
Il Chief business officer della Fifa Romy Gai traccia il bilancio della World Cup 2026, che ha prodotto 11,5 miliardi di ricavi, e spiega come ha cambiato il mercato nordamericano e il modello di business dei grandi eventi
Un giorno è saltata una delle linee di fibra ottica collegata ai due Command Centre che abbiamo a Miami per gestire la parte sportiva, ovvero i collegamenti in rete degli stadi, e tutta l’impalcatura tecnologica del mondiale. Abbiamo scoperto poi che dei coccodrilli avevano scavato e addentato i cavi. Per nostra fortuna, avevamo predisposto tre linee di backup per eventuali emergenze. Questo episodio dà l’idea di cosa ha significato guidare la macchina di questo mondiale, il primo a 48 squadre, con 5mila uomini e donne della Fifa, 15mila volontari, 300mila addetti per i 16 stadi e 600 siti, tra aeroporti, hotel, campi base delle squadre, centri di allenamento, eccetera».
Romy Gai, già manager alla Juventus tra il 1992 e il 2006, e Ceo della Uae Football League, dal 2022 è Chief Business Officer della Fifa. Insieme al presidente Gianni Infantino, questa “macchina” l’ha costruita e ha contribuito a farla funzionare, realizzando una manifestazione sportiva il cui successo economico è indiscutibile.
Ci sarà un prima e un dopo il mondiale 2026 nel calcio e nell’industria sportiva?
Sì, credo che questo mondiale rappresenterà una pietra miliare. Vede, nessuno si aspettava i numeri che ha generato. In 104 gare, quasi sette milioni di spettatori negli stadi, con una media di 65mila a partita e un tasso di occupazione degli impianti del 99,7 per cento. Non c’è stato un paese, a partire da Stati Uniti, Canada e Messico, i cui broadcaster non abbiano registrato record di audience. In Cina o nel mondo arabo sono stati modificati gli orari di ingresso a lavoro e nelle scuole per consentire a tutti di guardare le partite. Ma sottolineerei anche una svolta culturale: il mercato nordamericano, il più ricco, ha finalmente scoperto e capito il calcio.
In che senso?
Dal punto di vista estetico, gli americani e i canadesi hanno cominciato ad apprezzarne la differenza rispetto ai “loro” sport. Basket, football, baseball e hockey offrono momenti emozionati, picchi. Il calcio invece si articola in flussi di gioco e fasi “dormienti” che stimolano un tipo di attenzione diversa. E questo è stato compreso e assorbito. C’è stata perciò un’evoluzione del modello di intrattenimento. Inoltre, è stato riconosciuto il valore unificante del calcio che in una nazione divisa e in tempi così difficili permette a tutti di condividere una passione identitaria.
A proposito di modelli di intrattenimento e di influenza di questo mondiale sul calcio, molte discussioni sono derivate dall’hydration break. C’è chi l’ha bollata come una trovata commerciale della Fifa, chi ne ha stigmatizzato l’effetto snaturante di time out fittizio, con la creazione di fatto di match di 4 tempi.
Queste sono le conseguenze pratiche. Ma la scelta della Fifa di introdurre la pausa è stata presa dopo l’esperienza del mondiale per club dello scorso anno, funestato dal caldo. Alla Fifa sta a cuore solo la salute degli atleti. E chiaramente la pausa va applicata in tutti i match, per motivi di equità, anche quando le condizioni climatiche non sono così proibitive.
Questo è il primo mondiale in cui la Fifa amministra tutte le leve di ricavo e di costo dell’evento. Cosa ha comportato?
Abbiamo dialogato con le autorità statali per le questioni legate alla sicurezza e alle dogane, ma dopo la joint-venture con il comitato organizzatore in Qatar, da quest’edizione abbiamo il controllo esclusivo del conto economico del mondiale. Questo ci ha consentito di massimizzare le entrate e minimizzare le inefficienze. Questo quadriennio si chiuderà con 14 miliardi di dollari di fatturato e la Fifa ha così potuto aumentare le risorse con cui sostenere le 211 federazioni affiliate. E, credo, si sia visto anche in campo.
Come?
Il rendimento di nazionali al debutto o di quelle africane, che hanno offerto un bel gioco, sono anche il riflesso dei programmi di sviluppo sul territorio legati agli investimenti di FIFA Forward.
Investimenti messi in discussione per il consenso politico che alimenterebbero a favore di Infantino.
La Fifa persegue un obiettivo sociale e sportivo e infine anche economico. Vede, il mondiale non è solo un torneo, a mio avviso. Deve essere anche una festa, deve raccontare storie. E avere tante squadre, anche di piccole nazioni, che possono sognare di giocarlo e che poi ci arrivano senza sfigurare, penso ad esempio a Capo Verde, è una fonte di soddisfazione e un arricchimento dello spettacolo sportivo.
Uno spettacolo che è stato molto seguito dai giovani.
Infatti. Abbiamo cercato di venire incontro ai loro gusti e alle loro abitudini favorendo la “multi-visione”, mettendo in contatto i broadcaster con piattaforme come YouTube e TikTok, e supportandoli con il nostro team di 400 creator, che da bordo campo o dalla nostra sede di Londra, hanno prodotto contenuti unici per un pubblico giovanile di norma meno propenso a seguire un match nella sua interezza. Anche in questo caso, mi lasci dire, la nostra flessibilità operativa e l’essere costantemente al fianco dei nostri partner, siano sponsor o media, per coglierne i bisogni e farvi fronte, ha fatto la differenza per ottenere i target ci eravamo prefissati.
I record di entrate tra tv (oltre 5 miliardi di dollari), partnership commerciali (3 miliardi), ticketing e hospitality (oltre 3 miliardi), secondo i critici più severi sono solo l’effetto dell’allargamento a 48 squadre e dei prezzi altissimi.
Sui prezzi dei biglietti dico che sono quelli del mercato nordamericano, in cui la vendita “dinamica” e certi valori sono normali, così come il mercato secondario che abbiamo cercato di tenere sotto controllo per evitare truffe. Nel 2030 i prezzi potrebbero essere diversi, cambiando il mercato di riferimento, Spagna, Portogallo, Marocco e il Sudamerica. Quanto all’allargamento, non è di per sè automatico che porti più soldi. Pensi al mercato delle tv free to air che hanno comprato da una trentina a un massimo di 40 gare. I palinsesti non sono illimitati.
Quindi quanto è serio il progetto dell’allargamento a 64 squadre?
Fin dal primo giorno della sua presidenza nel 2016 Infantino ha messo al centro i giocatori, gli allenatori e i fan, i veri proprietari di questo gioco. Per questo ora la Fifa parlerà con tutti gli stakeholders per valutare. Se questo cambiamento sarà ritenuto per tutti proficuo allora procederemo. Altrimenti sfrutteremo l’esperienza acquisita qui per fare ancora meglio nella prossima edizione con 48 nazionali.