
Corsa contro il tempo per salvare la fabbrica di ceramiche Cermed di Guspini in Sardegna. E rilanciare le produzioni di mattonelle, salvaguardando l’occupazione di oltre cento lavoratori. L’azienda, nata nel Medio Campidano con i fondi per la conversione delle attività minerarie, si trova costretta a fronteggiare una crisi determinata dagli alti costi energetici e quelli dei trasporti. Nello specifico, lo stabilimento che impiega 120 dipendenti, deve fare i conti con la mancanza del gas metano, con gli alti costi dell’energia elettrica, oltre che con i rincari che interessano il trasporto gommato e quello delle navi, anche perché la produzione maggiore va oltremare.
La situazione ha spinto la dirigenza a fermare la produzione mettendo in sicurezza impianti e personale e ad attivare le procedure per il cosiddetto concordato in bianco oltre che la cassa integrazione per i lavoratori che sono impegnati all’interno. «L’attenzione è ora alle procedure in corso, in parte avviate ma da completare e per cui è necessario l’impegno di tutti, lavoratori ma anche istituzioni – dice Gigi Loi, segretario regionale della Uiltec – perché l’obiettivo è salvare un’azienda considerata strategica non solo per il territorio ma per l’intero panorama regionale». A determinare la crisi gli alti costi dell’energia e il fatto che nell’isola non sia ancora presente il metano. «Su questo punto – aggiunge Loi – è necessario che si velocizzi anche il percorso per la realizzazione del metanodotto. E in questo caso i comuni devono fare la loro parte». E poi le spese per il trasporto delle merci, giacché la maggior parte delle produzioni è destinata al mercato straniero. «In questo caso si sono fatti sentire gli effetti dell’Ets e del caro carburante – aggiunge – da qui la necessità di trovare una soluzione che possa passare anche con la continuità territoriale delle merci. Senza nuove misure tutto è molto più difficile». A complicare poi la situazione, con l’entrata in crisi dell’azienda anche «le limitazioni nell’operatività bancaria». «Questa situazione ha portato alla sospensione delle attività produttive – aggiunge ancora il sindacalista – e la messa in sicurezza degli impianti e l’avvio delle procedure finalizzate a mettere in sicurezza i lavoratori attraverso lo strumento della Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale». Una situazione che ha determinato anche l’avvio di una vera e propria mobilitazione in difesa del sito produttivo. Dalla Regione è partita anche una richiesta al Mimit per affrontare la vertenza mentre per questa mattina a Guspini è stata convocata un’assemblea pubblica con gli amministratori locali e quelli regionali per affrontare quella che viene definita l’emergenza. «È necessario che le procedure si completino molto velocemente – aggiunge Loi – perché il tempo a disposizione arriva sino al 31 agosto e per quella data speriamo di ricomporre il quadro». Dai sindacati anche un appello alle amministrazioni per quella che viene definita una «assunzione di responsabilità davanti a una vertenza di livello regionale»
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