Nel GP più caldo dell’anno il britannico vince davanti a Verstappen e Antonelli e rimette Mercedes al centro del Mondiale. Ferrari paga l’illusione di Barcellona: Leclerc ottavo, Hamilton quinto, la Rossa ancora senza controllo del proprio destino
George Russell ha vinto il Gran Premio d’Austria nel modo meno scenografico e più pesante: trasformando una pole discussa in una gara al comando, con una capacità di governarla mai scalfita neanche dal temibile leader del campionato. Davanti a Max Verstappen e Kimi Antonelli, il britannico ha riportato infatti la Mercedes al centro del mondiale dopo il colpaccio Ferrari a Barcellona di due settimane, con lo storico ritorno alla vittoria e, per la prima volta, con Lewis Hamilton sul gradino più alto in tuta rossa. Non una corsa perfetta quella di George, qualche sbavatura c’è stata, ma s è vista una domenica da pilota maturo: aria pulita quando contava, soste al momento giusto, gestione dei margini e freddezza quando la gara sembrava potergli sfuggire.
Il dato tecnico e fisico comune a tutti del gran premio è stato il caldo. A Spielberg si è gareggiato con aria oltre i 30 gradi, pista rovente sopra i 50, freni e pneumatici sempre al limite. Su una pista corta, in altitudine, con frenate violente e cordoli aggressivi, il valore delle monoposto si è misurato nella capacità di non cuocere gomme e retrotreno. Non ha vinto chi prometteva di più in qualifica: ha vinto chi oggi ha saputo gestire il degrado al meglio.
Russell partiva da una pole nata nel caos del sabato. L’incidente di Verstappen in curva nove sullo scadere della Q3 avrebbe probabilmente meritato una bandiera rossa immediata: la Red Bull era ferma in traiettoria potenziale. La direzione gara ha scelto invece la singola gialla. Russell ha fatto ciò che un pilota esperto fa quando il regolamento gli apre una fessura: ha alzato il piede il minimo indispensabile, forte di settori precedenti molto buoni, e ha completato il giro. Assolto, ma il punto resta politico. Antonelli, convinto dell’imminente doppia gialla, ha abortito il tentativo. Come lui, pure altri hanno rinunciato all’ultimo tentativo: anche le McLaren, questa settimana stavano dimostrando un valore superiore a solo due settimane fa.
Dopo queste premesse, la partenza non poteva essere troppo rilassata, anzi, ha confermato che la prova d’Austria “di casa Red Bull” non sarebbe stata una processione. Russell ha tenuto il comando, Hamilton ha scavalcato Leclerc al via, Verstappen però ha ricostruito subito il suo gran premio dopo “l’onta” del crash in qualifica davanti a un pubblico molto a suo favore. Gli altri: Ferrari aveva due macchine vicine al poleman, ma ha perso quasi subito la funzione tattica della coppia: Hamilton aggressivo e pulito, Leclerc molto presto si è rintanato in una gara difensiva, mentre Antonelli, andato largo nelle prime curve, è stato costretto a rimettere ordine prima ancora di pensare all’attacco al compagno che, poi, non gli è mai riuscito.
Verstappen ha fatto il miglior recupero. Partito quinto, si è liberato di Antonelli e Leclerc, poi ha portato la pressione su Hamilton. Il duello tra Red Bull e Ferrari è stato il primo momento vero della corsa: duro, ruota a ruota, al limite. L’olandese ha vinto il confronto di muscoli, non un sorpasso qualsiasi: ha trasformato la Red Bull da squadra ferita del sabato a minaccia concreta della domenica. D’altra parte la Ferrari fatica su questa pista: con l’altitudine e una turbina forse sottodimensionata, a molti osservatori sembrava evidente una carenza di potenza. Al contrario, la Red Bull del campione in carica durante la gara ha funzionato molto meglio che nelle prove, riaprendo la reputazione sportiva del team. Max non correva infatti solo per punti: correva per impedire che la Red Bull venisse letta come quarta forza del 2026. Ci è riuscito.
La fase centrale è stata il cuore della domenica. Russell sembrava in controllo, poi il margine su Verstappen è sceso: un bloccaggio alla hairpin, qualche giro meno pulito, un calo nella gestione delle gomme. È lì, non negli ultimi giri, che Verstappen è stato più vicino alla vittoria. Red Bull ha creduto di portare Russell dentro una zona di errore. Mercedes ha risposto con la scelta più razionale: secondo pit stop, gomme fresche, struttura. Il box ha ricostruito la gara di Russell.
