
Secondo le disposizioni del Masaf non si potranno più chiamare olio extravergine di oliva le miscele con l’olio vergine, ma per i produttori il provvedimento va contro le direttive Ue. Soddisfatta Coldiretti: ora rafforzare i controlli
Via libera dal ministero dell’Agricoltura alla circolare che impedisce di etichettare come extravergine l’olio prodotto da una miscela di olio d’oliva extravergine e olio vergine. Un provvedimento che risponde alle richieste avanzate nelle scorse settimane da Coldiretti e Unaprol.
La circolare interviene a chiarire un quadro giuridico complesso. D’altro canto è lo stesso provvedimento del Masaf a premettere: «L’attuale quadro normativo di riferimento – si legge nella circolare – non reca un espresso divieto della pratica di miscelazione in esame, tuttavia, è evidente che la successiva classificazione e commercializzazione del prodotto della miscelazione con la denominazione di “olio extra vergine di oliva”, e dunque come olio di categoria superiore, risulti fuorviante per il consumatore e sia in contrasto con i principi di lealtà delle pratiche informative».
Per questi motivi il Masaf chiarisce che «il prodotto ottenuto dalla miscelazione di olio extravergine e olio vergine debba essere classificato ed etichettato, come prodotto appartenente alla categoria inferiore» .
«L’olio è alla base della nostra dieta – ha commentato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – ed è usato quotidianamente da tutte le famiglie italiane. Per questo c’è bisogno di regole certe per chi produce e imbottiglia e di informazioni chiare per chi acquista e consuma».
La circolare inoltre dispone che «l’olio ottenuto dalla miscelazione effettuata anteriormente alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della circolare e dichiarato “olio extra vergine” e già confezionato, potrà essere venduto fino all’esaurimento delle scorte», mentre se sfuso dovrà essere riclassificato come “olio di oliva vergine”.
La misura è stata accolta con soddisfazione da Coldiretti e Unaprol. «Un passo importantissimo – si legge in una nota – cui ora dovrà seguire il rafforzamento del sistema dei controlli attraverso nuove metodologie analitiche, il potenziamento della rete dei laboratori e l’allineamento delle banche dati dogane, Icqrf, Agea per un potenziamento del Sian. Risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica possono consentire di accertare con precisione l’origine dell’olio e devono poter essere utilizzate anche come prove in sede giudiziaria, per fermare chi penalizza i produttori italiani pagandoli al di sotto dei costi di produzione».
«Introdurre il divieto di miscelare vergine ed extravergine – commenta la presidente del Gruppo Oliva di Assitol (l’associazione delle industrie olearie italiane), Dora Desantis – è un tema di cui si può discutere, ipotizzando una norma come quella della circolare del ministero. Ciò che lascia perplessi, però, è il metodo, perché su una questione di questa portata nessuno è stato coinvolto. Inoltre, la normativa Ue consente da tempo la miscelazione tra olio vergine ed extravergine e sia il ministero dell’Agricoltura sia le istituzioni europee hanno riconosciuto questa possibilità nei rispettivi documenti. La stessa circolare appena pubblicata ricorda che tale divieto non è previsto dall’attuale quadro normativo. Se si ritiene necessario rivedere le regole, allora occorre intervenire a livello europeo, avviando il confronto nelle sedi competenti, a partire dal Gruppo di dialogo civile della Direzione generale Agricoltura della Commissione Ue, per poi modificare il regolamento».
«Diversamente – conclude la presidente Desantis – si rischia di creare un disallineamento tra le regole applicate in Italia e quelle in vigore nel resto d’Europa. In un mercato globale, dove gli operatori degli altri Paesi possono continuare a realizzare queste miscele, introdurre un vincolo esclusivamente nazionale si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo per le imprese italiane, senza incidere realmente sulle dinamiche del mercato».
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