
La storia del cotonificio lombardo ha accompagnato quella dell’Italia. Per festeggiare, eventi e iniziative per il territorio. L’ad: «Vogliamo attrarre le giovani generazioni»
Anche se ci sono molti casi di aziende tessili la cui storia si è intrecciata con quella dell’Italia, quello di Albini è uno dei più rappresentativi: era il 1876, sei anni dopo il completamento dell’unità d’Italia con la conquista di Roma, quando ad Albino, nella Val Seriana, veniva fondato il cotonificio del quale poco più tardi l’imprenditore brianzolo Giovanni Albini sarebbe diventato prima socio e poi unico proprietario, dando vita a quello che oggi è il più importante cotonificio italiano e d’Europa, associato ai tessuti per camicia più belli al mondo.
Le generazioni seguenti hanno affrontato crisi, guerre, persino rapimenti; hanno usato i fondi del Piano Marshall per acquistare telai all’avanguardia e modernizzare tutte le fasi di produzione; hanno aperto l’azienda ai mercati globali, soprattutto grazie alla visione di Silvio Albini, scomparso improvvisamente nel 2018. Una storia di famiglia che va di pari passo con quella del gruppo, che oggi conta quattro marchi di tessuti, oltre mille dipendenti, sette stabilimenti, 150 milioni di fatturato nel 2025.
Nel 2026, con il marchio Albini 1876, celebra 150 anni, un traguardo raggiunto e celebrato orgogliosamente ma con quell’ understatement da sempre insito nella famiglia, che ancora abita nell’antica villa di Bergamo, in sobrio stile fiorentino.
La quinta generazione guida l’azienda con Stefano (presidente), Andrea (direttore degli stabilimenti), e Fabio (direttore creativo), insieme all’ad Pierluigi Fusco Girard, arrivato in Albini quasi due anni fa: «Mi colpisce ogni giorno il legame strettissimo con la comunità – racconta –. Qui si dice “lavoro per gli Albini” e non solo “per Albini”: una sottigliezza, ma molto significativa. Nonostante si tratti di un’azienda nota in tutto il mondo e apprezzata dai brand più importanti, la caratterizza l’umiltà, l’ascolto, il lavoro appassionato e volto costantemente all’innovazione, al miglioramento».
Fusco Girard sembra avere una propensione particolare per le aziende dal prestigioso passato e di promettente futuro, come il Linificio e Canapificio Nazionale, che ha guidato per sette anni. E una visione che unisce le due dimensioni temporali ha dato vita al programma di celebrazioni dei 150 anni di Albini: «Abbiamo scelto la formula “150 years of wonder”, dove il senso di meraviglia scaturisce certo da quello che è stato fatto, ma implica anche e soprattutto un invito a stimolare la curiosità, la ricerca, che caratterizza da sempre Albini».
Ed è la meraviglia di quelle circa mille persone che, in uno dei primi eventi del calendario celebrativo, hanno partecipato all’open day dell’azienda: «Chiunque entrasse diceva “non credevo che fosse così” – prosegue l’ad –. È stato importante anche per far capire quello che Albini, ma più in generale l’industria tessile italiana, è stata ed è ancora, per attrarre le giovani generazioni che spesso non immaginano, appunto, quanto possa essere ricca di passione, bellezza e ricerca. In questo senso lanceremo anche uno speciale progetto, Albini Campus».
Si tratta una piattaforma che, in collaborazione con alcune delle più prestigiose istituzioni accademiche italiane e internazionali (come lo Ied, l’Accademia Costume e Moda, UniBocconi, Fit di New York e il Master delle Fibre Nobili di Biella), metterà a disposizione delle nuove generazioni il patrimonio di competenze del gruppo, aprendo le porte degli stabilimenti, supportando attività formative, stage, progetti di ricerca e percorsi di sviluppo professionale.
Molti giovani lavorano già in Albini_Next, il think tank di ricerca per la sostenibilità della filiera aperto nel 2019 e ospitato nell’hub del Kilometro Rosso lungo l’autostrada A4. Ed è il rosso, ancora, a segnare un’altra iniziativa celebrativa: «Con Pantone abbiamo creato il “nostro” colore, il “Legacy Red”, che abbiamo declinato in una speciale serie di tessuti, di cui fa parte anche il nuovo Centocinquanta, con finissimi filati 150/1 e una densità di 150 fili per centimetro», prosegue Fusco Girard, particolarmente orgoglioso anche di un’altra, recente conquista di Albini, la certificazione ISO 56001, che riconosce gli investimenti in innovazione come asset strategici. «Vogliamo essere sempre di più partner dei nostri clienti, supportandoli nelle loro esigenze e richieste (il 48% del fatturato è generato da prodotti personalizzati, ndr), una presenza che riusciamo a garantire anche grazie al nostro controllo della filiera», nota l’ad.
Ora, però, l’attenzione è per l’evento celebrativo del prossimo 8 luglio a Milano: «In ottobre ne organizzeremo un altro per tutti i nostri collaboratori, in zona – conclude Fusco Girard –, perché è soprattutto da qui che prendiamo la nostra energia».
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