Sospesa per 14 giorni l’operazione da 110 miliardi di dollari. Dodici Stati denunciano rischi antitrust. Il 3 agosto la nuova udienza
Il matrimonio più ambizioso di Hollywood finisce, almeno per ora, davanti a un semaforo rosso. Una giudice federale della California ha sospeso per 14 giorni l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance, operazione da 110 miliardi di dollari destinata a ridisegnare cinema, televisione e streaming. Il provvedimento non cancella l’accordo, ma ne incrina il calendario e consegna agli oppositori una prima vittoria.
La giudice Araceli Martínez-Olguín ha accolto la richiesta della California e di altri undici Stati, che accusano la fusione di comprimere la concorrenza nei film destinati alle sale e nei canali via cavo. L’udienza decisiva sulla sospensione preliminare è fissata per il 3 agosto. Fino ad allora Paramount e Warner Bros Discovery resteranno concorrenti separati. Nella sua ordinanza, la giudice osserva che restano «seri interrogativi sul merito» e che la nuova società potrebbe conquistare una quota tale da far presumere una violazione delle norme antitrust.
Il nodo è semplice: quanto potere può essere concentrato nelle mani di un solo gruppo mentre Hollywood perde pubblico, ricavi e certezze? Secondo gli Stati, il nuovo colosso controllerebbe il 27% dei film distribuiti su larga scala e oltre il 30% dei blockbuster attesi. Quattro società – la nuova entità, Disney, Universal e Sony – arriverebbero così a dominare più del 90% del mercato. E dietro i numeri ci sono meno compratori per sceneggiatori e produttori, meno alternative per le sale, meno pressione a investire in titoli nuovi.
Paramount ribatte che la fotografia degli accusatori appartiene al passato. La tv via cavo arretra, il cord-cutting svuota i bouquet tradizionali, Amazon Mgm e A24 hanno reso il cinema più mobile. La fusione, sostiene il gruppo guidato da David Ellison, servirebbe a costruire un concorrente abbastanza grande da sfidare Netflix e Amazon nello streaming. Ma la giudice ha respinto l’idea che i benefici promessi in un mercato possano compensare i danni prodotti in un altro.
Sul tavolo pesa anche il tempo. Paramount sperava di chiudere già il 22 luglio. Dal 30 settembre, in caso di ritardo, dovrebbe versare agli azionisti di Warner Bros Discovery 7 milioni di dollari al giorno. La società ha promesso almeno 30 film l’anno nelle sale, ma gli Stati invitano a non affidarsi a impegni non vincolanti. Il procuratore generale californiano Rob Bonta ha definito la decisione «una prima vittoria cruciale per impedire che questa megafusione veda mai la luce».
Il Dipartimento di Giustizia ha già dato il via libera e Donald Trump ha salutato con favore l’operazione. Ma il fronte contrario cresce: sindacati degli sceneggiatori, consumatori e nomi di primo piano di Hollywood temono un’industria più chiusa. Anche le redazioni di Cnn e Cbs temono una possibile unificazione. Il vero processo deve ancora cominciare. Ma nelle grandi fusioni l’ingiunzione preliminare non è banale. E se arriva, il progetto può sfaldarsi prima ancora di entrare in aula.
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