
Oltre 95 milioni di euro di risorse pubbliche tra Governo e Comitato organizzatore, nuovi impianti sportivi e progetti di rigenerazione urbana ridisegnano il volto della città
Taranto oltre l’Ilva. Conto alla rovescia verso i XX Giochi del Mediterraneo. Ultime tre settimane e grande fermento nei cantieri. Il 21 agosto la città pugliese accoglierà infatti allo stadio Iacovone la cerimonia inaugurale che darà il via ad un fitto programma di attività fino al 3 settembre, con oltre 4mila atleti ospitati. Mentre la città definisce il programma degli eventi che dal 15 agosto coinvolgeranno i diversi quartieri, la partita decisiva si gioca oggi nelle aree di trasformazione. È il rush finale di un masterplan realizzato, secondo il commissario straordinario e presidente del Comitato organizzatore Massimo Ferrarese, in soli 30 mesi. «Ora stiamo consegnando gli ultimi impianti», ha dichiarato il commissario sottolineando il sostegno ricevuto dalle istituzioni territoriali e dai cittadini e il cambiamento prodotto nella percezione di Taranto a livello locale, nazionale e internazionale.
L’immagine più evidente di questa corsa contro il tempo arriva dallo Stadio del Nuoto, dove oggi sono impegnati 180 operai organizzati su due turni. Il cantiere è guidato dall’impresa Ferraro, incaricata della progettazione esecutiva e della realizzazione dell’opera dopo essersi aggiudicata l’appalto 15 mesi fa. Tempi particolarmente compressi per trasformare in infrastruttura, in soli 12 mesi, il concept nato da un concorso di progettazione e arrivare alla consegna in vista dell’apertura dei Giochi. Una delle fasi più delicate in questo caso è stata la costruzione della copertura in legno lamellare, realizzata da Rubner, avviata alla fine di gennaio e completata ad aprile nonostante il forte vento, le piogge e una logistica complessa, caratterizzata dalla sovrapposizione delle lavorazioni e dalla movimentazione di elementi strutturali di grandi dimensioni. Copertura che si estende per circa 3.800 metri quadrati ed è composta da 860 metri cubi di legno lamellare, 342 metri cubi di X-Lam e 11.500 chilogrammi di acciaio. Il centro natatorio comprende due vasche olimpioniche da 50 metri, una indoor e una outdoor affacciata sul mare.
Alla posa delle vasche, realizzate da un leader del settore com’è Fluidra, si affiancano l’installazione delle tribune, le opere impiantistiche, le finiture e gli arredi funzionali, sviluppati in coerenza con i requisiti ambientali minimi e con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Accanto allo Stadio del Nuoto è pronto anche il PalaRicciardi, altra opera sulla quale ha lavorato la stessa azienda Ferraro. Impianto che colloca Taranto nella ristretta geografia italiana dell’atletica indoor: è il terzo palazzetto di questa tipologia dopo quelli di Ancona e Brescia, il primo del Sud Italia. La struttura, coperta da una spettacolare tendostruttura in carpenteria metallica con oltre 322.000 kg di acciaio e un profilo altimetrico fino a 25 metri al colmo, può accogliere circa 1.500 spettatori nelle sue tribune già completate con le sedute blu e bianche ed è concepita per ospitare anche eventi culturali e di spettacolo. All’esterno, pensiline fotovoltaiche e ampie aree verdi completano un progetto orientato alla sostenibilità e alla rigenerazione urbana.
Due infrastrutture che rappresentano i tanti tasselli della trasformazione in atto nella città di Taranto e della costruzione di un’offerta sportiva capace di funzionare durante tutto l’anno, combinando attività al coperto e all’aperto. «Taranto sta per affrontare il momento più importante in assoluto della sua storia sportiva, ma anche uno dei più importanti in generale», dice il vicesindaco Mattia Giorno al Sole 24 Ore. In una fase difficile per la città, i Giochi rappresentano, secondo Giorno, «un’opportunità incredibile, resa concreta dagli investimenti per centinaia di milioni di euro che hanno generato cantieri, lavoro, nuove opere e infrastrutture». La trasformazione materiale è però soltanto la prima parte della sfida. «Taranto è una città che ha bisogno di ritrovarsi, di farsi forza e di cercare una strada da percorrere», sottolinea Giorno. Il valore della manifestazione dipenderà quindi dalla capacità di far vivere le strutture dopo la conclusione delle competizioni, trasformando l’investimento straordinario in una politica ordinaria per lo sport, la qualità urbana e lo sviluppo economico.
Anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi concentra l’attenzione sul passaggio dall’evento alla sua eredità. Quelli realizzati a Taranto sono «impianti di grande qualità sportiva». Gli ultimi giorni, spiega il ministro, serviranno a «rifinire e personalizzare» le strutture e a completare la preparazione della cerimonia: «Abbiamo fatto tanto, ma dobbiamo ancora continuare». Abodi richiama anche il lavoro compiuto sul piano finanziario e organizzativo: «Abbiamo garantito che non ci siano extracosti e l’equilibrio di bilancio del Comitato organizzatore».
Secondo i dati indicati dal ministro, il Governo ha messo a disposizione 75 milioni di euro, ai quali si aggiungono circa 20 milioni mobilitati dal Comitato organizzatore. Ma il risultato più importante, aggiunge Abodi, non sarà misurato soltanto attraverso i bilanci o la qualità tecnica degli impianti: «Quello che conta di più è che il popolo tarantino possa trovare non soltanto nei Giochi, ma anche nei luoghi che abbiamo costruito e ricostruito, un motivo di sollievo, di serenità e una ritrovata umanità, della quale abbiamo bisogno tutti, ma tanto più Taranto». Non solo, «i Giochi del Mediterraneo non finiranno il 3 settembre», ribadisce il ministro. L’offerta combinata indoor e outdoor e la qualità delle nuove strutture potranno fare di Taranto una città dello sport non soltanto per il Mezzogiorno, ma per l’intero bacino mediterraneo.
Il punto di partenza resta però fragile: il capoluogo è al 91° posto nell’Indice di sportività del Sole 24 Ore e al 99° nella graduatoria della qualità della vita. Comune, Regione e Governo, ha anticipato Abodi, dovranno studiare gli elementi che concorrono a questi indicatori affinché il prossimo anno possa iniziare un riscatto, «una competizione con noi stessi». Sul terreno della governance si misurerà quindi la riuscita più profonda dei Giochi. «Dovremo gestire tutto questo – commenta Giorno – sfruttare l’occasione e fare in modo che il turismo sportivo diventi un’opportunità, così come la possibilità di disputare grandi eventi e competizioni». La capacità di utilizzare gli impianti e di costruire intorno a essi una programmazione continuativa potrà produrre ricadute positive e contribuire a dare una svolta alla città.