Algoritmi, gare verdi e stop ai Paesi terzi: le regole Ue sugli appalti pubblici

La Commissione Ue presenterà a settembre la sua proposta di revisione delle norme comunitarie in materia di contratti pubblici

Sarà, per la prima volta, un regolamento e non una direttiva. Con applicazione diretta in tutti i paesi membri per le gare sopra la soglia comunitaria. E sarà presentata formalmente dalla Commissione europea all’inizio di settembre. Bruxelles si prepara a rivedere in modo radicale il sistema degli appalti pubblici, portando stavolta molte novità rispetto all’approccio adottato nelle precedenti occasioni: ci sarà più digitale, con un ruolo esplicito degli algoritmi nelle gare, maggiore attenzione ai criteri di efficienza energetica e l’obiettivo di aumentare la trasparenza. Limitando, allo stesso tempo, il ruolo dei Paesi terzi che non garantiscano reciprocità.

Le principali novità

Il primo cambiamento, come detto, risiede nello strumento, che sarà un regolamento e che unificherà le direttive presenti finora: concessioni, settori ordinari e settori speciali. Il sistema diventerà unico, con una forte semplificazione. In teoria (ma bisognerà verificare quale sarà l’interpretazione dei diversi paesi), il Codice appalti italiano, varato nel 2023 con il Dlgs 36, dovrebbe sopravvivere, perché sarà applicato a tutto il mondo dei contratti sotto la soglia comunitaria: 5,4 milioni di euro per i lavori e 140mila euro per servizi e forniture.

In questo universo, insomma, dovrebbe essere confermata la tendenza ad adottare con maggiore frequenza procedure senza gara. Sopra la soglia, invece, il sistema sarà semplificato e si passerà ordinariamente a una procedura aperta con negoziazione: in altre parole, tutti gli operatori potranno presentare offerte ma la Pa potrà chiedere ad alcuni di loro di negoziare alcune condizioni. Restano, rispetto a questo, dei punti da chiarire: ad esempio, come già denunciato dai sindacati, potrebbero saltare sopra la soglia tutele come quelle, inserite nel nostro Codice, che attualmente obbligano ad applicare i contratti delle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Sul fronte delle gare, viene introdotta una procedura dinamica semplificata, pensata per l’acquisto ricorrente di prodotti quando ci sia una base di potenziali partecipanti molto ampia. Per consentire l’efficienza amministrativa, ma garantire anche la correttezza delle procedure, le Pa potranno invitare alla fase finale della gara solo i soggetti selezionati attraverso un algoritmo. Le regole per la definizione dell’algoritmo saranno oggetto di un intervento attuativo dell’esecutivo comunitario. Quanto agli appalti verdi, viene introdotta una clausola che promuove in modo forte la diffusione dell’efficienza energetica: quando le Pa comprano beni, servizi o lavori «dovranno acquistare quando possibile solo quei prodotti, servizi e lavori con un’altra performance di efficienza energetica».

Altro punto di novità riguarda la possibilità di escludere soggetti provenienti da Paesi extra europei dalle gare. Quando sarà necessario proteggere i diritti essenziali dell’Unione, il regolamento prevede la possibilità di escludere soggetti provenienti da paesi extra Ue che non garantiscano reciprocità nei diritti all’Europa. Inoltre, le Pa potranno applicare alle gare requisiti di partecipazione che diano preferenza a soggetti europei. Si tratta del cosiddetto «buy european», che rappresenta una delle scelte più forti di questo regolamento.

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