
Il piano del gruppo: accelerare sugli investimenti nella difesa e ritorno a piena capacità produttiva dell’aviazione dopo la crisi dei motori.
Accoglienza positiva dei mercati per Airbus, che ha presentato un ambizioso piano accompagnato da nuovi obiettivi finanziari di medio termine. Il titolo del gruppo aerospaziale europeo è salito di oltre il 5% dopo l’annuncio di un programma di riacquisto di azioni proprie da 5 miliardi di euro e un target che prevede un deciso incremento della redditività entro la fine del decennio.
Il costruttore europeo punta a conseguire nel 2029 un utile operativo adjusted (EBIT) compreso tra 12 e 13 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 7,13 miliardi registrati nel 2024. Il nuovo obiettivo supera anche il target di 7,5 miliardi fissato per il 2026, delineando un percorso di crescita che il management ritiene sostenibile grazie all’espansione della produzione e al progressivo superamento delle criticità nella supply chain.
A trainare i risultati sarà soprattutto la divisione degli aerei commerciali, che Airbus stima possa generare circa 10 miliardi di euro di utile operativo nel 2029. Il gruppo ha ribadito la fiducia nella domanda strutturale di nuovi velivoli e nella capacità di incrementare gradualmente i ritmi produttivi, nonostante le persistenti tensioni lungo la filiera.
Il primo produttore al mondo di aerei aveva iniziato l’anno a rilento a causa di colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento e nella produzione dei motori, ma ha successivamente accelerato il ritmo delle consegne, aumentando del 15% su base annua il numero di aerei consegnati nel primo semestre.
La mossa di Airbus conferma una strategia improntata alla prudenza finanziaria, respingendo l’idea che l’ampia liquidità disponibile rappresenti capitale inutilizzato. Come ha spiegato il ceo Guillaume Faury, in un breafing con la stampa nel corso del air show di Farnborough, la posizione di cassa netta va letta insieme all’intera struttura del debito, composta da emissioni obbligazionarie, linee di credito e strumenti di finanziamento diversificati.
L’obiettivo dichiarato è preservare un significativo “cuscinetto” finanziario capace di garantire flessibilità in caso di shock sistemici, come avvenuto durante la pandemia di Covid-19. In questo contesto si inseriscono anche le recenti operazioni sul mercato obbligazionario, tra cui un’emissione da 750 milioni di euro, e la linea di credito sottoscritta con la Banca europea per gli investimenti (BEI) che Boeing ha criticato definendola aiuti di Stato.
«E’ stata negoziata a condizioni pienamente di mercato e i 3 miliardi di euro complessivamente disponibili, è stata utilizzata soltanto una quota marginale», ha detto il cfo Thomas Toepfer. Il messaggio è chiaro: non si tratta di una misura straordinaria né di un sostegno pubblico implicito, ma di uno dei numerosi strumenti finanziari inseriti nella normale politica di funding del gruppo.
Sul fronte industriale, Airbus continua a guardare con fiducia alla crescita di lungo periodo del trasporto aereo. Lars Wagner, ceo della divisione Airbus Commercial Aircraft ha spiegato che il mercato potenziale rimane enorme: miliardi di persone non hanno ancora accesso abituale ai viaggi in aereo e ciò lascia spazio a un’espansione strutturale della domanda. L’obiettivo di arrivare a una flotta globale di circa 42 mila aeromobili viene considerato pienamente sostenibile grazie alla capacità dell’intero ecosistema industriale di aumentare progressivamente i ritmi produttivi.
Per Airbus, la combinazione tra domanda crescente e numero limitato di costruttori globali rappresenta un vantaggio competitivo destinato a consolidarsi nei prossimi anni. Per rispondere la mercato, Airbus ha confermato di stare valutando il lancio di versioni più lunghe dei suoi aerei A220 e A350, senza fornire alcuna tempistica per una decisione.
Molto più articolata la riflessione sul comparto Difesa e Spazio, dove il gruppo vede emergere un ecosistema profondamente diverso rispetto al passato. L’aumento della spesa militare europea, l’ingresso di startup tecnologiche e la crescente rilevanza di tecnologie come intelligenza artificiale, autonomia, droni e sistemi spaziali stanno modificando il tradizionale modello dell’industria della difesa. Parallelamente, il gruppo sta ampliando la collaborazione con startup innovative, come dimostrano le recenti partnership nel settore dei sistemi autonomi anche con l’Ucraina, come ha spiegato Michael Schoellhorn, ceo della divisione Defence and Space.
Secondo il management, sta inoltre cambiando il modello di finanziamento europeo: se in passato lo sviluppo tecnologico era ampiamente sostenuto da fondi governativi, oggi le aziende devono anticipare una quota crescente degli investimenti con risorse proprie, selezionando con attenzione i segmenti strategici su cui concentrare il capitale.
Le priorità individuate sono autonomia, software, intelligenza artificiale e tecnologie dual use. Ma Airbus sottolinea come il vantaggio competitivo continui a risiedere nella capacità di integrare software avanzato con piattaforme fisiche, ricordando che «le guerre non si vincono soltanto con il software».
Anche il business degli elicotteri militari continua a beneficiare del mutato contesto geopolitico. L’esperienza del conflitto in Ucraina e delle operazioni in Medio Oriente ha dimostrato, secondo Airbus, l’efficacia operativa degli elicotteri sia nelle missioni anti-drone sia nelle operazioni di evacuazione, recupero e protezione delle infrastrutture critiche.
Matthieu Louvot, ceo Aibus Helicopters ha sottolineato come il Tiger abbia confermato le proprie capacità operative e ha ricordato che il 2025 ha registrato livelli record di ordini, sostenuti dalla crescente richiesta di piattaforme versatili e ad elevata connettività.
Sul business dell’aviazione commerciale permane invece la principale criticità industriale: la disponibilità di motori. Airbus si dichiara soddisfatta da parte di CFM International, che dovrebbe rispettare integralmente gli impegni produttivi per il 2026 e il 2027, con la possibilità di incrementare ulteriormente le consegne qualora vi fosse capacità aggiuntiva.
Più complessa resta invece la situazione con Pratt & Whitney. Il costruttore americano continua infatti a destinare una parte rilevante della produzione ai motori necessari per riportare in servizio gli aeromobili già operativi ma fermi a terra, limitando così le forniture destinate ai nuovi velivoli.
Airbus ha confermato che il numero di motori disponibili per il 2026 è ormai definito e coerente con la guidance comunicata al mercato, mentre per il 2027 esistono accordi quantitativi con tutti i motoristi, pur ritenendo insufficienti le allocazioni previste da Pratt & Whitney.
Il management rimane tuttavia fiducioso che la situazione si normalizzi progressivamente, prevedendo un netto miglioramento nel 2027 e il completo superamento delle criticità entro il 2028, quando il fenomeno degli aerei a terra dovrebbe essere sostanzialmente azzerato. In quello scenario Airbus punta a raggiungere stabilmente il ritmo produttivo di 75 A320 al mese, obiettivo industriale indicato da tempo come riferimento di lungo periodo.
Sul fronte dei programmi militari europei, Airbus ha commentato con pragmatismo l’interruzione dell’attuale configurazione del programma FCAS. Il ceo Faury ha riconosciuto la delusione per non essere riuscito a portare avanti il progetto nelle modalità inizialmente previste, ma ha sottolineato come il blocco decisionale rendesse inevitabile chiudere quella fase per poter costruire una nuova architettura industriale. Più che soddisfazione, emerge dunque un senso di realismo: lo stallo è stato superato, ma resta da definire il nuovo equilibrio del programma europeo di caccia di sesta generazione.