
L’obiettivo erano i 30 chili d’oro che prodotti nella fonderia che la controllata Glencore fa funzionare a San Gavino (valore di circa 6 milioni di euro) e e che vengono poi spediti con un portavalori in Toscana
Puntavano all’oro prodotto nello stabilimento di San Gavino dalla Portovesme srl, controllata dalla Glencore, gli 11 uomini arrestati dalla Polizia nell’ambito dell’operazione denominata Golden mole e coordinata dalla Dda di Cagliari sabato mattina.
L’obiettivo, in manette anche un operaio impegnato nello stabilimento del Medio Campidano, erano i 30 chilogrammi d’oro circa che settimanalmente vengono prodotti nella fonderia che la controllata Glencore fa funzionare a San Gavino, del valore di circa 6 milioni di euro e spediti con un portavalori in Toscana. L’oro è una delle produzioni che, seppure in quantità limitata rispetto agli altri volumi, portano avanti gli stabilimenti dell’azienda controllata da Glencore. Più di una tonnellata d’oro e 300 di argento che poi vengono destinate al mercato dei preziosi. Produzioni di nicchia che, per la fabbrica metallurgica hanno un peso significativo.
Le 11 persone sono state però bloccate dalla polizia prima che riuscissero a mettere in pratica il loro piano che, nell’ultimo periodo, avrebbe anche previsto di assaltare direttamente il caveau della fonderia (da qui il nome dell’operazione ’Golden Mole-la talpa d’oro).
Secondo la contestazione, «determinante, nella fase preparatoria, sarebbe stato il contributo del basista – sottolineano gli inquirenti -, un operaio specializzato impiegato all’interno dell’obiettivo da svaligiare, che, “secondo il quadro investigativo”, avrebbe messo a disposizione dell’organizzazione informazioni riservate di fondamentale importanza, attraverso la predisposizione di rilievi fotografici non solo dei furgoni portavalori presenti all’atto del ritiro, ma anche dell’intero sito produttivo e delle relative aree di accesso, documentando ingressi, percorsi interni, sistemi di sicurezza e punti sensibili della struttura».
Un’attività che avrebbe consentito poi di elaborare un piano d’azione «estremamente dettagliato e di individuare le modalità ritenute più idonee per raggiungere il caveau e neutralizzare gli ostacoli posti a sua difesa, mettendo in conto di utilizzare armi, esplosivo e mezzi pesanti».
Tre le contestazioni: tentata rapina con la nuova fattispecie del 628 bis del codice penale sugli assalti ai portavalori, ma anche le ipotesi di detenzione e porto illegale di armi e ricettazione di più veicoli. Dieci mezzi, tra i quali un carro attrezzi, sono stati rinvenuti in un ovile a Isili, nel Medio Campidano, mentre altre basi operative erano state allestite nell’area industriale San Gavino (non lontano dalla fonderia) e a Busachi.
Da quanto emerso la banda era radicata nella provincia di Cagliari, soprattutto il gruppo che aveva il compito di organizzare il colpo, poi nel Nuorese, in particolare Fonni e Arzana. In campo, sabato mattina, circa 130 uomini della polizia tra Squadre Mobili, Sisco di Cagliari ma erano pronti a intervenire anche i Nocs.
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