L’annuncio della Corte penale internazionale arriva all’indomani di quello dell’Onu
NAIROBI – La Corte penale internazionale ha raggiunto una «svolta» nelle sue indagini sui crimini di guerra consumati nella regione del Darfur durante il conflitto in Sudan, innescato nel 2023 dallo scontro fra i regolari e i paramilitari delle Rapid support forces.
Lo ha rivelato all’agenzia Reuters un’alto funzionaria della Corte penale internazionale, testimoniando un momento clou nelle investigazioni dell’Aja sulle offensive contro le città di el-Geneina e al-Fashir: le località del Darfur dove gli esperti di Onu e altre organizzazioni ravvisano gli estremi di una pulizia etnica contro la popolazione nera, in un déjà-vu del genocidio che ha già martoriato la regione agli inizi degli anni Duemila.
La rivelazione della Cpi arriva all’indomani di un sviluppo simile delle Nazioni unite, dopo che un report di febbraio aveva già identificato i tratti «caratteristici» del genocidio. La Missione di accertamento dei fatti dell’Onu ha dichiarato l’8 luglio che le violenze perpetrate dai paramilitari delle Rsf possono configurare un genocidio contro le tribù non arabe, oltre a un avvertimento sull’assedio sferrato sulla città di el-Obeid: un’avanzata già denunciato come una «catastrofe» dal Palazzo di Vetro.
La viceprocuratrice Nazhat Shameem Khan ha dichiarato a Reuters che la Corta ha messo mano su «ulteriori prove, prove concrete» che «collegano quanto sta accadendo nel Darfur ai vertici della leadership» ed equivalgono a «una svolta» nelle indagini sulla guerra sudanese. Shameen Khan non ha potuto precisare a che «vertici» si riferiscano le indagini e saranno richiesti arresti. «Siamo fiduciosi che ci saranno risultati almeno entro un lasso di tempo ragionevole», ha aggiunto, scrive Reuters.
La guerra in Sudan, stata classificata dalle Nazioni unite come una delle «peggiori crisi umanitari» su scala globale, è entrata lo scorso aprile nel suo quarto anno di ostilità e veleggia su bilanci sempre più critici. I dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati aggiornati al 6 luglio parlano di un totale di 11,4 milioni di sfollati, divisi fra oltre 4,5 milioni di persone defluite oltre i confini sudanesi e altri 6,5 milioni costretti ad abbandonare la propria abitazione ma rimasti nei confini del terzo Paese più esteso dell’Africa.
Il bilancio delle vittime è più incerto, anche se le stime circolate finora oscillano fra i 150mila morti conteggiati da una stima statunitense nel 2024 e i picchi di circa 400mila evidenziati da altre fonti nel 2026. Oggi il Paese si è inoltrato in quello che viene classificato come uno «libico» , con una spaccatura fra un sud-ovest sotto il controllo dei paramilitari e un centro e nord ovest amministraton dal governo militare.
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