Gadi Eisenkot sfida Netanyahu con il partito Yashar: la nuova forza centrista in Israele

Il nuovo partito centrista, Yashar (“Dritto”), fondato lo scorso anno dopo la rottura con Benny Gantz, risulta in lieve vantaggio sul Likud: 24 seggi contro 23 nella Knesset

Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano ed ex ministro, è il candidato che sta sfidando il primo ministro israelaino Benjamin Netanyahu e che, secondo alcuni sondaggi visionati dal Financial Times, potrebbe addirittura superarlo nelle preferenze degli elettori.

Il nuovo partito centrista di Eisenkot, Yashar (“Dritto”), fondato lo scorso anno dopo la rottura con Benny Gantz e le dimissioni dalla Knesset, ha registrato negli ultimi sondaggi risultati superiori al Likud di Netanyahu, affermandosi come possibile primo partito nella prossima legislatura.

Una rilevazione dell’emittente pubblica Kan assegna a Yashar un lieve vantaggio sul Likud: 24 seggi contro 23 nella Knesset, composta da 120 deputati. Lo stesso Eisenkot risulta inoltre costantemente in testa rispetto a Netanyahu quando agli intervistati viene chiesto chi sarebbe il candidato più adatto a ricoprire la carica di primo ministro.

Come già avvenuto con altri suoi rivali politici, Netanyahu ha cercato di descrivere Eisenkot come un esponente della sinistra radicale, accusandolo di essere pronto ad allearsi con i partiti arabi e di mettere a rischio la sicurezza di Israele.

Eisenkot ha respinto questa rappresentazione, rivendicando invece le proprie credenziali da uomo della sicurezza. Nato in una famiglia di immigrati marocchini nella città meridionale di Eilat, è cresciuto in un ambiente lontano dalle élite di Tel Aviv settentrionale e del quartiere di Rehavia a Gerusalemme, dove risiede la famiglia Netanyahu.

La sua carriera militare è iniziata nella Brigata Golani ed è culminata con la nomina a capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, incarico ricoperto dal 2015 al 2019. Durante il suo mandato ha elaborato una controversa dottrina operativa basata sull’impiego di una forza schiacciante contro i nemici di Israele, includendo anche il ricorso a colpi contro infrastrutture civili, secondo quanto riportato dal Financial Times.

La sua immagine pubblica è stata profondamente segnata dalla perdita del figlio Gal, riservista dell’esercito, ucciso nel dicembre 2023 durante i combattimenti nella Striscia di Gaza, e dalla successiva morte in battaglia di due nipoti. Eventi che hanno contribuito a creare un forte legame tra Eisenkot e una parte significativa dell’opinione pubblica israeliana.

Dahlia Scheindlin, sondaggista e analista politica, ha spiegato che il dolore personale di Eisenkot e il suo passato militare – in un Paese dove l’esercito resta una delle istituzioni più rispettate dalla popolazione ebraica israeliana – hanno favorito la sua crescente popolarità.

«Ha pagato il prezzo più alto per questa guerra, e questo contrasta nettamente con l’attuale governo», ha dichiarato Scheindlin. Netanyahu è da mesi impegnato nel tentativo di approvare una legge che esenti gli ebrei ultraortodossi dal servizio militare obbligatorio, una richiesta dei suoi alleati di coalizione fortemente impopolare presso una larga parte della popolazione. I critici del premier sottolineano inoltre che i suoi due figli non sono stati richiamati per il servizio di riserva durante i conflitti seguiti all’attacco del 7 ottobre.

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