Il finale ha ribaltato la tensione. Non era più Verstappen che prendeva Russell, ma Antonelli che prendeva, forse, Verstappen. Il leader del Mondiale chiude terzo, con rimpianti precisi: “troppo acceso nelle prime tornate”, lo ha ammesso lui stesso, poi condizionato dal timing della Virtual Safety Car e dal problema al pedale del freno. A Spielberg non è un dettaglio: i freni soffrono per altitudine e sollecitazioni continue. Se il pedale si allunga, il pilota perde fiducia nel momento in cui deve staccare al limite. Antonelli ha limitato i danni; non ha dato la risposta piena da leader.
Questo non lo mette in crisi: Antonelli resta davanti nel Mondiale, ha cinque vittorie bel 2026, e mostra un tratto raro nel paddock; la modestia. Quando sbaglia, lo dice. Ma l’Austria è il primo vero weekend di attrito della sua stagione. Russell gli recupera dieci punti e diventa il secondo centro di gravità del possibile mondiale Mercedes.
La stella a tre punte non esce dall’Austria solo con una vittoria e un terzo posto. Torna a casa, infatti, con un problema bellissimo e complicato: due piloti da titolo. Antonelli resta il leader, ma Russell non è più solo il compagno forte che toglie punti. È il pilota che ha vinto in Australia, ha pagato caro alcuni passaggi della stagione, e ora torna davvero nella corsa al campionato alla vigilia di Silverstone. In una stagione così lunga, 40 punti non bastano di certo a congelare una gerarchia interna, soprattutto ricordando la “storica” preferenza che i team britannici danno ai piloti con lo stesso passaporto della squadra.
Ferrari esce con una risposta più dura di quanto dica l’ordine d’arrivo. Dopo Barcellona, la rossa aveva due domande: se Hamilton potesse trasformare la vittoria in candidatura mondiale, e se Leclerc potesse restare nella stessa narrazione. L’Austria risponde male a entrambe. Hamilton è stato più che vitale: ha passato Leclerc al via, ha lottato con Verstappen, ha recuperato con le soft dopo la Virtual Safety Car, ma ha chiuso quinto a oltre 26 secondi. È il risultato peggiore della Ferrari nella stagione. Barcellona resta un colpo vero, non ancora una sequenza.
Leclerc è il dato più pesante. Partiva secondo, chiude ottavo. Nella prima parte passato da Antonelli; nella seconda bersaglio di Piastri, Hamilton, Hadjar e Norris. La Ferrari, insomma, aveva illuso al sabato (venerdì lenta, ma una qualifica solida, grazie anche al primo aggiornamento della power unit) tuttavia in gara non ha retto il confronto. Le conclusioni sono nette: è tornata competitiva, Vasseur -non senza critiche- continua a sorridere molto il sabato, ma all’atto pratico non è padrona del proprio destino. E il confronto interno a Maranello è ogni domenica più scomodo, con Leclerc che continua a perdere terreno anche sul compagno di scuderia.
McLaren non ha fatto una gara da titolo ma una più ordinata della Ferrari. Piastri quarto e Norris settimo dicono che la squadra campione uscente non è sparita dai radar dei primi. Ma la regolarità non basta più: nel 2026 il Mondiale premia chi trasforma weekend difficili in vittorie. McLaren non sembra essere ancora lì: se la vede semmai con i team “midfield”, vicendo almeno il confronto con Hadjar sesto e Lawson nono che completano la squadra faentina dei “bibitari”. Cadillac ha vissuto ancora una domenica brutale: Bottas e Perez fuori presto tra freni e raffreddamento. Ma in un gran premio così caldo, la gestione termica diventa stress test di progetto: Aston Martin, per esempio, resta il controcanto peggiore, anche se Alonso riesce almeno ad arrivare in fondo, con un mesto ritardo di tre giri, come ultimissimo pilota doppiato da Ocon e Albon, indietro di due tornate come negli anni settanta, mentre dal nono al quinto comunque senza la dignità dello stesso giro completato dei primi otto.
Il Gran Premio d’Austria non cambia quindi il leader del mondiale ma inizia a far intravedere un possibile cambiamento di forma del campionato. Antonelli resta primo, ma non più intoccabile. Russell torna secondo con sei punti di vantaggio su Hamilton nella classifica piloti e si presenta alla vigilia di Silverstone con una vittoria che vale più dei 25 punti. Hamilton perde di conseguenza terreno, ma resta l’ultimo non Mercedes a oltre 100 punti all’attivo: 171, 131 e 125 il podio virtuale, mentre per trovare il quarto fra i piloti, Piastri, bisogna scendere a 80, seguito da Norris e Leclerc a 79. Leclerc viene perciò scavalcato dai due colleghi papaya nel peso politico della stagione e “sente” il fiato di Verstappen a sei punti, ancora mezzo lontano nei numeri, ma vicino nel valore.
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