
L’AI entra nella cabina di regia delle imprese
Il “CEO Study 2026” firmato da IBM, che ha raccolto le impressioni di oltre 2.000 amministratori delegati di 33 Paesi e 21 settori economici, mostra invece come l’intelligenza artificiale stia impattando in modo diretto il ruolo del vertice aziendale, evidenziando una crescente fiducia nei confronti degli strumenti AI applicati ai processi decisionali. A livello globale, infatti, il 64% dei Ceo dichiara di sentirsi a proprio agio nel prendere scelte strategiche sulla base di input generati da chatbot e assistenti, mentre la stessa percentuale in Italia si ferma al 57,5%. Ancora più significativo, però, è la stima al 2030, quando le figure apicali di un’organizzazione potrebbero affidare in toto agli agenti intelligenti (e quindi senza alcun intervento umano) quasi la metà delle decisioni operative caratterizzate da criteri e regole codificabili.
Il cambiamento in atto è dunque sostanziale e non riguarda soltanto il processo decisionale, ma interviene anche sull’architettura della leadership e lo dimostrerebbe il fatto che il 76% delle organizzazioni intervistate dispone già oggi di un Chief AI Officer, contro il 26% registrato appena un anno prima. Gary Cohn, vicepresidente di IBM, ha sintetizzato efficacemente la portata del fenomeno spiegando come «il ruolo dell’amministratore delegato è sempre stato quello di guidare l’azienda attraverso i periodi di cambiamento radicale e ciò che l’intelligenza artificiale sta modificando sono la velocità e l’impatto sulle decisioni della leadership». Le aziende che avranno successo, ha aggiunto il manager di IBM, adotteranno un approccio “AI-first”, considerando gli strumenti AI non come una semplice tecnologia, ma come un nuovo modello operativo. «I cicli decisionali – ha concluso infine Cohn – si accorceranno e i confini tra le diverse funzioni si dissolveranno: il vantaggio andrà a chi sarà in grado di apprendere, adattarsi e agire più rapidamente rispetto alla concorrenza».
La leadership del futuro tra governance e competenze
L’intelligenza artificiale sta dunque ridefinendo l’intera catena delle responsabilità manageriali e arriva all’85% la percentuale di Ceo d’accordo nel pensare che tutti i responsabili di funzione debbano diventare esperti di tecnologia nel proprio ambito. Un segnale abbastanza chiaro, secondo IBM, che certifica come la gestione dell’AI non possa più essere confinata a sole figure specialistiche. Parallelamente, cresce l’importanza delle risorse umane, con il 59% degli amministratori delegati che prevede un rafforzamento del ruolo del Chief Human Resources Officer e il 77% che osserva una progressiva convergenza tra competenze HR e tecnologiche. Non deve quindi sorprendere, leggendo questi dati, che le organizzazioni che hanno riprogettato in modo coordinato tecnologia, finanza, risorse umane, operation e collaborazione interfunzionale abbiano una probabilità superiore (fino a quattro volte, secondo lo studio) di raggiungere i propri obiettivi di business.
Rimane aperta però una questione, ed è quella della governance. Se il 79% dei dirigenti dichiara di stare decentralizzando i processi decisionali, l’83% considera al tempo stesso fondamentale garantire la cosiddetta sovranità dell’AI, ossia la capacità di mantenere controllo, trasparenza e supervisione sugli algoritmi e i modelli generativi che alimentano le decisioni aziendali. L’indicazione che arriva dagli esperti di IBM Consulting è in tal senso chiara e conferma come la possibilità di ottenere risultati concreti dalla trasformazione guidata dall’intelligenza artificiale sia appannaggio soprattutto di quei CEO che non si limitano a implementare più rapidamente la tecnologia ma stanno riprogettando le loro organizzazioni per riunire le persone migliori con la tecnologia migliore. L’AI, in altre parole, non sostituisce assolutamente la leadership, ma ne cambia profondamente la natura, perché alle figure apicali dell’azienda viene richiesto di decidere più rapidamente, di governare strutture più fluide e di orchestrare una collaborazione sempre più stretta tra persone e macchine. E se è ormai poco discutibile che la tecnologia stia entrando nella stanza dei bottoni, è bene anche ribadire che la responsabilità finale resta, almeno per ora, saldamente nelle mani del management.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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