Castelbuono, la corsa che fa correre anche il territorio

Sulle Madonie il Giro podistico arriva alla centesima edizione. Non solo sport: la “Cursa” di Sant’Anna è diventata una leva di reputazione per un centro delle aree interne, capace di tenere insieme turismo di qualità, identità locale e imprese

A Castelbuono il Giro comincia prima dello sparo. Comincia nei tavolini di piazza Margherita, nelle vetrine che restano accese, nei balconi da cui si guarda la strada trasformarsi in circuito. Comincia nelle fotografie tirate fuori dagli archivi familiari, nei racconti di chi ricorda un campione, una volata, una sera d’estate in cui il paese sembrava più grande di se stesso.

Il 26 luglio, alla centesima edizione del Giro podistico internazionale, non correranno soltanto gli atleti. Correrà un pezzo di Castelbuono, borgo delle Madonie che da oltre un secolo usa la sua gara più celebre per raccontarsi fuori dai confini dell’area interna in cui vive.

C’è chi ha definito questa edizione una «parata di stelle». E non è solo una formula: «Yeman Crippa, vincitore del Giro nel 2025 e numero uno del mezzofondo prolungato italiano; Tamirat Tola, campione olimpico e mondiale della maratona; Selemon Barega, oro olimpico nei 10 mila metri a Tokyo; Victor Kiplangat, campione mondiale di maratona nel 2023; Amos Kipruto e Amos Kipkurui Langat tra i keniani; e, tra gli azzurri, Eyob Faniel, Yassine Rachik e Ahmed Ouhda». È una start list che dà alla gara un respiro internazionale e conferma il potere di attrazione di un evento nato in un piccolo centro delle aree interne.

Castelbuono ha costruito una proposta fondata sulla qualità: il castello dei Ventimiglia, i musei, il paesaggio delle Madonie, la gastronomia, la pasticceria, le produzioni locali, l’ospitalità lenta. Dentro questo modello il Giro gioca, è il caso di dire, un ruolo importante.

Non ci sono dati strutturati sull’indotto della corsa. Sarebbe quindi un errore attribuirle ricadute economiche non misurate. Ma il suo valore si legge nella capacità di concentrare attenzione, pubblico, comunicazione e relazioni attorno a Castelbuono. Una manifestazione così non risolve i problemi delle aree interne, dallo spopolamento ai collegamenti, ma può diventare un’infrastruttura immateriale: porta il nome del paese fuori dal paese, richiama appassionati e giornalisti, crea occasioni di incontro, tiene insieme memoria e futuro.

Lo racconta bene il volume pubblicato per la ricorrenza, “Il Giro Podistico Internazionale di Castelbuono 1912/2026. 100 edizioni tra sport, storia, fede, cultura”, curato da Martino Spallino, Tommaso Raimondo e Antonio Castiglia per Edizioni Le Madonie. Non è soltanto un albo d’oro. È la storia di una comunità che ha custodito una corsa attraversando guerre, crisi finanziarie, cambi di organizzazione, trasformazioni sociali e stagioni di rinascita.

La prima edizione risale al 1912. A organizzarla fu lo Sport Club Nebrodese, sotto gli auspici e a spese del Comitato per l’organizzazione della festa patronale di Sant’Anna. Fin dall’inizio, dunque, la corsa nasce dentro la vita sociale ed economica del paese: sport, festa religiosa, commercio, partecipazione popolare. Non era ancora marketing territoriale, ma ne aveva già alcuni tratti: attirare persone, creare attenzione, dare al paese un appuntamento capace di distinguersi.

La storia più significativa arriva negli anni Venti. Quando il Giro rischiò di fermarsi, a prenderne le redini fu Il Bancarello, il giornale locale diretto da Giovanni Lupo. Non una testata che si limitava a raccontare l’evento, ma un soggetto che contribuiva a organizzarlo. Lupo, già tra i fondatori dello Sport Club Nebrodese, nei momenti di difficoltà economica arrivò persino a pagare personalmente i concorrenti.

Da Il Bancarello a L’Eco delle Madonie, fino a Le Madonie, la stampa locale ha accompagnato il Giro per decenni, conservandone cronache, risultati, immagini e memoria. Prima delle campagne social e degli uffici stampa, Castelbuono aveva già costruito attorno alla corsa un racconto stabile.

È qui che entra il ruolo dell’impresa. Non come semplice sponsor, non come logo esposto lungo il percorso, ma come parte di una relazione più profonda con il territorio. Il caso Fiasconaro è emblematico. La famiglia che ha portato il nome di Castelbuono nei mercati internazionali della pasticceria è legata alla corsa da generazioni. Nel libro del centenario il rapporto riemerge anche attraverso le immagini: l’Extrabar Fiasconaro, in piazza Margherita, «ove lo sport è di casa»; Gelindo Bordin festeggiato nel 1988 da don Mario Fiasconaro; il bar di famiglia come luogo di passaggio di atleti, organizzatori, giornalisti, cittadini.

«Mio padre Mario viveva il Giro come una cosa di famiglia e di paese», dice Fausto Fiasconaro. «L’Extrabar, in piazza Margherita, nei giorni della corsa diventava un punto d’incontro: passavano atleti, organizzatori, giornalisti, amici. Sostenere il Giro significa restituire qualcosa a Castelbuono e continuare un legame che viene da lontano».

La centesima edizione diventa allora un banco di prova. Non basta dire che il Giro è antico, prestigioso, amato. Resta intanto un dato non numerico ma evidente: per cento edizioni Castelbuono ha considerato il Giro non una spesa da sostenere, ma un patrimonio da difendere. Scrive il sindaco Mario Cicero nel volume del centenario: «Il Giro Podistico è patrimonio di Castelbuono: racconta la storia dei suoi cittadini, dei suoi imprenditori, dei suoi lavoratori, di chi ogni giorno opera con caparbietà per dare prestigio alla nostra cultura e alla nostra identità». A lasciare un segno concreto delle cento edizioni del Giro di Castelbuono sarà la nuova “Walk of Fame” realizzata sulla linea di partenza, con i nomi di tutti i vincitori incisi nella pietra e due stele illuminate a custodirne la memoria.

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