Le limitazioni dell’offerta, legate alle interruzioni intermittenti nello Stretto di Hormuz e agli attacchi ucraini alle raffinerie russe, hanno spinto al rialzo i margini per i raffinatori europei. Titoli in rialzo.
Il rialzo del prezzo del greggio e i margini di profitto dall raffinazione del petrolio dovuti alla paralisi dello stretto di Hormuz e alla lunga crisi in Medio Oriente spingono titoli e conti dei gruppi petroliferi europei.
La spagnola Repsol ha pubblicato i risultati del secondo trimestre e ha visto il proprio utile netto più che triplicare nel primo semestre dell’anno, raggiungendo i 2,2 miliardi di euro, con un incremento del 265% rispetto allo stesso periodo del 2025 (603 milioni di euro), in un contesto caratterizzato da «elevata volatilità sui mercati energetici» e «offerta limitata». L’utile netto rettificato si è attestato a 2,71 miliardi di euro nei primi sei mesi dell’anno, in crescita rispetto agli 1,16 miliardi dello stesso periodo del 2025 (+135 per cento) e solo tra aprile e giugno è salito a 1,84 miliardi di euro rispetto ai 598 Milioni dello stesso periodo 2025. Il titolo ha chiuso, a Madrid, a +3,8 per cento. Non solo, l’azienda ha dichiarato di prevedere che i margini di raffinazione rimarranno elevati anche l’anno prossimo, dato il persistere delle tensioni geopolitiche nella regione del Golfo e in Russia.
Le limitazioni dell’offerta, legate alle interruzioni intermittenti nello Stretto di Hormuz e agli attacchi ucraini alle raffinerie russe, hanno alimentato la volatilità dei prezzi e spinto al rialzo i margini per i raffinatori europei.
«Sono convinto che esistano solide ragioni a sostegno di ottimi margini di raffinazione, non solo nel 2026, ma anche nel 2027» ha dichiarato agli analisti l’amministratore Delegato di Repsol, Josu Jon Imaz, che ha anche citato i fermi impianto presso le raffinerie russe come un fattore di rischio equivalente o addirittura superiore a Hormuz per il mercato europeo dei distillati medi, in quanto hanno interessato il 45%-50% della capacità di raffinazione della Russia. A sostegno delle sue previsioni positive sui margini, Imaz ha inoltre sottolineato la resilienza della domanda globale di carburante, i forti consumi in Spagna e Portogallo, le scorte scarse nei principali mercati e la necessità di interventi di manutenzione nelle raffinerie.
Qualora la crisi di Hormuz dovesse peggiorare, Repsol dispone di greggio, stoccaggio e capacità produttiva sufficienti per coprire l’intero fabbisogno di cherosene della Spagna. Imaz ha infine aggiunto che l’azienda potrebbe persino avere un’eccedenza del 30% della produzione disponibile per rifornire altri clienti, nel caso in cui i fornitori di tali società dovessero esaurire il carburante per aerei. Imaz ha infine concluso che la società prevede che la produzione raggiungerà circa 600mila barili di petrolio equivalente al giorno entro la fine del 2026, grazie all’avvio del progetto Pikka in Alaska entro fine settembre, ai miglioramenti in Venezuela, alla crescita nel Marcellus Shale e alla maggiore produzione dei giacimenti di Leon-Castile.
Il principale raffinatore e produttore di petrolio della Spagna lancerà un terzo riacquisto di azioni proprie (buyback) a ottobre e manterrà la distribuzione totale agli azionisti entro il target del 30%-40% del flusso di cassa operativo.
Anche la major petrolifera francese TotalEnergies ha riportato un aumento degli utili del 67% nel secondo trimestre, segnando il miglior risultato trimestrale degli ultimi tre anni. L’utile netto rettificato di TotalEnergies è stato di 6 miliardi di dollari, in linea con le aspettative, per la forte attività di raffinazione e di trading petrolifero e il titolo ha chiuso, a Parigi, a +2,5 per cento. La società ha mantenuto il suo programma di riacquisto di azioni proprie da 1,5 miliardi di dollari per il terzo trimestre, contribuendo a far salire le sue azioni del 2,7% a 76,30 euro, tanto che il listino è cresciuto del 37% dall’inizio dell’anno .
«Hormuz è un campo di battaglia e i rischi di attraversamento sono estremamente elevati. Stiamo iniziando a considerare che questa potrebbe diventare la nuova normalità, con l’apertura e la chiusura intermittente dello stretto» ha dichiarato l’amministratore delegato Patrick Pouyanne agli analisti durante la conference call sui risultati.
I ricavi di TotalEnergies derivanti dalle attività di esplorazione e produzione hanno raggiunto i 3,2 miliardi di dollari, con un aumento del 64% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 25% rispetto al primo trimestre del 2026, grazie alla graduale ripresa delle attività in Medio Oriente. Pouyanne ha affermato che le raffinerie di TotalEnergies , situate principalmente in Europa, hanno massimizzato la produzione di gasolio e carburante per aerei, che stanno ottenendo i premi migliori grazie alle scorte ridotte in tutto il continente.
I ricavi derivanti dalla raffinazione e dalla chimica, che includono la divisione di trading petrolifero di TotalEnergies , sono aumentati del 362% a 1,8 miliardi di dollari, grazie a margini sui carburanti più elevati e a un solido trading di petrolio pieno regime entro la fine del terzo trimestre, dopo aver subito danni a seguito di attacchi. La divisione Gnl ha guadagnato 807 milioni di dollari, un calo del 22% che TotalEnergies ha attribuito alla scarsa performance del trading in un contesto di domanda stagnante in Europa.
TotalEnergies finalizzerà a breve la sua uscita dalla quota del 10% nell’impianto Arctic Lng 2 in Russia, oggetto di sanzioni. In Namibia, la decisione finale di investimento sul progetto Venus, con una capacità produttiva di 150mila barili al giorno, è attesa per questo mese. In Suriname, la produzione del giacimento di Gran Morgu inizierà nella prima metà del 2028, mentre a Cipro, la prossima settimana verrà presa la decisione finale di investimento per lo sviluppo del giacimento.
-
Articolo precedente
Adr, maxi polo direzionale nel cuore di Fiumicino
-
Articolo successivo
Folgiero: «Nucleare soluzione del futuro per la propulsione delle navi»