Vigilanza Rai, dimissioni in massa per i consiglieri di opposizione

Lasciano gli altri membri di Pd, 5Stelle, Avs e Iv, oltre alla presidente Floridia

Le opposizioni scelgono il gesto più rumoroso, quello che trasforma uno stallo in una crisi istituzionale aperta. Tutti i componenti di minoranza della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai hanno rassegnato le dimissioni. Una uscita in blocco, senza precedenti per dimensione politica, che coinvolge i parlamentari di Pd, M5S, Avs e Italia Viva e che colpisce al cuore l’organo chiamato a controllare il servizio pubblico.

È l’ennesimo appello, ma questa volta con la forma più clamorosa, per uscire dalla paralisi in cui la Vigilanza è precipitata da oltre un anno. Il nodo più immediato è la ratifica di Simona Agnes alla presidenza della Rai. Il centrodestra la sostiene, le opposizioni la contestano. E quindi ogni volta che all’ordine del giorno compariva l’elezione del presidente, i componenti della maggioranza disertavano, facendo saltare i lavori.

La presidente Barbara Floridia, M5S, ha annunciato il passo indietro con parole durissime: «Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera le mie dimissioni da presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai». E ancora: «È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari».

Con Floridia lasciano anche la vicepresidente Maria Elena Boschi e gli altri componenti di minoranza della bicamerale. Il messaggio è diretto ai presidenti delle Camere, ma soprattutto alla maggioranza: o si cambia schema, o la Vigilanza resta un simulacro. Una commissione formalmente esistente, ma incapace di esercitare davvero le sue funzioni.

Il paradosso è che la Rai continua a muoversi senza un presidente pienamente insediato. A fare da presidente è Antonio Marano, consigliere anziano ed espressione della Lega. Una soluzione di fatto, non politica. E proprio su questo, il 14 aprile, era arrivato il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l’assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti».

Da allora nulla si è sbloccato. Né le fumate nere né le moral suasion hanno prodotto un accordo. Ora le opposizioni alzano il prezzo della crisi: non più solo denunce, comunicati, convocazioni andate a vuoto. Ma l’abbandono del campo.

«Come componenti delle forze di opposizione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, abbiamo rassegnato tutti, con effetto immediato, le nostre dimissioni. È un atto politico necessario, conseguenza della paralisi che da mesi impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di garanzia, a causa delle divisioni interne alla maggioranza e di una gestione che ne ha di fatto svuotato le funzioni. Una scelta maturata dopo i ripetuti appelli, rimasti inascoltati, ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al pieno funzionamento degli organi di garanzia del Parlamento» si legge in una nota congiunta firmata dagli ormai ex capigruppo delle opposizioni in Vigilanza Rai, Stefano Graziano(Pd), Dario Carotenuto (M5s), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (Avs) e Maria Elena Boschi (Iv).

«Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act. Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza. Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico».

Una scelta radicale quindi. Che se non dovesse risolvere risolve lo stallo, comunque già ora lo mette sotto una luce più cruda. Perché il servizio pubblico, mentre la politica si misura sui rapporti di forza, resta sospeso. E la Vigilanza, nata per vigilare, finisce per essere il luogo più visibile della paralisi.

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