Attentato a Damasco durante la visita di Macron

Due bombe sono esplose martedì mattina a Damasco, vicino all’hotel in cui alloggiava il presidente francese Emmanuel Macron in visita in Siria. Sono 18 i feriti, quattro dei quali agenti di polizia.

Le esplosioni si sono verificate quando Macron si trovava già nel palazzo presidenziale per un incontro con il leader siriano Ahmed al-Sharaa. I collaboratori del presidente francese hanno dichiarato di non aver sentito alcun rumore e di avere quindi proseguito come da programma.

Il ministro dell’Interno siriano ha comunicato che le bombe, costruite in modo artigianale, erano state piazzate in un cestino dei rifiuti e in una macchina parcheggiata in una zona trafficata di Damasco, tra il ministero del Turismo e il Museo Nazionale, di fronte all’hotel Four Seasons. Nessun gruppo armato, fino a martedì sera, aveva rivendicato l’attentato. Gli osservatori temono si tratti di un’azione dello Stato Islamico, avversario di al-Sharaa durante la lunga guerra civile.

Con la sua missione il presidente francese ha ribadito il sostegno alla Siria: è stato infatti il primo tra i capi di Stato dell’Unione europea a fare visita a Damasco dalla caduta del regime di Bashar al-Assad.

Durante l’incontro – prima di recarsi ad Ankara per il vertice della Nato – il presidente francese ha dichiarato che Parigi sta lavorando per la cooperazione militare con la Siria, con un potenziale sostegno nella lotta contro lo Stato Islamico. Il supporto offerto dall’Eliseo non è solo politico, ma anche economico: Macron ha affermato che la Francia è pronta a contribuire alla ricostruzione dell’economia siriana. A conferma di ciò, il presidente è stato accompagnato in Siria dai top manager di Total Energies, colosso francese dell’energia, e della compagnia navale Cma Cgm.

L’Eliseo ha comunicato che Cma Cgm ha siglato un accordo di partnership con la Siria, compresa la gestione della logistica delle merci all’aeroporto di Damasco. Il ceo di Total Energies, Patrick Pouyanné, ha affermato che l’azienda discuterà con i funzionari siriani per definire un contratto di esplorazione offshore. La Francia avvierà inoltre un processo per restituire alla Siria beni del valore di 51 milioni di euro, confiscati al defunto Rifaat al-Assad, zio di Bashar. Macron, che lo scorso anno si era fatto promotore della revoca delle sanzioni occidentali contro la Siria, ha ribadito il suo supporto al Paese anche dopo l’esplosione: «Ho visto dignità, coraggio e determinazione», ha scritto su un post X.

L’esplosione di martedì è la seconda in una settimana. Giovedì scorso, una bomba aveva ucciso nove persone e ne aveva ferite venti in un café di Damasco. Anche il quel caso i sospetti erano caduti sullo Stato Islamico e nessun gruppo terroristico aveva rivendicato l’attentato. Il politologo Aron Lund ha così commentato: «È un fenomeno preoccupante, ma non credo che dovremmo dargli troppa importanza. È passato un anno e mezzo e lo Stato Islamico non è riemerso come molti temevano».

L’Isis ha dichiarato a febbraio l’inizio di una nuova fase delle operazioni contro il presidente al-Sharaa, ex comandante di al-Qaeda, presidente della Siria dal gennaio del 2025, dopo aver guidato l’offensiva dei ribelli che ha rovesciato il brutale regime del dittatore Bashar al-Assad. Il nuovo leader ha instaurato stretti legami con gli Stati Uniti e l’Europa nel tentativo di ricostruire un Paese devastato da 13 anni di guerra civile.

Tuttavia, solo lo scorso anno sono stati centinaia i morti in attentati ed episodi di violenza. Questo si aggiunge a una situazione già critica del Paese, dove la guerra civile ha fatto almeno 500mila morti, ha costretto milioni di persone ad abbandonare la propria casa, ha distrutto quasi totalmente le infrastrutture.

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