, l’omologazione genera anonimato. Le persone sono diverse e i brand dovrebbero avere il coraggio di esserlo altrettanto.
Verso quali lidi stiamo approdando?
Il mondo è pronto a uscire da una lunga stagione di minimalismo estremo per entrare in una nuova era di espressività. Le persone cercano identità, emozione e autenticità. Per questo immagino un futuro in cui bianco, nero e neutri convivranno con palette più ricche e significative. Non meno colore, ma un colore più intenzionale, personale e umano.
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