Giustizia civile, centrati gli obiettivi del Pnrr: tempi tagliati della metà

Ministero e Csm tracciano il bilancio definitivo. Attesa la validazione di Bruxelles

Sono scesi del 50,02% i tempi di definizione dei procedimenti civili. Questo il dato consolidato, al 30 giugno 2026, comunicato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Pinelli, con una nota congiunta. L’ultimo e più complesso traguardo, per Corti d’appello e Tribunali, assegnato all’Italia nell’ambito del Pnrr per il settore giustizia, supera del 10% l’obiettivo fissato da Bruxelles al 40% per il civile – e del 25% per il penale – da raggiungere entro il 30 giugno 2026, rispetto ai corrispondenti valori del 2019. Un risultato – informa via Arenula – che si ritiene sarà validato compiutamente dalla Commissione Ue in forma ufficiale.

Il target per lo smaltimento dell’arretrato dei procedimenti civili è il taglio del 90%. Contenziosi con una doppia caratteristica: essere pendenti al 31 dicembre 2022 ed essere stati iscritti a partire dal 1° gennaio 2017 presso i Tribunali e dal 1° gennaio 2018 per le Corti d’appello. Scopi sostanzialmente raggiunti. I dati al 31 dicembre 2025 indicano, infatti, una contrazione presso i Tribunali dell’86,1% e presso le Corti di appello dell’86,7%, a fronte di un obiettivo di riduzione del 90% entro giugno 2026.

Nel comunicato congiunto ministero della Giustizia-Csm, si sottolinea il valore di un traguardo reso possibile grazie alla sinergia tra istituzioni. «Si tratta di un risultato che dimostra come la collaborazione istituzionale, nel pieno rispetto dell’autonomia e delle competenze di ciascuno, possa tradursi in benefici tangibili per cittadini e imprese, rafforzando la fiducia nella capacità dello Stato di dare risposte tempestive ed efficaci alla domanda di giustizia. La riduzione dei tempi del processo civile – si legge nella nota – non costituisce soltanto il conseguimento di un target europeo ma rappresenta soprattutto un miglioramento della qualità del servizio reso ai cittadini, un fattore di competitività per il sistema economico e una garanzia più effettiva dei diritti».

Non manca poi un ringraziamento agli addetti ai lavori. «Il Guardasigilli e il vice presidente del Csm rivolgono un sincero ringraziamento a uomini e donne della giustizia che, con professionalità, dedizione e spirito di servizio, hanno reso possibile questo storico traguardo».

Anche la Direzione nazionale di unità per la Costituzione esprime soddisfazione per il risultato raggiunto e sottolinea l’enorme impegno che ha comportato per magistrati, personale, amministrativo e avvocatura. E chiede investimenti. «L’amministrazione della giustizia deve investire con decisione su interventi strutturali che migliorino stabilmente il servizio e che non facciano ricadere esclusivamente sui magistrati gli effetti delle inefficienze del sistema. Solo così i progressi raggiunti potranno consolidarsi nel tempo».

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