Tumore al seno: anche l’alimentazione giusta è importante per la cura

Il 55% delle donne con carcinoma mammario è in sovrappeso od obesa. La Società Italiana di Nutrizione Umana in prima linea per favorire una maggiore diffusione delle linee guida su gestione del peso e promozione dell’attività fisica

Nella moderna oncologia la nutrizione non è più un semplice consiglio di buon senso, ma è diventata un pilastro clinico del percorso di cura, al pari della chirurgia, della radioterapia o della chemioterapia. Integrare il supporto nutrizionale nei protocolli terapeutici e nei follow up significa intervenire concretamente sulla capacità del paziente di tollerare i trattamenti, preservare la qualità della vita e, in ultima analisi, influenzare positivamente la sopravvivenza globale. Di questo tema, declinato in particolare per le donne con tumore al seno, si è occupata la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) durante il 46° Congresso Nazionale svoltosi a Bergamo per favorire una maggiore diffusione delle linee guida in materia.

Nelle donne con carcinoma mammario, che possono presentare una maggiore vulnerabilità a complicanze cardiometaboliche, contrariamente a quanto accade per altre neoplasie, emerge sempre più spesso una malnutrizione per eccesso, spesso accompagnata da obesità sarcopenica e alterazioni metaboliche.

“Le pazienti – spiega Alessio Filippone, vice-coordinatore del gruppo di lavoro SINU “Nutrizione in Oncologia” e membro del team di Terapie integrate in Senologia della Fondazione Policlinico Gemelli – vanno incontro a profonde alterazioni della composizione corporea a causa di trattamenti sistemici, terapie ormonali e della menopausa iatrogena, fattori che, uniti alla riduzione dell’attività fisica post-diagnosi, favoriscono un aumento del grasso viscerale a discapito della massa muscolare. Questo scenario, meno evidente ma altrettanto rilevante sul piano prognostico, richiede un cambio di paradigma, con strategie cliniche mirate al riequilibrio della composizione corporea e del profilo metabolico”.

Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso nel mondo. Dalle stime GLOBOCAN nel 2022 i nuovi casi erano 2,3 milioni, ovvero il 24% di tutti i nuovi casi di cancro nelle donne. In Italia, secondo le stime AIOM 2025, ogni anno vengono diagnosticate più di 50mila donne con tumore al seno, con una sopravvivenza a cinque anni dell’88% e una prevalenza di 925mila sopravvissute alla malattia.

Una diagnosi di cancro al seno può comportare disagio fisico e mentale e cambiamenti sostanziali della vita quotidiana, tra cui l’affaticamento e il dolore derivanti dalla malattia, dalla chirurgia e dalla terapia oncologica adiuvante. A tutto questo si aggiunge anche il problema dell’aumento ponderale.

Nella Breast Unit del Policlinico Gemelli, punto di riferimento per il Centro Sud Italia, dove vengono operate 1.500 nuove pazienti con tumore del seno ogni anno, da circa 12 anni è stato introdotto un percorso integrato che prevede la valutazione dello stato metabolico fin dalle prime fasi della cura. Il percorso nutrizionale si inserisce nel modello multidisciplinare del Centro di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, diretto dal professor Gianluca Franceschini, e si realizza all’interno della UOS di Terapie Integrate, diretta dal dottor Stefano Magno, nell’ambito di una presa in carico personalizzata e multidisciplinare della paziente.

“Il 55% delle donne con tumore al seno – aggiunge Filippone – è in sovrappeso od obesa e per questo, a causa di un’eccessiva massa grassa, ha un rischio di maggiore tossicità ematologica e neurologica ai trattamenti. Inoltre, il peso corporeo è un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi. Le evidenze epidemiologiche più aggiornate indicano che l’eccesso di adiposità è associato a un aumento del rischio di mortalità”, sottolinea Filippone.

Un aspetto rilevante emerso dalla letteratura è che non conta solo il peso corporeo totale, ma anche la distribuzione del grasso. “L’adiposità addominale è associata a una prognosi peggiore ed è correlata a specifiche alterazioni metaboliche che possono favorire la progressione tumorale”, aggiunge Filippone.

Per le principali linee guida nazionali e internazionali – tra cui quelle AIOM 2024, ESPEN 2021 e le recenti raccomandazioni WCRF/AICR 2025 riguardanti i pattern dietetici – lo screening nutrizionale precoce in caso di tumore al seno è fondamentale: identificare il rischio metabolico già al momento della diagnosi permette di intervenire prima che il declino funzionale diventi irreversibile. “È quanto prevede il percorso di presa in carico del Policlinico Gemelli, dove stiamo lavorando anche per esportare il modello in modo che possa diventare un diritto per tutte le pazienti”, segnala Filippone.

Per quanto riguarda le indicazioni cliniche, il supporto nutrizionale deve mirare al mantenimento di un adeguato apporto proteico, per sostenere il sistema immunitario e preservare il muscolo. “Contemporaneamente, è essenziale gestire l’assetto glicemico, pertanto, la dieta deve privilegiare carboidrati complessi e ridurre gli zuccheri semplici e le bevande alcoliche, quest’ultime direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva”, sottolinea Filippone.

Un ruolo chiave è svolto dalla Dieta Mediterranea, associata a una riduzione del 22% della mortalità per tutte le cause e a una significativa diminuzione delle recidive. Inoltre, i benefici cardiovascolari di questo modello alimentare risultano particolarmente rilevanti nelle donne con storia di tumore al seno, per le quali il rischio cardiovascolare diventa la principale causa di mortalità a distanza di anni dalla diagnosi.

Accanto alla nutrizione, l’attività fisica rappresenta un pilastro del percorso di cura oncologico. “Evidenze consolidate indicano che un esercizio regolare dopo la diagnosi può ridurre fino al 44% la mortalità totale e del 35% il rischio di recidiva. Anche interventi moderati contribuiscono al miglioramento della composizione corporea, alla riduzione del grasso viscerale e al recupero della massa muscolare. Oltre agli effetti biologici, l’attività fisica migliora in modo significativo la qualità della vita, riducendo fatigue, ansia e depressione”, specifica Filippone.

Secondo la survey SINU condotta nelle Breast Unit italiane, solo il 34% di esse dispone di percorsi nutrizionali strutturati e uniformi. Per colmare questo divario e rafforzare l’integrazione tra nutrizione, prevenzione e terapia oncologica, il gruppo di lavoro SINU “Nutrizione in Oncologia” sta lavorando a indicazioni nutrizionali per la paziente con tumore al seno, che considerino lo stile di vita, il mantenimento di un peso adeguato, insieme a un’alimentazione equilibrata e a un livello di attività fisica compatibile con le condizioni cliniche.

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