La Cassa dei biologi punta molto sulla prudenza ma meno sulla trasparenza

L’Enpab investe il 64% in obbligazioni. Informazioni carenti sugli asset alternativi

Prudenza al centro, trasparenza ancora da completare. È il ritratto che emerge dall’analisi del bilancio consuntivo 2025 dell’Enpab, la cassa di previdenza dei biologi: un ente pensionistico autonomo (19.920 il numero degli iscritti) che offre un livello di dettaglio superiore a quello riscontrato da «Plus24» in molte Casse previdenziali, ma che lascia comunque alcuni angoli del portafoglio in penombra, impedendo una lettura piena della struttura degli investimenti e del contributo di ciascuna asset class al risultato complessivo.

Il patrimonio mobiliare dell’ente previdenziale tocca, al 31 dicembre 2025, quota 1,13 miliardi di euro. Il dettaglio fornito nel bilancio 2025 sugli Oicr armonizzati e sugli Etf/Etc permette di ricostruire un’allocazione dai contorni netti: le obbligazioni dominano con il 63,8%, seguite dalle azioni al 19,7%; completano il quadro liquidità e strumenti monetari (5,6%), immobiliare (3,5%), alternativi (5,2%), Etc su metalli preziosi e industriali (1,3%) e una quota residuale di fondi flessibili (0,8%, la cui composizione sottostante il bilancio non chiarisce).

A colpire, prima di tutto, è il predominio obbligazionario, che vale quasi due terzi dell’intero patrimonio mobiliare. Una scelta che rispecchia la logica tipica degli investitori previdenziali: contenere la volatilità e garantire flussi stabili nel tempo. Il rovescio della medaglia è fisiologico: quando i mercati azionari corrono (come avvenuto in questi ultimi tempi), un’allocazione così sbilanciata sul reddito fisso ne raccoglie soltanto in parte i frutti.

Meno trasparente rimane nel bilancio la voce Oicr non armonizzati/Fia, pari all’8,7% del patrimonio mobiliare. Soltanto dopo una richiesta di chiarimenti, l’ente previdenziale ha precisato a «Plus24» che al suo interno si nasconde una componente immobiliare da 39,95 milioni (3,53% del patrimonio). Sulla quota restante, 58,2 milioni pari al 5,2%, cala invece il silenzio: private equity, private debt, infrastrutture o altre strategie alternative rimangono un’incognita.

Il bilancio indica un tasso di rendimento ante imposte, al netto degli oneri finanziari, del 3,89%, e un rendimento netto contabile degli investimenti finanziari del 2,66 per cento. Si tratta però di rendimenti contabili della gestione mobiliare: manca un dato più immediato, il rendimento lordo di mercato del patrimonio investito, che renderebbe più agevole il confronto con le altre Casse previdenziali che, invece, lo pubblicano.

Le redini della gestione indiretta sono affidate a Mediobanca Sgr Spa e Zurich Italy Bank Spa; nella sezione dedicata alle immobilizzazioni finanziarie compare il dettaglio dei titoli detenuti in questo comparto. Un’informazione preziosa, ma parziale: riguarda soltanto la quota contabilizzata come immobilizzazione finanziaria e non permette di ricostruire l’intero portafoglio mobiliare, né di sapere come le masse siano ripartite tra i singoli gestori. Resta, dunque, difficile misurare il reale grado di diversificazione manageriale e l’eventuale concentrazione del patrimonio presso pochi asset manager.

«Il portafoglio dell’Enpab – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – appare coerente con un’impostazione prudenziale, caratterizzata da un’elevata esposizione al reddito fisso e da una presenza contenuta della componente azionaria. Il bilancio fornisce un livello di dettaglio superiore rispetto a quello riscontrabile in altre realtà previdenziali, consentendo una riclassificazione piuttosto accurata dell’asset allocation. Restano, tuttavia, alcuni margini di miglioramento sul piano dell’informativa, in particolare con riferimento alla composizione della quota residua dei Fia, alla scomposizione delle esposizioni dei fondi flessibili, alla distribuzione delle masse tra i diversi gestori e alla pubblicazione di un indicatore di rendimento lordo di mercato. Informazioni di questo tipo – chiosa Cagnetta – renderebbero ancora più agevole una valutazione completa della qualità della gestione e della coerenza tra asset allocation, profilo di rischio e risultati conseguiti».

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