
Ritornano protagonisti i personaggi nati col franchise di “Cattivissimo Me”. Tra le novità in sala anche l’interessante “Love Letters”
Gli appassionati della storia del cinema avranno di che divertirsi: “Minions & Monsters” gioca in maniera abbastanza divertente col passato della Settima Arte, grazie alle continue citazioni e sequenze parodiche inserite nel racconto.
Terzo capitolo della saga dei “Minions” e settimo complessivo del franchise di “Cattivissimo Me”, questo nuovo lungometraggio è una sorta di origin story dei simpatici personaggi gialli che diventano in questo caso dei veri e propri precursori del linguaggio cinematografico.
Dal cinema delle origini all’avvento del sonoro, sono molteplici i riferimenti – dai Lumière a Charlie Chaplin, passando per Méliès e tanti altri – ma ci sono anche citazioni a lungometraggi successivi (il nome di Steven Spielberg aleggia spesso) come “Quarto potere” di Orson Welles, protagonista di una delle gag più divertenti della pellicola.
Insieme a questi omaggi al passato, si racconta la storia turbolenta e assurda di come i Minions abbiano conquistato Hollywood, siano diventati star del cinema, abbiano perso tutto, abbiano liberato dei mostri nel mondo e poi si siano riuniti per cercare di salvare il pianeta dal caos che loro stessi avevano creato.
C’è quindi molto da sintetizzare per raccontare la trama di questo prodotto un po’ confuso, ma anche capace di regalare sane risate e di essere perfetto per il pubblico dei più piccoli che, pur senza riconoscere i film citati, rimarrà probabilmente meravigliato e divertito dalle gag in stile slapstick comedy degli esuberanti omini gialli, sempre pronti a qualunque tipo di disastro.
Se non mancano, come anticipato, diversi passaggi davvero brillanti e incisivi nella loro surreale comicità, c’è però anche da sottolineare come il film rischi di apparire come una lunga serie di sketch che faticano a legarsi efficacemente l’uno con l’altro.
Dopo una riuscita prima parte, il film mantiene alto il ritmo, ma non sempre il coinvolgimento, rischiando di risultare meno appassionante col passare dei minuti.
Meno originali delle citazioni sono le scene in cui sono presenti i mostri – coprotagonisti del film, fin dal titolo – che appaiono troppo stereotipati e privi di quell’originalità assolutamente fondamentale per un prodotto e una saga come questa.
Resta comunque un lungometraggio da vedere con tutta la famiglia, ma avrebbe potuto essere ben più coerente e coeso di come invece risulta al termine dei titoli di coda.
Tra le novità al cinema c’è anche il francese “Love Letters”, opera prima di Alice Douard. Al centro della storia c’è Céline, una donna di trentadue anni che aspetta il suo primo figlio. Ma non è incinta: tra tre mesi sarà Nadia, sua moglie, a dare alla luce la loro bambina.
Mentre il ventre di Nadia cresce, Céline affronta un altro tipo di gestazione. Quella del proprio ruolo, del diritto a sentirsi madre e soprattutto, del bisogno di essere riconosciuta come tale agli occhi degli altri. Gli amici, la madre, la società e non ultima, la legge. Tra la marea dei documenti da firmare, gli sguardi sospettosi delle persone e tutte le prove da fornire, Céline percorre un cammino fragile e coraggioso verso una maternità che non passa dal corpo, ma dall’amore, dalla presenza e dalla parola.
Ispirato all’esperienza personale della regista, “Love Letters” racconta con delicatezza, ma anche con la giusta intensità, un tema non semplice: il percorso di una donna che deve iniziare a sentirsi madre, nonostante tutto ciò che la circonda.
C’è qualche sequenza molto piatta e registicamente un po’ scolastica, ma nel complesso il film è dotato di una sensibilità notevole e il risultato è una delle opere prime più interessanti viste sul grande schermo negli ultimi mesi.
Buono anche il lavoro dell’intero cast, a partire dalla protagonista Ella Rumpf chiamata a una prova tutt’altro che semplice.
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