
Klosters Davos accolgono una rara copia in marmo a grandezza naturale del David di Michelangelo
Il suo sguardo ha attraversato secoli, conflitti e anime, e ora una rara versione in marmo a grandezza naturale del David di Michelangelo arriva fino a Klosters Davos. L’emblema
dell’umanesimo rinascimentale entra così in un nuovo contesto culturale creando una riflessione su identità, autorialità e presenza umana.
Il progetto è stato realizzato da Scultura Viva, iniziativa culturale dedicata alla riattivazione del patrimonio scultoreo attraverso installazioni pubbliche, programmi educativi e collaborazioni internazionali. La piattaforma si configura come uno spazio in cui la rilevanza della scultura contemporanea viene ridefinita. Christian Bolt, fondatore di Scultura Viva primo scultore svizzero a ottenere una cattedra presso l’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze spiega: «Questo progetto non è una semplice riproduzione del David, ma un’indagine sul suo significato nelle condizioni contemporanee. Inserendolo in un nuovo contesto e paesaggio, ci chiediamo cosa rimane della sua forza originaria e cosa può dirci oggi su identità, azione e presenza umana.»
Sviluppato in stretta collaborazione con il Comune di Klosters e Destination Davos Klosters, il progetto contribuisce a posizionare Klosters come luogo di dialogo tra arte, paesaggio e riflessione culturale.
Michelangelo non ebbe mai allievi diretti ma seguaci, imitatori messi in soggezione dal suo talento. Per tutto il Cinquecento il mondo dell’arte si divise fra Raffaello e Michelangelo; se il primo sembrò prevalere nell’ammirazione dei coevi il Buonarroti continuò a rivoluzionare la cultura figurativa europea diventando il Maestro più copiato, studiato, invidiato dai grandi artisti di ogni epoca. Nell’Ottocento gli scultori romantici prendono a modello la classicità di Michelangelo, è il loro padre, lo citano, ne ricercano i dettagli come fa, ad esempio, Rodin. Il David è il loro mito irraggiungibile.
Quando la scultura venne presentata a Firenze, all’inizio del XVI secolo, la Repubblica fiorentina lo elesse immediatamente a simbolo della loro resistenza: il giovane pastore è indifeso e fiero davanti ai nemici. A Kolsters David esce dal contesto urbano per entrare nella natura. La copia michelangiolesca non si configura come sostituto dell’originale ma come riflessione sul nostro complesso periodo storico. Il pastore Davide pone a chiunque lo osserva questa domanda: “Quali sono i Golia del nostro tempo?”. Il concetto di copia, oggi più che mai, è circondato da un alone di sospetto non giustificato. Nella musica lo stesso brano scritto da Bach, Chopin, Schubert può essere eseguito dallo stesso musicista in diversi concerti sempre in una maniera differente. La copia di un capolavoro non svilisce la “reliquia”, l’originale ma – se eseguita nel totale rispetto – diventa vincolo di diffusione e pensiero.
Realizzata nel 2017, la scultura è stata scolpita in “Marmo bianco Michelangelo”, proveniente dalle cave del Polvaccio a Carrara, luogo storicamente documentato da cui Michelangelo selezionava il marmo per le proprie opere. È stata eseguita da Daniele Orsi per Studi d’Arte Cave Michelangelo, una delle più rinomate botteghe di Carrara, sotto l’attenta direzione di Franco Barattini. Con un peso superiore alle nove tonnellate, oltre a un basamento di otto tonnellate, la scultura esprime una presenza monumentale frutto di un sapere collettivo. Le versioni in marmo a grandezza naturale del David sono estremamente rare: se ne contano nel mondo solo poche, stimate tra sei e otto esemplari. In questo contesto, il progetto si colloca consapevolmente all’interno di questa tradizione, ponendo al centro materialità, autorialità e luogo come elementi chiave nella costruzione del significato. Lo scultore Christian Bolt – che utilizza per le sue opere lo stesso marmo – ha visto il gioiello presso gli Studi d’Arte Cave Michelangelo e l’ha proposto a Klosters dove vive.
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