Phillips deve il 46% dei suoi ricavi agli orologi, Arcurial riscopre l’antico

Le due case internazionali fanno numeri più piccoli di Sotheby’s e Christie’s, ma evidenziano dinamismo in specifici settori

Phillips chiude il primo semestre 2026 – anno del suo 230° anniversario – con vendite pari a 507 milioni di dollari. Il dato è una frazione delle vendite delle sorelle maggiori Sotheby’s e Christie’s, ma evidenzia un aumento del 60% rispetto al primo semestre 2025, con un tasso globale di vendita dei lotti del 90%, che sale al 94% se si considerano solo le serali. La quota dei nuovi acquirenti è pari al 40%; di cui quasi un terzo millennial o gen Z (un terzo sono pure i nuovi acquirenti nelle vendite private). Sempre più numerosi poi gli acquirenti da Hong Kong, Cina continentale, Taiwan, Giappone, Singapore, Vietnam, Filippine. È disaggregando i ricavi però, che emerge il dato lampante: 235 milioni di dollari, ovvero il 46% degli incassi, si devono al solo dipartimento orologi, Phillips in Association with Bacs & Russo.

Era maggio e a Ginevra Phillips Watches raggiungeva un nuovo massimo mondiale e storico per un’asta singola di segnatempo: la «Geneva Watch Auction: XXIII» incassava l’equivalente di oltre 96 milioni di dollari, quota mai raggiunta da nessuna maison, con più di 15 lotti che superavano il milione. I record si sono poi succeduti a livello geografico, con la Grande Mela che con la «The New York Watch Auction: XIV» ha realizzato l’asta orologiera di maggior valore di sempre nelle Americhe, e poco prima, con Hong Kong. Nel suo avamposto asiatico la divisione ha venduto infatti l’orologio più caro mai aggiudicato all’asta in Asia: un Patek Philippe 2499 in oro rosa del 1951, «The Pink First Series» (10.255.212 dollari Usa al cambio del 31 maggio 2026). Una curiosità: l’orologio ha conquistato il titolo di secondo Patek Philippe più costoso di sempre, per meno di dieci dollari; precede infatti il Patek Philippe Ref. 2523 «South America World Timer» venduto sempre da Phillips a Ginevra, tre settimane prima, per 10.247.000 dollari.

Con i 645.000 dollari pagati per «Bandolier, Corn, Sickle» (1927) di Tina Modotti, Phillips ha piazzato la fotografia più costosa del semestre, confermando la sua posizione di leadership nel marcato mondiale della fotografia d’autore (anche se i top lot storici appartengono alle due major: la fotografia più costosa di sempre, per esempio, è uno scatto di Man Ray venduto da Christie’s nel 2022). Nel settore multipli ed edizioni, due sono state le aste guanti bianchi. Nel settore dei gioielli, hanno performato bene le collezioni private provenienti da un unico proprietario – tratto comune a tutte le categorie, e a tutte le case d’asta – con un tasso di vendita del 98% e l’81% dei lotti aggiudicato al di sopra delle stime massime. A Hong Kong e New York i gioielli firmati sono andati tutti esauriti, con il 74% aggiudicato al di sopra delle valutazioni massime.

Sempre da Phillips, le opere d’arte hanno continuato a incontrare il favore dei collezionisti soprattutto nella fascia alta. Come rivela il ceo Martin Wilson: “dal 2019, abbiamo venduto il 100% delle opere con una stima superiore a 15 milioni di dollari”. Il nuovo sistema di «Priority Bidding» ha poi “favorito le vendite creando slancio e partecipazione ancora prima che venisse presentato il primo lotto, con le offerte ante asta più che triplicate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. La Evening Sale di arte moderna e contemporanea di New York a maggio è stata un’asta white gloves, al raddoppio sul risultato ottenuto nel 2025. A guidare la vendita è stata l’opera «Sixteen Jackies» di Andy Warhol. In generale, le opere moderne hanno raggiunto un tasso di vendita del 93%, mentre le impressioniste e statunitensi hanno entrambe registrato il 100 per cento.

La casa d’asta francese fondata nel 2002 (presente a Milano, in corso Venezia, dal 2012), non ha ancora ufficialmente diramato i suoi risultati, ma Il Sole 24 Ore ne ha avuto un’anteprima. Le vendite del primo semestre 2026 per Artcurial sono rimaste sostanzialmente stabili: 105 milioni di euro, a fronte dei 104 milioni dello scorso anno. Stabilità riportano anche i segmenti dell’arte moderna e contemporanea, mentre, come rivela la direttrice Italia della casa d’aste, Emilie Volka: “l’arte antica sta prendendo sempre più piede sia per quanto riguarda i dipinti che l’arredo. Le vendite dell’antico sono aumentate nell’ordine del 10-15% rispetto ai primi sei mesi del 2025, grazie soprattutto alla qualità delle collezioni private presentate”. Nel solco di questo trend, il 22 settembre a Parigi la casa d’aste dedicherà una vendita a una collezione della famiglia Rothschild, «Le goût Rothschild en héritage. Un pied-à-terre sur le Champ-de-Mars»: mobilia, dipinti antichi, porcellane, oggetti decorativi, libri preziosi, che dovrebbero sostenere le vendite tanto di antiquariato che di arte antica. Per ora, il top dell’anno resta una delle supercar vintage per eccellenza, una Mercedes-Benz 300 SL “Seagull” del 1956. Qualcuno a gennaio ha pagato questo capolavoro dell’ingegno automobilistico 4.407.800 euro.

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