Dublino accelera sulla riforma della vigilanza dei mercati Ue

La presidenza irlandese dell’Unione intende rispettare la tabella di marcia che i Ventisette si sono dati e quindi raggiungere un accordo entro l’anno

DUBLINO – La presidenza irlandese dell’Unione intende rispettare la tabella di marcia che i Ventisette si sono dati di recente e quindi raggiungere un accordo sulla riforma della vigilanza dei mercati entro fine anno. Il rischio di una intesa al ribasso è elevato. Al tempo stesso, c’è la consapevolezza di dover dare una accelerazione all’integrazione finanziaria in Europa. Nel corso di questo semestre, a Dublino spetterà anche il compito di trovare una intesa sul bilancio 2028-2034.

«Se non ora quando?», si è chiesto ieri il ministro delle Finanze Simon Harris in una conferenza stampa con un gruppo di giornalisti bruxellesi in visita a Dublino in occasione della presidenza irlandese dell’Unione. «I Ventisette si sono dotati di una tabella di marcia in modo da completare l’integrazione del mercato unico. Io mi concentrerò sulla vigilanza dei mercati, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro fine anno (…) Sta emergendo un punto di caduta. Sono cautamente ottimista».

Il tema è politicamente delicato. Finora i paesi membri sono stati restii ad accettare di centralizzare la vigilanza sulle Borse, che rimane gelosamente nazionale a quasi trent’anni dalla nascita dell’euro. Al tempo stesso, è cresciuta la consapevolezza di dover integrare maggiormente i mercati finanziari per attirare investimenti da paesi terzi. È ormai noto che una fetta importante del risparmio europeo è diretta verso gli Stati Uniti (circa 300 miliardi di euro all’anno).

Nella sua proposta, presentata in dicembre, la Commissione europea propone di semplificare i processi di vigilanza «ampliando la supervisione diretta dell’Esma su alcune entità transfrontaliere significative nel settore del trading e del post-trading». L’aggettivo significative non è banale ed è soggetto a negoziato. Attualmente l’autorità con sede a Parigi è solo uno snodo che permette una mera collaborazione tra i Paesi membri.

Nelle scorse settimane, sei paesi membri – la Germania, la Francia, l’Italia, la Spagna, l’Olanda e la Polonia – hanno messo a punto e pubblicato una posizione comune. Al di là del loro desiderio di giungere rapidamente a un accordo sulla sorveglianza unica dei mercati finanziari, rafforzando in particolare il ruolo dell’Esma, i sei paesi hanno inserito alcuni paletti. Ad esempio, per quanto riguarda le società di gestione degli attivi propongono un lavoro di coordinamento delle autorità nazionali.

Storicamente, l’Irlanda è sempre stata restìa a centralizzare la vigilanza per paura di indebolire la propria piazza finanziaria. L’atteggiamento è cambiato, si è fatto più pragmatico. Il ministro Harris ha ribadito ieri che Dublino da presidente dell’Unione ha l’obbligo istituzionale di cercare un compromesso. Ha poi aggiunto: «Esorterò i miei colleghi ad affrontare il tema non come fonte di paura, ma come fattore di crescita». Un accordo richiede la maggioranza qualificata, non l’unanimità.

A breve Dublino distribuirà ai Ventisette un riassunto delle questioni sul tavolo, in modo da circoscrivere il dibattito. Il documento verrà discusso dai ministri delle Finanze venerdì 10 luglio. «La discussione deve servire a dare un mandato chiaro ai negoziatori perché i ministri possano prendere una decisione finale in ottobre», ha detto il ministro Harris. Poi il testo andrà negoziato con il Parlamento. «Vogliamo una intesa proporzionata ed equilibrata che sia positiva per tutti i cittadini europei».

Come detto, in questi sei mesi Dublino dovrà anche negoziare il prossimo bilancio comunitario. L’ultimo Consiglio europeo ha chiesto all’Irlanda di mettere a punto per l’autunno una lista di nuove possibili risorse proprie. A questo riguardo il ministro delle Finanze irlandese ha precisato: «Dobbiamo tenere presente due criteri nel lavorare in questa direzione. Le risorse proprie devono essere da un lato politicamente accettabili e dall’altro applicabili fin dal 2028».

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