Accise, verso la fine degli sconti. Urso convoca le compagnie: «Adeguate i prezzi al mercato»

Per tre mesi e mezzo, il Governo ha rinnovato le misure andando a ridurre progressivamente il taglio, arrivando appunto ai -6,1 centesimi al litro attuali, che saranno in vigore fino al 3 luglio (compreso)

Una convocazione preventiva, per non intaccare la strada (ancora lunga) verso il ritorno alla normalità nella partita dei carburanti. Si può leggere così la riunione di oggi prevista tra il ministro delle Imprese Adolfo Urso e i rappresentanti delle quattro compagnie petrolifere (Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil) al Mimit.

L’obiettivo è quello di «fare il punto sull’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei carburanti a seguito del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e del conseguente riavvio dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz».

Tradotto: assicurarsi che l’andamento al ribasso degli ultimi giorni prosegua. Anche perché il Governo, e in particolare il ministro dell’Economia Giorgetti, vuole mettere un punto (tregua Usa-Iran permettendo) alla lunga e dispendiosa parentesi di tagli accise.

Un riassunto delle ultime puntate. Il primo intervento è arrivato il 18 marzo (entrato in vigore il giorno dopo) e ha ridotto le imposte su benzina e gasolio di 24,4 centesimi al litro. Per tre mesi e mezzo, il Governo ha rinnovato le misure andando a ridurre progressivamente il taglio, arrivando appunto ai -6,1 centesimi al litro attuali, che saranno in vigore fino al 3 luglio (compreso).

Questo perché, come detto, i listini sono in lento calo da settimane, da quando ha preso piede (per davvero) la possibilità di trovare un accordo per lo stretto di Hormuz (dove passa un quinto del petrolio mondiale).

In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi del Mimit, la benzina ha un costo medio di 1,809 euro al litro e il gasolio di 1,892 euro. Da sabato, senza ulteriori proroghe, la verde arriverà a 1,87 euro, mentre il gasolio poco sopra 1,95 euro.

Prezzi decisamente inferiori alle settimane passate, soprattutto considerando che non sono “dopati” da interventi fiscali, ma sopra la media a cui si sono abituati gli automobilisti italiani negli ultimi anni. Ecco perché l’attenzione del Governo sulle compagnie petrolifere, che oggi operano in un mercato più tranquillo (il Brent si aggira intorno ai 70 dollari al barile), rimane alta. «Ho convocato le compagnie petrolifere – ha spiegato Urso a TgCom24 – per richiamarle alla loro responsabilità nell’adeguare il più velocemente possibile il prezzo dei carburanti all’andamento dei mercati».

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