L’insidia dietro un tuffo, in 2 anni 600 annegati. Consigli e accorgimenti per i bagni in sicurezza

L’insidia dietro un tuffo. Perché con la stagione estiva si ripropone il tema della sicurezza in acqua. Che sia mare, lago, fiume o piscina, nom fa differenza. La parola d’ordine è attenzione e sicurezza. Anche perché le cronache degli ultimi giorni raccontano diversi casi da non sottovalutare. Dalla bimba trascinata dall’acqua nel lago, all’uomo di 44 anni annegato dopo un tuffo nel ravennate, senza dimenticare la piccola annegata in piscina. Casi drammatici che si ripetono di zona in zona, con una frequenza costante.

Nel periodo che va dal 2024 al 2025 l’Iss, istituto superiore di sanità ha censito oltre 600 annegamenti. Tragedie che, in prevalenza, hanno colpito maschi e quasi equamente divise tra mare, soprattutto nelle spiagge libere, e acque interne. Il dato emerge viene dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione.

«Il fenomeno è nettamente maschile: nei casi per i quali è specificato il genere i maschi sono la maggioranza con 482 casi, pari all’80,7% – sottolinea l’osservatorio -. Circa il 30% degli annegamenti riguarda persone con oltre 65 anni, circa 23% bambini e giovani fino a 24 anni mentre per il 3% di casi non è stato possibile risalire all’età dei soggetti annegati. La maggior parte degli annegamenti avviene in mare (281) e nelle acque interne (277), che insieme rappresentano il 93% dei casi. Un numero inferiore (37 annegamenti) ma importante se si considera che coinvolge principalmente i bambini e gli adolescenti avviene nelle piscine».

Nel complesso, la causa principale (44,9%) è rappresentata dal “malore in acqua” cui seguono le “cadute in acqua”, e le “condizioni meteo avverse” con mare mosso e un ritorno a riva appesantito da forti correnti. La statistica realizzata dall’osservatorio assegna la maglia nera alla Lombardia (90 casi; 14,9%), la Regione Veneto (73; 12,1%), la Regione Toscana (52; 8,6%), la Regione Lazio (51; 8,4%), le Regioni Puglia, Sardegna e Sicilia (41; 6,8%) e la Regione Emilia-Romagna (37; 6,1%).

Eppure, a sentire gli esperti, con alcune regole semplici, il numero di queste tragedie, «tendenzialmente stabili negli ultimi 20 anni» potrebbe diminuire.

Mai lasciare i bambini da soli, neppure per una telefonata. Nel caso ci fosse una piscina condominiale o domestica, meglio farla recintare in modo che i bambini non possano accedere senza accompagnatore. Un suggerimento è far imparare al più presto i bambini a nuotare e acquisire acquaticità. Per i ragazzi e adulti, primo consiglio è quello di non fare il bagno quando è issata la bandierina rossa. Nell’80% dei casi gli annegamenti avvenuti in condizioni meteo marine avverse sono dovuti a una sottovalutazione del pericolo. Evitare poi l’uso di alcol e sostanze stupefacenti. Eppoi, in caso di difficoltà mai nuotare contro corrente ma laterlamente e segnalare la difficoltà. Attenzione anche ai tuffi, mai lanciarsi senza conoscere il fondale. Meglio fare il bagno in compagnia o vicino a qualcuno e inoltre, nel caso di ambienti fluviali, attenzione alle basse temperature e alle correnti. Attenzione anche alla cartellonistica e alla presenza di assistenti bagnanti.

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