Oncologia: perché gli alimenti a fini medici speciali sono un investimento per il Ssn

A fronte di 50 milioni di investimento annuo, stimati 97 milioni di costi evitati ma è necessario garantire un accesso uniforme su tutto il territorio

La nutrizione clinica in oncologia non può più essere considerata un supporto accessorio. È una componente essenziale della presa in carico del paziente, con effetti documentati sugli esiti clinici, sulla tolleranza ai trattamenti, sulla qualità di vita e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. La malnutrizione correlata al cancro rappresenta infatti una condizione frequente, spesso presente già alla diagnosi, e ancora troppo poco valutata nei percorsi assistenziali.

Le evidenze scientifiche mostrano che oltre un paziente oncologico su due presenta alterazioni dello stato nutrizionale già alla prima visita oncologica. La perdita di peso involontaria, la riduzione degli apporti alimentari e la perdita di massa muscolare scheletrica non sono semplici conseguenze collaterali della malattia: sono predittori indipendenti di prognosi negativa. Possono ridurre la sopravvivenza, aumentare la tossicità dei trattamenti, favorire le complicanze, determinare interruzioni o modifiche delle terapie, accrescere il ricorso a ricoveri e riospedalizzazioni e compromettere in modo rilevante la qualità di vita.

In questo quadro, gli alimenti a fini medici speciali (Afms), e in particolare i supplementi nutrizionali orali, rappresentano uno strumento fondamentale della nutrizione clinica. Non si tratta di prodotti generici, ma il loro utilizzo richiede la supervisione del medico e deve inserirsi in un percorso assistenziale che comprenda una prescrizione appropriata, il monitoraggio dell’aderenza terapeutica e la valutazione degli esiti clinici. Il loro obiettivo è aiutare il paziente a coprire i fabbisogni di energia e proteine quando la sola dieta non è sufficiente, come spesso accade a causa della perdita di appetito, degli effetti collaterali delle terapie, della difficoltà ad alimentarsi o delle alterazioni metaboliche indotte dalla malattia.

L’uso appropriato dei supplementi nutrizionali orali in oncologia (ONS) è associato a un miglioramento degli indici di composizione corporea, al mantenimento del peso e a una migliore tolleranza ai trattamenti di chemio e radioterapia. Il punto decisivo è che la nutrizione clinica non va collocata ai margini del percorso oncologico, ma integrata precocemente, secondo una logica multidisciplinare, insieme alla valutazione clinica, oncologica e funzionale del paziente.

Il tema, tuttavia, non è solo clinico. La malnutrizione genera anche un impatto economico rilevante. In uno studio di farmacoeconomia di prossima pubblicazione, è stata stimata la dimensione economica della malnutrizione nei pazienti oncologici di nuova diagnosi in Italia e il potenziale valore dell’accesso tempestivo e continuativo ai supplementi nutrizionali orali. L’analisi ha considerato sei sedi tumorali particolarmente rilevanti: polmone, testa-collo, colon-retto, esofago, stomaco e pancreas. Su circa 129.500 nuovi casi annui riferibili a queste patologie, si è stimato che i pazienti malnutriti o a rischio di malnutrizione sono circa il 51%.

Il costo medio annuo per paziente associato alla malnutrizione è risultato pari a circa 2.600 euro, considerando ospedalizzazioni, accessi in pronto soccorso e visite specialistiche. Su scala nazionale, il costo complessivo per il Servizio Sanitario Nazionale raggiunge circa 175 milioni di euro l’anno. È una cifra che restituisce solo una parte del problema, perché non include tutti i costi indiretti legati alla perdita di produttività del paziente e del caregiver, né l’impatto organizzativo sulle strutture sanitarie.

La seconda parte dell’analisi ha stimato l’effetto di un accesso precoce ai supplementi nutrizionali orali. L’investimento necessario per garantire il trattamento nutrizionale con ONS nella popolazione considerata è pari a circa 50 milioni di euro l’anno. A fronte di questo investimento, la riduzione di ospedalizzazioni, accessi in pronto soccorso e visite specialistiche genererebbe costi evitati per circa 97 milioni di euro annui, con un beneficio economico netto nell’ordine di 45 milioni. In altri termini, ogni euro investito in ONS produrrebbe circa due euro di valore per il Servizio Sanitario Nazionale.

Il ritorno diventa ancora più significativo se si considera l’impatto della malnutrizione sulle giornate di degenza. L’analisi stima che il trattamento con ONS potrebbe contribuire a evitare circa 220.000 giornate di ricovero l’anno, con una riduzione dei costi ospedalieri di circa 200 milioni di euro. In questa prospettiva, il ritorno dell’investimento può arrivare fino a sei euro per ogni euro investito.

Questi dati indicano con chiarezza che la nutrizione clinica in oncologia non è una voce di spesa aggiuntiva, ma un investimento ad alto valore. Migliora gli esiti dei pazienti, rende più efficiente l’uso delle risorse e può liberare capacità assistenziale in un sistema sanitario già sottoposto a forti pressioni.

Resta però un nodo irrisolto: l’accesso agli AFMS non è garantito in modo uniforme sul territorio nazionale. In assenza di un pieno riconoscimento nei Livelli Essenziali di Assistenza, l’erogazione dipende dalle scelte delle Regioni e, in alcuni casi, dalle singole organizzazioni locali. Il risultato è una geografia disomogenea, nella quale pazienti con lo stesso bisogno clinico possono ricevere risposte diverse in base al luogo di residenza.

Superare questa frammentazione è una questione di etica. Inserire gli AFMS nei LEA per i pazienti oncologici malnutriti o a rischio di malnutrizione significherebbe riconoscere la nutrizione clinica come parte integrante della terapia, garantire continuità assistenziale e ridurre differenze non giustificabili nell’accesso alle cure. È una scelta coerente con le evidenze scientifiche e con una visione moderna del Servizio Sanitario Nazionale: curare meglio, spendere meglio, garantire gli stessi diritti a tutti i pazienti.

*Presidente Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC) e professore ordinario di medicina interna, Sapienza Università di Roma

**CEIS-EEHTA, Docente di Economia sanitaria, Facoltà di Economia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

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