Save the Children: «A Gaza 74 mila bambini sotto i 5 anni rischiano malnutrizione acuta»

Il monito dell’ong dopo i dati diffusi dall’Integrated Food Security Phase Classification, il principale sistema globale di monitoraggio della fame

Entro aprile 2027, nella Striscia di Gaza più di 74.000 bambini con meno di cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta. A lanciare l’allarme è Save the Children, alla luce dei nuovi dati diffusi dall’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), il principale sistema globale di monitoraggio della fame.

La fotografia scattata dall’Ipc è chiara: «Dopo due anni di conflitto, il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 ha portato a progressi tangibili nell’accesso umanitario e nelle condizioni generali nella Striscia di Gaza», ma «l’insicurezza alimentare acuta rimane diffusa in tutta la Striscia di Gaza».

«Tra metà aprile e il 30 giugno 2026, oltre 1,2 milioni di persone (il 59% della popolazione) hanno affrontato condizioni di crisi o peggiori», continua il report.

Secondo la scala in 5 fasi utilizzata dall’Ipc per misurare la gravità dell’insicurezza alimentare acuta e della malnutrizione, la situazione si collocherebbe almeno in fase 3, se non peggio.

«Si prevede un peggioramento delle condizioni tra luglio e dicembre 2026, con oltre 1,4 milioni di persone (il 67%) che dovrebbero affrontare condizioni di crisi o peggiori», si legge nello studio.

«La malnutrizione acuta, in particolare tra i bambini, è diminuita in modo significativo, grazie a un notevole ampliamento dei programmi nutrizionali» – prosegue l’Ipc – «tuttavia, si stima che circa 74.200 bambini di età compresa tra i 6 e i 59 mesi avranno bisogno di cure per la malnutrizione acuta entro aprile 2027. Gli adulti continuano a ridurre il proprio apporto alimentare per dare priorità ai figli. Si stima che circa 24.600 donne in gravidanza e in allattamento soffriranno di malnutrizione acuta nello stesso periodo».

Save the Children evidenzia che l’Ipc attribuisce i recenti miglioramenti dello stato nutrizionale all’aumento degli aiuti umanitari entrati nella Striscia dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre, sottolineando però che «dall’inizio di febbraio 2026 l’ingresso degli aiuti è progressivamente diminuito, con una forte riduzione della distribuzione di alimenti nutrienti e del numero dei programmi di supporto nutrizionale».

«Allo stesso tempo, gli operatori di Save the Children riferiscono che i mercati sono pieni di prodotti, come patatine e cioccolato, venduti a prezzi elevati e con scarso valore nutritivo, mentre le famiglie più vulnerabili continuano ad avere difficoltà ad acquistare cibi sani e di qualità a prezzi accessibili», aggiunge l’ong.

«L’ultima analisi dell’Ipc non deve essere interpretata come un segnale di ripresa per i bambini di Gaza. È piuttosto un monito: l’assistenza umanitaria ha contribuito a evitare una catastrofe ancora più grave, ma i progressi ottenuti restano estremamente fragili. Il consumo di cibo è ancora insufficiente, gli aiuti umanitari rappresentano l’unica ancora di salvezza per la maggior parte delle famiglie e qualsiasi interruzione dell’accesso umanitario rischia di cancellare i modesti risultati raggiunti», dice Ahmad Alhendawi, Direttore di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale.

«I bambini non dovrebbero continuare a pagare il prezzo dell’immobilismo politico. Ogni ritardo nel garantire un accesso umanitario sicuro, continuativo e senza interruzioni, espone un numero crescente di bambini al rischio di fame, malnutrizione e malattie prevenibili. I governi devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per ottenere un cessate il fuoco permanente, garantire un accesso umanitario sicuro, continuo e regolare, ripristinare i servizi essenziali e creare le condizioni affinché i bambini palestinesi possano non solo sopravvivere, ma anche riprendersi e costruire il proprio futuro», conclude il Direttore di Save the Children per Medio Oriente.

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