Gas e petrolio, prezzi giù ma l’allerta rimane alta

L’ondata di caldo aumenta le pressioni sul gas, i nodi da sciogliere nell’intesa tra Stati Uniti e Iran tengono alta la tensione sul greggio

Siamo lontani dai picchi del 2022, quando l’invasione russa in Ucraina fece schizzare in alto il prezzo del gas. Allora, infatti, la quotazione al mercato di Amsterdam, il parterre principale del Vecchio Continente per questa risorsa, arrivò sopra i 339 euro al megawattora.

La guerra in Iran ha rimesso pressione sui costi dell’energia e soprattutto sul prezzo del greggio, che appena un paio di mesi fa era tornato oltre i 100 dollari al barile come allora, a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, dal quale passano le navi cisterna. Gli accordi di massima tra Washington e Teheran, però, hanno dato una sberla al barile. Il petrolio è sceso ai minimi da quattro mesi (il Wti Usa a 67 dollari e il Brent d Londra a 70).

Il gas, invece, è salito sopra i 60 euro nel marzo scorso e ora si mantiene intorno ai 40 euro. È raddoppiato rispetto ai 20 euro medi di prima del Covid e di tutte le tensioni internazionali successive che hanno interrotto le forniture. A sostenere il gas c’è soprattutto il maggior consumo per l’ondata di calore che ha avvolto il globo, mentre sul petrolio i nodi non si possono considerare sciolti del tutto.

Sul prezzo del gas si scaricano molte delle turbolenze globali, tra le quali dobbiamo includere la morsa di caldo estremo che ci costringe a un maggior consumo di energia elettrica per cercare di attutire i numerosi effetti negativi sulla vita quotidiana.

Norbert Rücker, responsabile economics and next generation research di Julius Baer, spiega che sul mercato del gas naturale si riflettono rischi difficili da controllare, dalla geopolitica alle condizioni meteorologiche. «Con la rapida riapertura dello Stretto di Hormuz – afferma Rücker -, l’attenzione si sposta dalla geopolitica alle condizioni meteorologiche estive, in un contesto in cui il cambiamento climatico modifica in modo innegabile i profili di rischio. La guerra con l’Iran e il temporaneo blocco delle esportazioni del Qatar hanno determinato un deficit dell’offerta, compensato da una combinazione di maggiori esportazioni da altre aree, la sostituzione della domanda di combustibili, in particolare nelle centrali elettriche, e il ricorso alle scorte in stock, sebbene in misura molto più contenuta rispetto al petrolio».

L’ondata di calore ha già lasciato il segno, indipendentemente dalla prossima attenuazione, soprattutto in Europa, impoverita di gas dallo scorso anno. Non è facile prevedere quando si potrà ristabilire l’equilibrio tra domanda e offerta. «Sebbene il mercato del gas naturale – aggiunge Rücker – dovrebbe registrare un miglioramento dell’offerta analogo a quello osservato per il petrolio e una pressione sui prezzi nel lungo periodo, manteniamo la nostra posizione neutrale. I rischi legati alle condizioni meteorologiche estive continueranno infatti a persistere ancora per qualche tempo. Dopo l’estate, il deficit degli stoccaggi in Europa dovrebbe ridursi».

Le sorti del petrolio in Borsa sono legate a motivazioni diverse e riguardano in via prioritaria la questione geopolitica e la possibilità di attraversare lo stretto di Hormuz. «Nelle ultime sessioni – precisa Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia – il greggio è rimasto abbastanza stabile. I livelli sono ancora relativamente contenuti, ma incorporano comunque un leggero premio al rischio geopolitico legato a Hormuz e alle tensioni in Medio Oriente».

Secondo Diodovich il premio potrebbe aumentare in modo significativo se le negoziazioni tra Stati Uniti e Iran non chiarissero punti fondamentali come le scorte di uranio arricchito iraniano o la sicurezza del traffico nello Stretto di Hormuz e nell’ipotesi di fallimento delle trattative il conflitto potrebbe riaccendersi e dar luogo ad attacchi alle infrastrutture energetiche, a interruzioni nelle rotte commerciali e a nuove sanzioni, anche se al momento lo scenario appare poco probabile. «Per ora – conclude Diodovich – il petrolio appare stabile e senza segnali di stress immediato. Tuttavia, tra rischi di nuovi scontri, incertezza sulla piena normalizzazione dei transiti a Hormuz, negoziati fragili e temperature elevate, è difficile immaginare un calo significativo dei prezzi energetici nel brevissimo periodo».

Articoli correlati