Egm ai raggi X: Confinvest Oro, ricavi +80% grazie a integrazione con Dierre

I dati si riferiscono al primo semestre 2026. La società fa capo al gruppo torinese Bolaffi ed ha ampliato l’operatività anche all’ambito wholesale (ingrosso)

Non è più la stessa. E lo ha manifestato anche con il cambio di denominazione sociale dal 16 aprile 2026: da Confinvest Fl (che stava per Finanziaria Lombarda) a Confinvest Oro. Tuttavia, anche se il core business rimane l’attività come dealer di oro fisico da investimento, dopo l’integrazione con un ramo d’azienda Dierre Srl (perfezionata il 4 febbraio 2026 con la formula di “reverse takeover”) ha ampliato l’operatività anche al canale all’ingrosso (wholesale) per la compravendita di monete, barre, lingotti e lamine non solo in oro, ma anche in altri metalli preziosi quali argento, platino e palladio.

E questo è positivo dato che, viste le elevate quotazioni raggiunte dall’oro e la sua notevole volatilità, nonostante si tratti sicuramente ancora di un “bene rifugio”, alcuni investitori retail potrebbero essere scoraggiati dagli altissimi prezzi di lingotti e monete e dalle non così certe prospettive di ulteriore rivalutazione del metallo giallo.

Attualmente, secondo la società di gestione fondi ed Etf (anche sull’oro) WisdomTree, l’outlook futuro sull’oro sarà guidato principalmente dai fondamentali macroeconomici, con particolare riferimento alla traiettoria dell’inflazione, dei tassi d’interesse e del dollaro Usa. Sulla base delle attuali previsioni di consenso, viene prospettato un recupero verso i 4.563 dollari/oncia entro il secondo trimestre del 2027, sebbene l’analisi di sensibilità evidenzi come scenari macroeconomici alternativi possano modificare significativamente questo percorso. Il valore stimato indicherebbe un recupero di oltre 500 dollari/oncia rispetto ai livelli registrati alla fine del secondo trimestre del 2026, pur rimanendo nettamente inferiore al massimo storico intraday toccato a gennaio (circa 5.600 dollari/oncia).

Grazie all’integrazione con il ramo d’azienda Dierre, nel primo semestre 2026 Confinvest Oro ha visto balzare i ricavi preliminari dell’80% a circa 86 milioni, ma soprattutto per effetto di un contributo di Dierre (per 5 mesi) pari a 30 milioni, escludendo i quali il fatturato della società sarebbe comunque passato da 48 a 56 milioni (+16,7%). Nel periodo Conto Lingotto, la piattaforma digitale di Confinvest Oro dedicata alla compravendita e custodia di oro fisico, ha generato ricavi per circa 2 milioni, percentuale piccola rispetto al totale ma in fortissima crescita rispetto agli 0,9 milioni del primo semestre 2025. Nell’intero 2025 il Conto Lingotto aveva generato 1,9 milioni di ricavi.

Già l’esercizio 2025 – quindi precedente all’integrazione con il ramo d’azienda Dierre – si era chiuso molto positivamente per Confinvest Oro, con un giro d’affari passato da 32 a 80,9 milioni, ed analogamente l’ebitda era salito da 999.000 euro a 2,1 milioni, l’ebit da 794.000 euro a 2,05 milioni e l’utile netto da 501.000 euro a 1,4 milioni.

Va ricordato che il 2025 aveva beneficiato di ricavi derivanti da alcune operazioni “spot” non ricorrenti gestite direttamente dal management e legate alla volatilità dei prezzi dell’oro, che hanno contribuito per ben 20 milioni al giro d’affari (sebbene contraddistinte da una marginalità inferiore rispetto a quella del tradizionale core business). Non considerando queste operazioni il fatturato 2025 sarebbe stato pari a 60,9 milioni (comunque quasi il doppio rispetto al dato 2024).

L’indebitamento finanziario netto al 31/12/2025 ammontava a 232.000 euro (rapporto Debt/Equity irrilevante dato che il patrimonio netto alla stessa data ammontava a poco più di 8 milioni), in diminuzione rispetto ai 587.000 euro di fine 2024. Confinvest Oro calcola anche un indebitamento finanziario netto “adjusted” che include il valore della componente liquida del magazzino di monete d’oro, e che dava luogo a fine 2025 a una liquidità netta di 7,3 milioni (5,8 milioni al 31/12/2024, ed ovviamente nel frattempo il prezzo dell’oro era aumentato).

