
La Uefa ha comunicato l’esito dei periodici controlli contabili sui club per Juventus, Fiorentina, Napoli e Bologna. Si tratta della prima applicazione del nuovo fair play finanziario
La Juventus subisce una multa di 6 milioni (più 14 condizionati) per aver superato le perdite massime triennali ammesse dalla Uefa e ha sottoscritto con quest’ultima un accordo transattivo. Sanzione economica anche per la Fiorentina che ha sforato il parametro del 70% nella stagione 2024/25 nel rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi. Sforamento riscontrato anche per Napoli e Bologna che però avendo accumulato utili e rispettato la regola del deficit massimo consentito, non hanno subito conseguenze.
E’ questo il dispositivo contenuto nel comunicato del 30 giugno della Uefa sull’esito dei periodici controlli contabili cui sono sottoposti i club che partecipano alle Coppe. In materia di fair play finanziario va detto che si tratta della prima applicazione completa delle nuove regole varate dopo la pandemia.
La Uefa non punta più solo a sanzionare i club che non rispettano i paletti, ma intende guidarli verso modelli di sostenibilità industriale, attraverso strumenti graduali, quali accordi transattivi, obiettivi intermedi e sanzioni condizionate. Non più un controllo statico, insomma, ma una valutazione dinamica, per tenere conto della capacità delle società di generare ricavi, anche in presenza di deviazioni temporanee dai parametri.
Dunque, la Juventus ha sottoscritto con Nyon un settlement agreement per aver violato la cosiddetta football earnings rule, uno dei due pilastri del nuovo fair play finanziario europeo, che impone un tetto massimo di perdite aggregate pari a 60 milioni nel triennio di monitoraggio, al netto di alcuni costi virtuosi (investimenti nei vivai, nelle infrastrutture e nel settore femminile). Nell’arco temporale 2023‑2025, il club bianconero ha registrato un rosso complessivo di 381 milioni (199 milioni solo nella stagione 2023-24 con l’esclusione dalle coppe).
I deficit accumulati dal club torinese hanno reso inevitabile l’intervento del Club Financial Control Body (CFCB) che ha imposto un percorso triennale di rientro fino alla stagione 2028/29.
La sanzione economica irrogata alla Juve si articola in modo coerente con la nuova filosofia Uefa: 6 milioni di euro immediati, a cui si aggiungono 14 milioni il cui pagamento è condizionato al rispetto degli obiettivi intermedi fissati nell’accordo transattivo e in ogni caso alla piena aderenza alla “football earnings rule” nel triennio 2025-2028. La penalità massima di 20 milioni potrà essere in gran parte sterilizzata perciò se il club dimostrerà di rientrare nei parametri.
La Juventus sarà soggetta, inoltre, a limitazioni nella composizione della lista per l’Europa League (il cui costo tra stipendi, ammortamenti e altri oneri non potrà superare quello della lista depositata lo scorso febbraio) e, in caso di inadempienze, a restrizioni crescenti fino all’esclusione dalle competizioni europee.
La Juventus, ad ogni modo, ha già intrapreso in questi anni un percorso di riduzione degli squilibri economici tanto da aver rispettato la “squad cost ratio” (ovvero il rapporto tra costo della rosa e fatturato) sia nell’anno solare 2024 che in quello al 31 dicembre 2025.
La Fiorentina è stata sanzionata, al contrario, proprio per aver violato la cosiddetta squad cost rule, ovvero il limite del 70% nel rapporto tra costo della rosa (ingaggi, ammortamenti dei cartellini e costi degli intermediari) e ricavi (diritti tv, sponsor, botteghino e la media triennale delle plusvalenze). Al club viola è stata inflitta una multa da 6 milioni di euro.
La Uefa ha anche valutato la posizione di Napoli e Bologna. Entrambe le società risultano aver superato il limite del 70% relativo al costo squadra nell’anno solare 2025, ma non hanno subito sanzioni.
I due club, che hanno giocato le competizioni Uefa nella scorsa stagione, in relazione al triennio preso in esame, hanno infatti compensato questo sforamento con il surplus di ricavi generati negli esercizi precedenti e quindi con il rispetto del primo pilastro del fair play finanziario, mantenendo quindi una traiettoria complessiva coerente con i principi di sostenibilità economica.
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