A fine 2025 è stato effettuato un aumento di capitale in opzione in ragione di 5 azioni ogni 26 a 1.835 euro per ciascuna nuova azione, per un controvalore complessivo di circa 2,5 milioni (sottoscritto integralmente; già nel periodo di offerta in opzione era stato sottoscritto il 91,93% del totale). Inoltre vi era un aumento di capitale riservato a Dierre Srl finalizzato al “reverse takeover” dell’ammontare di 1 milione.

Confinvest Oro l’1/4/2026 ha distribuito un dividendo di 0,034 euro per azione. Ma non si è trattato del “tradizionale” dividendo a valere sull’esercizio 2025 (e d’altra parte l’assemblea di approvazione del bilancio si è tenuta il 29 aprile 2026 e non ha deliberato la distribuzione di alcun dividendo), bensì della distribuzione di riserve straordinarie disponibili, ed in particolare della riserva formatasi dagli utili conseguiti nell’esercizio 2024.

Tale riserva ammontava a 501.467 euro e sono stati complessivamente distribuiti 304.136 euro (incluse ovviamente le azioni emesse in sede sia dell’aumento di capitale riservato a Dierre sia di quello in opzione); ai fini borsistici questo dividendo è stato considerato ordinario (anche considerando il valore relativamente contenuto rispetto ai prezzi di Borsa) e pertanto sulle quotazioni del titolo non sono stati applicati fattori di rettifica. Per quanto riguarda invece l’utile netto 2025, pari come si è detto a circa 1,4 milioni, è stato interamente destinato a riserve (in particolare per 1,37 milioni a riserva straordinaria). Confinvest Oro aveva in precedenza distribuito dividendi (ordinari) a valere sugli esercizi 2019, 2020 e 2022.

Per l’esercizio in corso, il management di Confinvest Oro è ottimista anche alla luce della piena integrazione del ramo d’azienda Dierre sia sotto il profilo operativo che commerciale; inoltre è stato pienamente utilizzato in acquisto lo stock di magazzino che era stato riservato a Confinvest Oro dalla precedente Dierre Srl. Questo magazzino comprende, fra l’altro, sterline “nuovo conio”, marenghi svizzeri e italiani, Krugerrand e lingotti prodotti da fonderie accreditate LBMA di peso pari o superiore a 50 grammi e corredati da certificazione.

Il core business di Confinvest Oro rimarrà quello della vendita di oro da investimento al mercato retail (nel 2025 il 62,4% dei ricavi si riferiva a lingotti e il 34,7% a monete d’oro da investimento), ma l’ingresso nel mercato wholesale e la diversificazione anche verso metalli comunque preziosi ma non ancora “scoperti” quali beni rifugio (gli esperti del settore sottolineano che vi sono ottime prospettive soprattutto per l’argento data la sua maggiore reperibilità e versatilità rispetto a platino e palladio) potranno trainare ulteriormente i conti 2026. Ci si attendono sinergie operative e ovviamente commerciali, nonché l’ingresso in nuovi mercati, specie esteri (nel 2025 oltre il 99% dei ricavi è stato conseguito in Italia). Aumenterà però significativamente il costo del personale in quanto si passerà da 6 a 11 dipendenti (dei 5 ex Dierre, due sono dedicati all’attività commerciale, uno alla gestione della compliance, uno alla funzione amministrativa-contabile e uno alla logistica).

Confinvest Oro, che recentemente è stata inclusa fra le 100 società appartenenti all’indice Intermonte Valore Italia, è una delle poche aziende dell’Euronext Growth Milan con un flottante superiore al 50% del capitale sociale (in questo caso il 53,08%); il maggiore azionista è il gruppo torinese Bolaffi con il 24% del capitale sociale, seguito da Dierre Srl con il 6,15%. Esiste ovviamente una forte sinergia tra le attività svolte da Bolaffi, che nel 2025 ha tenuto 57 aste di beni rifugio tra cui francobolli, banconote, monete antiche, per un controvalore di 49,1 milioni, il 15% in più rispetto al 2025, ma vende anche monete e lingotti d’oro da investimento. Di conseguenza, sebbene Confinvest Oro sia teoricamente “scalabile”, la presenza di un azionista di riferimento così sinergico con l’attività svolta rende improbabile un’eventuale Opa “non concordata”. 

Da un anno a questa parte le quotazioni del titolo sono salite di oltre il 20%, purtroppo in presenza di scambi molto contenuti e di una copertura molto ridotta da parte degli analisti. Le aumentate dimensioni della società dopo l’incorporazione del ramo d’azienda Dierre potrebbero però modificare tale situazione ed eventualmente favorire l’ingresso nell’azionariato di investitori istituzionali, attualmente non presenti.

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